Descrizione
È stato presentato al Museo di Arte Sacra il pregevole ex voto tessile donato al Santuario di Monte Berico dall’Associazione Arte del Filo in occasione del Giubileo Mariano. Il pregevole manufatto devozionale, realizzato con 620 ore di lavorazione al ricamo, sarà esposto sabato 23 e domenica 24 maggio nella Basilica di Monte Berico e in seguito verrà collocato al Museo d’arte sacra, dove sarà esposto al pubblico ogni sabato e domenica.
L’ex voto, dedicato al sesto centenario della prima apparizione mariana a Monte Berico, si aggiunge così alla collezione museale che già custodisce e valorizza oltre 500 testimonianze votive offerte dai devoti dal XV secolo ai nostri giorni.
Le ricamatrici che lo hanno realizzato sono intervenute alla presentazione curata da padre Carlo Rossato, priore conventuale e rettore del Santuario, Isabella Sala, vicesindaca di Vicenza, Fioravante Rossi, consigliere comunale delegato agli eventi del Giubileo Mariano, e Agata Keran, curatrice del Museo d’arte sacra, che ha guidato e sostenuto il gruppo nella messa a fuoco dell’idea progettuale e la sua collocazione simbolica nella dimensione devozionale legata a Monte Berico.
«L’anno giubilare mariano è una occasione di rinascita per le persone e le comunità. Nel ruolo assegnatomi di presidente del comitato esecutivo, con il vicepresidente Fioravante Rossi ho incontrato molte realtà. La gioia più grande è stata raccogliere entusiasmo e desiderio di essere parte di questo anno straordinario da parte delle socie volontarie di ‘Arte del Filo’. I loro lavori sono frutto di abilità, sapienza, collaborazione, passione. Questa opera rimarrà nel tempo, nei secoli, a testimonianza di una città che conserva una ricchezza nelle mani e nel cuore che va conosciuta e valorizzata» - ha affermato la vicesindaca Isabella Sala.
L’iniziativa coinvolge un manto ricamato per la “Madonna del Monte”, in ricordo dell’antico paludamento devozionale che copriva nei secoli la venerata statua della Mater Misericordiae, fino al 25 agosto 1900, quando quest’ornamento tessile fu definitivamente tolto dopo l’incoronazione solenne della medesima effigie, per mano di Giuseppe Sarto, al tempo patriarca di Venezia e in seguito san Pio X, particolarmente legato al Santuario vicentino e alla sua comunità dei Servi di Maria.
«In questo mese mariano dell’Anno Giubilare, così ricco di presenze e pellegrinaggi, è una vera gioia accogliere al nostro Santuario un ex voto così carico di significati, frutto di un impegno appassionato, paziente ed esperto che ha unito mani e cuori di molte persone che hanno donato il tempo e la creatività, offrendolo a questo faro di speranza» - ha detto padre Carlo Rossato, priore conventuale e rettore del Santuario
«Per quasi cinque secoli, con la prima menzione contenuta nel manoscritto del Processus (1430-1431), la venerata effigie veniva vestita con manti impreziositi con ricami e aggiunte di gioielli che pervenivano in dono come ex voto. In sacrestia si custodivano paludamenti di vari colori (bianco, oro, rosso, blu, nero), che venivano cambiati secondo le consuetudini liturgiche. Dopo la rimozione nel 1900, nulla si è conservato di questo tesoro tessile. Il manufatto donato è quindi anche una risorsa didattica per la nostra realtà museale, finalizzata a illustrare concretamente e con una straordinaria perizia creativa, un tassello importante di memoria altrimenti perduto, non con un rendering virtuale come ormai ordinario nel nostro tempo, bensì attraverso un dono fatto con le mani, per di più da molte mani femminili. Se sant’Agostino diceva che chi canta prega due volte, quante volte prega chi ricama?» - ha raccontato la storica dell’arte Agata Keran.
Diciotto ricamatrici di “Arte del Filo” hanno impiegato ben 620 ore di ricamo, oltre al tempo di progettazione e di perfezionamento, realizzando uno splendido manufatto ispirato al codice metaforico delle suppliche tradizionali rivolte alla Beata Vergine.
