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21/05/2013

“Latitudine & Longitudine”, Giuseppe Dal Bianco in concerto ad AB23

Giovedì 23 maggio alle 18.30 un evento speciale pensato per “salutare” la rassegna “Sistemi di contemporaneo”

11 mostre ad AB23, 16 a Casa del Palladio, in poco più di quattro anni: sono questi i numeri davvero speciali del progetto “Sistemi di contemporaneo” realizzato dall’assessorato alla cultura del Comune di Vicenza che ha portato in città non solo artisti internazionali e design di fama, ma ha anche aiutato giovani professionisti talentuosi del vicentino a emergere e affermarsi con personali di qualità, all’insegna della scientificità e del rigore, oltre che della magia dell’arte.

Per festeggiare il lungo e proficuo percorso intrapreso, giovedì 23 maggio alle 18.30, AB23 – contenitore per il contemporaneo (contrà S. Ambrogio 23) ospiterà un evento speciale “Latitudine & Longitudine” che prevede un suggestivo concerto di Giuseppe Dal Bianco dal titolo "Perpetuo vagare".

Un viaggio seducente ed ipnotico in cui la musica, gli strumenti e i suoni affascinanti del noto flautista e polistrumentista vicentino condurranno il pubblico, attraverso ritmi lenti e suoni dilatati nel tempo, verso atmosfere rarefatte, echi primitivi ricchi di memorie, tra oriente e occidente.

La musica meditativa ed evocativa di Dal Bianco, eseguita con strumenti a fiato etnici originali - tra cui Duduk (Armenia), Hulusi, Dizi, Bawu (Cina), Khene (Laos), Alghoza (Pakistan), Indian oboe (India), Tin whistle, Irish flute (Irlanda), Fujara (Slovacchia), Alboka (Spagna-Paesi Baschi), Kalimba (Africa), Didgeridoo (Australia) – da sempre indaga mondi indefiniti, con la capacità di trasformare aria, vento e respiro in molteplici e inconsuete sonorità timbriche.

Perpetuo vagare” è anche il titolo del secondo CD di Giuseppe Dal Bianco: otto composizioni di forte impatto evocativo e di profonda ricerca di spiritualità attraverso la musica. Un collage di suoni provenienti da ogni parte del mondo, dove ai consueti strumenti usati nei concerti, si aggiungono nuovi strumenti, originari dell’Estremo Oriente come il Khene, il Bawu e l’Hulusi, l’Alghoza (un doppio flauto Pakistano) e il duduk, il meraviglioso oboe armeno.

Latitudine & Longitudine” proseguirà con un vero e proprio evento-sorpresa, per festeggiare la rassegna “Sistemi di contemporaneo” e i numerosi artisti e sponsor che hanno sostenuto nel tempo questo significativo progetto culturale.

Sistemi di contemporaneo”, curata da Stefania Portinari, docente di Storia dell’arte contemporanea all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha cercato di svilupparsi nella coerenza e nella ricerca di una “linea” progettuale, offrendo agli spazi espositivi interessati una qualifica oltre che di tipo allestitivo anche curatoriale, per garantire un’alta qualità e innovatività delle proposte. Questo è stato apprezzato molto anche dagli sponsor, a partire dal gruppo Gemmo e da AIM, che con fiducia hanno sostenuto le iniziative espositive e d’arte, oltre che dai numerosi collaboratori istituzionali e privati che hanno partecipato o promosso in collaborazione eventi specifici, da gallerie cittadine quale A2 - Andrea arte contemporanea, Valmore studio d’arte o la Fondazione Vignato a importanti partner internazionali quali da Galleria Roepke di Colonia e New York, la Galleria Poggiali e Forconi di Firenze, oltre alla libreria Librarsi e a L’Officina arte contemporanea.

AB23 - contenitore per il contemporaneo, sito nella ex chiesa dei SS. Ambrogio e Bellino e riallestito secondo un progetto intelligente e modulare donato alla città dal prof. Mauro Zocchetta e dall’arch. Emilio Alberti, ha avuto infatti fin dalla prima mostra, “Welcome Home”, la mission di ospitare i migliori artisti del territorio, intervallandoli con ospiti importanti, sia stranieri che italiani, che portassero in città le novità più interessanti del panorama artistico contemporaneo. Una rassegna straordinaria per qualità e quantità, e per prestigio degli ospiti intervenuti: dal newyorkese Aleksander Duravcevic alla trentina Laurina Paperina, dai vicentini Marco Fantini, Simone Lucietti a Bruno Lucca e Daniele Monarca, dai Fratelli Calgaro a Maria Elisabetta Novello, dalla veronese Beatrice Pasquali all’argentina Carolina Antich, al siciliano Salvatore Scafiti, dalla statunitense Kelly Driscoll al romano Gianluca Murasecchi, fino alla recente Corinna Staffe, svizzero-francese di origini italiane, per citare solo alcuni dei protagonisti delle rassegne realizzate da quando AB23 ha cambiato il suo corso ed è stato destinato alla giovane arte contemporanea.
All’interno della rassegna, “Laboratorio AB23” ha ospitato gli appuntamenti organizzati in sinergia con il teatro Astra dedicati a Giuseppe Chico e Barbara Matijevic e a I-Chen Zuffellato e Andrea Fagarazzi, la presentazione del volume “Perché tanta assenza di te non è più possibile” del fotografo vicentino Giustino Chemello, e una “narrazione didattica” sullla matematica nascosta nell’arte condotta da Marita Dante, autrice del volume “Zapping. Arte e Matematica”.
Oltre al valore della ricerca degli artisti presenti, è risultata interessante anche la pratica di “contaminare” i cataloghi prodotti per le varie occasioni espositive con testi composti da noti scrittori, da Vitaliano Trevisan a Stefano Strazzabosco a Giulio Mozzi, o da pensatori come Edoardo Boncinelli, Stefano Moriggi, Gianluca Nicoletti, per non dimenticare storici dell’arte e critici noti come Guido Bartorelli, Daniele Capra, Martina Cavallarin. Lo stesso è accaduto per la serie di sedici pubblicazioni della collana “Display. Quaderni di design” legate a Casa Cogollo detta del Palladio, uno spazio destinato alle rassegne di design, cui hanno partecipato studiosi come Francesco Mezzalira e Manlio Onorato, noti esperti del gioiello come Alba Cappellieri, Cristina del Mare, Graziella Folchini Grassetto, il critico Alberto Zanchetta, che ha curato anche una parte di progetti d’arte contemporanea in esterni e sotto la Basilica Palladiana, letterati come Roberto Fioraso, o famosissimi intellettuali come Arturo Shwarz, decano gallerista milanese sostenitore dell’arte surrealista.

