Raduno social, il Comune di Vicenza denuncia il TikToker

Sindaco Possamai: «Nessun danno ai beni del Comune, ma un danno all’immagine della città. Le regole valgono per tutti»
Data:

05/10/2026

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  • Comunicato stampa
© Comune di Vicenza - Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

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Il Comune di Vicenza ha dato mandato all’avvocatura comunale di procedere nei confronti di Hamza Messaf, conosciuto sui social come “Ilvucumpra”, in relazione al raduno convocato sabato pomeriggio attraverso i social network a Campo Marzo e agli episodi di violenza, inseguimenti e danneggiamenti che ne sono seguiti nell’area di viale Roma e del Park Verdi.
«Le regole valgono per tutti – sottolinea il sindaco Giacomo Possamai – e questo deve valere anche quando un evento nasce sui social, viene promosso da una persona con un grande seguito e richiama in poche ore centinaia di ragazzi. Non ci sono persone che, per la loro notorietà o per il numero dei loro follower, possono considerarsi al di sopra delle regole. Per questo il Comune ha scelto di agire. Lo facciamo nelle sedi e con gli strumenti che abbiamo a disposizione, nel pieno rispetto della legge, ma con la convinzione che sia necessario dare un esempio. Non possiamo limitarci a registrare quello che è accaduto e poi voltare pagina. Quando una situazione produce conseguenze sulla città e sulla sua immagine, le istituzioni devono assumersi la responsabilità di intervenire».
È importante, innanzitutto, fare chiarezza anche sul tema dei danni. Non sono stati danneggiati beni di proprietà del Comune di Vicenza. I danneggiamenti materiali hanno riguardato il Park Verdi, struttura gestita da MAGIS Smart. Il Comune ha già preso contatto con MAGIS affinché proceda il prima possibile con la denuncia e con la richiesta di risarcimento nei confronti dei responsabili.
«Su questo punto voglio essere molto chiaro – prosegue Possamai –: non ci sono stati danni al patrimonio comunale. Ma questo non significa che quanto accaduto sia meno grave. I danni materiali vanno risarciti e chi li ha provocati deve essere individuato e deve risponderne. Ma c’è un altro danno, che riguarda direttamente la città: il danno all’immagine di Vicenza. È un danno che il Comune ha il dovere di tutelare e per questo abbiamo deciso di procedere anche sotto questo profilo. L’appuntamento di sabato non era una normale manifestazione, né una festa di piazza organizzata secondo le modalità con cui tradizionalmente vengono programmati gli eventi cittadini. Era un raduno di massa convocato attraverso i social, capace di richiamare in poche ore centinaia di giovanissimi arrivati anche da altre parti del Veneto. Ed è proprio questo l’aspetto che deve interrogarci. La gravità di quello che è successo non si misura soltanto contando i beni danneggiati. Si misura nella dimensione e nella natura del fenomeno. Oggi una persona attraverso i social può convocare in poche ore centinaia, e in alcuni casi migliaia, di ragazzi in una città. È una capacità di mobilitazione che fino a pochi anni fa non esisteva in questa forma. In questi anni episodi legati a grandi raduni spontanei, mobilitazioni nate sui social e situazioni di questo tipo si sono verificati in tantissime città italiane. Per questo sarebbe un errore considerare quanto accaduto sabato come un episodio isolato o locale. È un fenomeno nuovo, che richiede una risposta nuova».
Il Comune, nei limiti delle proprie competenze, ha già attivato tutti i propri interlocutori istituzionali. Il sindaco ha avuto interlocuzioni con Prefettura e Questura, chiedendo che venga fatto tutto il possibile per individuare i responsabili degli episodi di violenza e danneggiamento e perché si intervenga con la massima fermezza.
«Chi rompe, chi aggredisce, chi danneggia - sottolinea il sindaco - deve essere individuato e deve rispondere di quello che ha fatto. Questo vale per chiunque. Vale per chi partecipa a un raduno e vale per chi lo organizza e lo promuove. Per questo la scelta del Comune di procedere non è soltanto una scelta legale. È una scelta di responsabilità. E, in un certo senso, è anche una scelta simbolica. Vogliamo dare un segnale chiaro: quando un fenomeno produce conseguenze sulla città, le istituzioni non possono limitarsi a commentarlo. Devono fare ciò che è nelle loro possibilità per tutelare la comunità e far rispettare le regole. Non pensiamo certo che una denuncia del Comune possa da sola risolvere un fenomeno così complesso. Ma riteniamo importante fare quello che è nelle nostre possibilità. Agire legalmente significa anche dare un esempio. Significa affermare che ogni azione ha delle conseguenze e che nessuno può pensare che la notorietà sui social costituisca una forma di immunità».
Allo stesso tempo, secondo il sindaco, quanto accaduto deve aprire una riflessione più ampia sulle capacità di intervento delle istituzioni.
«Lo Stato - dichiara Possamai - deve mettere Prefetture e Questure nelle condizioni di poter affrontare questi fenomeni con strumenti adeguati e con una reale capacità di intervento. Non possiamo pensare di affrontare fenomeni del 2026 con strumenti costruiti per una realtà completamente diversa. I social permettono oggi di organizzare in pochissimo tempo raduni che possono coinvolgere centinaia o migliaia di persone, anche minorenni, con una velocità che rende molto più difficile la prevenzione. Questo richiede capacità di monitoraggio, prevenzione, coordinamento e intervento adeguate alla nuova realtà. Su questo non devono esserci divisioni tra istituzioni. Il Comune farà la propria parte, ma l’ordine pubblico è una competenza dello Stato. E proprio per questo chiediamo che chi ha la responsabilità dell’ordine e della sicurezza pubblica disponga degli strumenti necessari per poter intervenire in modo tempestivo ed efficace davanti a fenomeni di questo tipo. Chiediamo semplicemente che ciascuno possa fare fino in fondo la propria parte, con gli strumenti e le competenze necessarie. Perché quello che è successo a Vicenza può succedere in qualunque altra città italiana e sarebbe un errore aspettare il prossimo episodio prima di affrontare il problema».
Il sindaco ribadisce infine che la vicenda di sabato non cambia in alcun modo l’atteggiamento della città nei confronti di chi arriva a Vicenza.
«Vicenza è una città aperta. Chi viene per divertirsi è il benvenuto. Chi viene per vivere la città è il benvenuto. Chi viene per studiare, lavorare, incontrarsi e stare insieme è il benvenuto. Ma chi viene per aggredire, danneggiare o mettere in pericolo altre persone deve sapere che troverà una risposta ferma. Sabato abbiamo visto un fenomeno che va oltre il singolo episodio. Abbiamo visto quanto rapidamente i social possano trasformare un appuntamento virtuale in un raduno reale e quanto rapidamente un raduno possa degenerare. Di fronte a questo non possiamo né minimizzare né limitarci a indignarci».
«Il Comune - conclude Possamai - ha scelto di fare la propria parte. Lo facciamo tutelando il nome della nostra città e agendo legalmente nei confronti di chi riteniamo responsabile del danno arrecato alla sua immagine. Lo facciamo senza sconti e senza paura. E chiediamo allo Stato di fare altrettanto, mettendo le proprie strutture nelle condizioni di intervenire con efficacia davanti a una realtà che è cambiata».

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Ultimo aggiornamento: 05/10/2026 17:15

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