«L’idea è nata lo scorso anno, a fine marzo durante l’inaugurazione della nostra mostra di ricami per festeggiare i primi 30 anni dell’associazione. Grazie alla guida storico-spirituale di Agata Keran, abbiamo potuto scoprire la storia della veste che guarniva la statua della Madonna di Monte Berico, abbracciando l’idea di restituire la sua memoria, anche se in scala ridotta rispetto alla venerata effigie della Basilica. L’opera non è concepita per addobbare effettivamente una scultura, ma per offrire un modello illustrativo dell’antico paludamento, fatto però a misura della statua legata alla Peregrinatio Mariae, ora in viaggio tra i vicentini nel mondo» - racconta Stefania Brodesco, presidente di Arte del Filo.
La realizzazione di tale paludamento ha richiesto uno studio specifico del ricamo devozionale e del suo linguaggio simbolico. Lo sviluppo sia ornamentale che tecnico dell’opera si è avvalso della consulenza del maestro sivigliano Jorge Maya, esperto in particolare della vestizione devozionale mariana tanto cara alla cultura spagnola.
Nella fase progettuale, sono stati individuati alcuni elementi di richiamo legati a Monte Berico e alla città di Vicenza, divenuti parte integrante della composizione decorativa, la quale mette in risalto il monogramma mariano AM. Tale emblema è assai ricorrente nel ricamo liturgico e devozionale e racchiude un duplice significato. Rappresenta sia l’espressione latina “Auspice Maria”, cioè “sotto la protezione di Maria”, sia il saluto “Ave Maria”, pronunciato dall’arcangelo Gabriele durante l’annunciazione. La corona sopra il monogramma è opera di Clara Sperotto, una delle ricamatrici più esperte del gruppo, eseguita con l’oro posato e fissato, non ricamato, secondo la tecnica di decoro tessile insegnata dal maestro Maya.
Le foglie attorno al monogramma richiamano esplicitamente lo stemma della città di Vicenza. Sono ricamate con varie tecniche: quelle di alloro con punto pittura, altre di quercia con punto festone, mentre il punto lanciato imbottito è stato applicato per le ghiande.
Domina la composizione la figura ricorrente della rosa, tra i simboli mariani più antichi e frequenti. Associato in particolare al mese di maggio, questo elemento botanico evoca la preghiera del Rosario e, qualora senza spine, allude al dogma dell’Immacolata Concezione.
Nella fascia inferiore della composizione si inseriscono sei motivi decorativi connessi alle litanie mariane, realizzati a punto tessitura con argento posato e ricamati in seguito con la propria figura di riferimento. Queste invocazioni figurate esprimono l’intento di ringraziare e di affidarsi alla Madre della Misericordia, definita “rosa mistica”, “rosa senza spine”, “stella del mattino”, “specchio della giustizia”, “torre d’avorio, “casa d’oro”.
Il tessuto in cui è realizzato il lato esteriore del manto è un mikado misto seta, mentre per l’interno è stato scelto un cotone leggermente elasticizzato. Il modello del paludamento e la sua confezione finale sono stati curati integralmente da Lorena Vezzaro, docente dell’Ipss Bartolomeo Montagna di Vicenza. La fase del ricamo ha coinvolto invece molte socie volontarie di Arte del Filo, che si sono incontrate per tre volte alla settimana nel laboratorio allestito in Villa Tacchi.
«È un lavoro corale che ad ognuna di noi ha trasmesso emozioni, forza, coraggio, resistenza, resilienza, e ci ha unito come gruppo ancora di più», ricorda ancora la presidente Stefania Brodesco.
Una coralità appassionata e creativa che coinvolge Antonella Arpergaro, Antonella Marcante, Antonietta Pavan, Clara Sperotto, Cristina Spanevello, Elena Bettega, Elena Ziglio, Emanuela Ongaro, Francesca Casanova, Giuliana Capparotto, Graziella Ramazzotto, Loredana Tarantello, Lucia Lamesso, Marina Pevere, Nadia Barban, Rosanna Rizzotto e Tina Professione.
Info e approfondimenti: museo@monteberico.it.