Casa Cogollo detta del Palladio (corso Palladio, 165) ha ospitato, all’interno della rassegna “Sistemi di contemporaneo”, le mostre di gioielli e bijoux di Barbara Uderzo, Elvezia Allari, Angela Simone, Barbara Barbantini, Stefano Marchetti, le esposizioni di designer noti a livello internazionale quali il brasiliano Brunno Jahara, l’argentina Silvia Zotta e gli italiani JoeVelluto (JVLT), oltre a una mostra di libri d’arte e d’artista che ha annoverato, tra gli altri, maestri della poesia visiva come Lamberto Pignotti, Luciano Caruso, Emilio Isgrò, Eugenio Miccini e i più giovani Thomas Ruff, Mirko Baricchi, Andrea Buglisi, Luca Coser, Marco Fantini, Mark Kostabi, Lia Drei, Vanni Cuoghi, Enrico Minato, Gian Marco Montesano, Albano Morandi, Bruno Munari, Simone Pellegrini. A impreziosire la rassegna ci sono poi state le mostre sull’editoria d’autore con i libriccini del PulcinoElefante di Alberto Casiraghy, quella su fiber art e design con Luciana Costa Gianello, un’esposizione sui giocattoli d’epoca, dal titolo Pop Toys a cura dei fratelli Carloalberto e Piergiorgio Piccoli, e una mostra sulla ceramica di Nove con opere di Simone Lucietti, Paolo Polloniato, Sprout, Carlo Stringa. Al tema del food design sono state dedicate due esposizioni di grande successo, alle quali hanno partecipato creativi come
Arabeschi di Latte, Aldo Cibic, Cleto Munari con posaterie disegnate da Carlo Scarpa, Giulio Iacchetti, Pandora design, Rui Pereira & Ryosuke Fukusada
Matteo Ragni, Marco Zito, Massimo Lunardon, Antonio Riello, Barbara Marsiletti e Manuel Baldini, Veronica Organo, Studio Fludd, Nicola D’Angelo, Gimena Fernandez, Valerio Guadagno, Nomadesign-office, Ivdesign.it (Francesca Braga Rosa + Ivano Vianello), Ludovico Sartor.
Al concorso “Vicenza città bellissima: souvenir & memorabilia”, hanno partecipato noti designer quali: no.parking, Marco Chiurato, Edhison & Rossi, studiomama, Annalisa Tessarolo, Cosimo Vinci, Milena Zanotelli, Toyomi Nara.
A concludere la programmazione della sede espositiva comunale la recente “Bestiario”, aperta fino al 30 giugno 2013.

Cenni biografici
Giuseppe Dal Bianco, flautista, ha compiuto gli studi musicali presso il Conservatorio di Vicenza diplomandosi in flauto traverso.
Ha svolto attività concertistica in Italia e all’estero come solista collaborando con numerosi musicisti.
E’ docente di flauto traverso presso la Scuola Media ad indirizzo Musicale di Malo.
Per alcune compagnie teatrali esegue dal vivo le musiche di scena in numerosi spettacoli.
Da diversi anni si dedica allo studio degli strumenti a fiato etnici, frequentando anche numerosi corsi di studio presso la Fondazione Giorgio Cini di Venezia: Master Class di flauto arabo Ney con il M° Kudsi Erguner e di Duduk armeno con il M° Gevorg Dabaghyan. Recentemente ha studiato l’Alghoza, il doppio flauto tradizionale Pakistan con Akbar Khamiso Khan e Steev Kindwald.
Nel 2005 incide un CD dal titolo “Senza ritorno” che lo vede protagonista assoluto, nel quale, con i suoi numerosi strumenti esegue nove brani strumentali da lui composti e arrangiati.
Nel 2010 incide il secondo CD dal titolo “Perpetuo vagare” con la collaborazione del percussionista Luca Nardon.

 

 

 

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