Descrizione
Questa mattina il Comune di Vicenza ha commemorato le vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale, al Cimitero Maggiore di Vicenza, in occasione del Giorno del Ricordo del 10 febbraio. Alla commemorazione hanno partecipato i rappresentanti della giunta e del consiglio comunale e provinciale, i sindaci dei Comuni della provincia, le associazioni combattentistiche e d'arma con i labari, i cittadini e gli alunni delle scuole.
La cerimonia, svolta in prossimità del monumento dedicato a tutte le vittime delle foibe realizzato dall’artista vicentino Nereo Quagliato, è iniziata con le parole del cappellano della polizia di Stato don Giampietro Paoli, che ha letto l'invocazione per le vittime delle foibe di monsignor Antonio Santin, Arcivescovo di Trieste, seguite dall’onore ai caduti e dai discorsi delle autorità, ovvero il prefetto Filippo Romano, la presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia Maria Cristina Sponza, il sindaco di Vicenza Giacomo Possamai e Giulia Stella, figlia di un’esule di Pola, che ha letto la poesia “L’Esodo” da Terra Nostra di Giuseppe Nider.
«Ci ritroviamo oggi qui, al Cimitero Maggiore di Vicenza - le parole del sindaco Giacomo Possamai -, in un luogo che per sua natura invita al silenzio, al rispetto e alla riflessione. Oggi ricordiamo uomini, donne e bambini vittime di una violenza brutale compiuta dai comunisti titini. Ricordiamo centinaia di migliaia di persone costrette ad abbandonare le proprie case, le proprie terre, la propria identità, affrontando l’esilio, spesso l’indifferenza, sempre una perdita irreparabile. Fare memoria oggi non significa riaprire ferite per alimentare divisioni. Significa, al contrario, ristabilire la verità, riconoscere il dolore, restituire dignità a chi l’ha perduta due volte: prima nella violenza, poi nel silenzio. Vicenza ha una responsabilità particolare in questa storia. Qui, il 3 febbraio 1947, mille esuli trovarono accoglienza dopo essere giunti con la nave Toscana. Trovarono un rifugio, una mano tesa, un primo approdo sicuro dopo la perdita di tutto. È una pagina di cui questa città può andare fiera: perché dimostra che anche nei momenti più bui è possibile scegliere l’umanità, la solidarietà, l’accoglienza. Ed è proprio da questa responsabilità storica che nasce l’impegno dell’amministrazione comunale anche oggi. Abbiamo voluto che il Giorno del Ricordo non fosse limitato a una sola cerimonia, ma diventasse un percorso di memoria condivisa, diffuso nel tempo e nei luoghi della città. In collaborazione con la Biblioteca civica Bertoliana e con l’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, abbiamo promosso un articolato calendario di iniziative che unisce commemorazione, approfondimento storico e testimonianza umana. Ma il Giorno del Ricordo non parla solo del passato. Parla anche del presente. Oggi, davanti ai nostri occhi, milioni di persone nel mondo sono costrette all’esilio. Uomini, donne e bambini che fuggono da guerre, persecuzioni, violenze, fame. Cambiano i luoghi, cambiano i confini, cambiano i nomi. Ma il dolore dell’esodo resta lo stesso: perdere la casa, la sicurezza, la propria lingua, la propria storia, spesso anche la speranza. La storia non si ripete mai in maniera identica. Ma si ripete. Si ripete ogni volta che l’odio prende il posto del dialogo, che il nazionalismo esasperato cancella le persone, che si nega la dignità dell’altro e si riduce l’essere umano a un nemico. Per questo dobbiamo far sì che la memoria non sia solo un rito, ma un impegno. Un impegno civile, educativo, morale. Un impegno che riguarda soprattutto le giovani generazioni, alle quali dobbiamo trasmettere non solo i fatti, ma il senso profondo della storia: capire dove portano l’intolleranza, la violenza ideologica, la disumanizzazione. Vicenza continuerà a custodire questa memoria con serietà e responsabilità, consapevole che ricordare significa anche agire nel presente per costruire un futuro diverso, più giusto, più umano. Un futuro in cui l’Europa resti uno spazio di cooperazione, di diritti e di pace, e non torni mai più a essere una terra di confini armati e di esodi forzati. Alle vittime delle foibe, agli esuli istriani, fiumani e dalmati, ai loro familiari, e a tutte le persone che ancora oggi nel mondo conoscono il dramma dell’esilio, rivolgiamo il nostro ricordo commosso e il nostro impegno solenne: perché la storia sia conosciuta, perché la dignità sia sempre difesa, perché l’umanità non venga mai meno».
Durante la mattinata, dopo la cerimonia in cimitero, il primo cittadino Giacomo Possamai e la presidente Maria Cristina Sponza, si sono recati in due luoghi simbolo della città per commemorare le vittime delle foibe deponendo una rosa rossa in via Martiri delle Foibe, in corrispondenza del monumento, e a Polegge, in piazza Norma Cossetto.
Il calendario di iniziative, in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale, iniziate lo scorso 3 febbraio e che proseguiranno fino al 2 marzo, è organizzato dal Comune di Vicenza, in collaborazione con la Biblioteca civica Bertoliana e l’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (Anvgd).
Il calendario completo è pubblicato in Viva: https://eventi.comune.vicenza.it/Eventi/Giorno-del-ricordo-2026