Descrizione
Sono nove i casi accertati dall’inizio dell’anno dalla polizia locale di rimozione del microchip della carta d’identità elettronica. Altrettante le denunce scattate per il reato di contraffazione della carta di identità a carico delle persone trovate in possesso del documento di riconoscimento così manomesso. L’ultimo caso è stato accertato martedì 6 settembre quando un cittadino si è presentato all’ufficio anagrafe di piazza Biade per richiedere l’emissione di una nuova carta di identità dichiarando che quella in possesso era deteriorata. Una volta esibito il documento, il personale dell’anagrafe ha notato però la mancanza del microchip facendo scattare l’accertamento della polizia locale e la conseguente denuncia.
Come nei casi precedenti, anche in questo episodio a colpire gli agenti della polizia locale è stata la precisione del taglio con cui il microchip integrato era stato rimosso, difficilmente compatibile con un normale deterioramento del documento. Il metodo “chirurgico” di rimozione fa pensare quindi che i microchip asportati possano essere riutilizzati per attività illecite. Nel microchip sono memorizzati i dati biometrici che permettono l'autenticazione digitale e l'accesso ai servizi online, la sua assenza comporta quindi la perdita di funzioni essenziali del documento. Il microchip può essere inoltre riutilizzato per costruire altri documenti contraffatti rendendoli più credibili, con il rischio del furto d'identità e ulteriori conseguenze.