25 aprile, piazza piena per l’orazione di Andrea Pennacchi che ha ricordato le parole del padre partigiano

«Non ne voglio sapere di vendetta… ma se tornate voi torniamo anche noi»
Sindaco Possamai: «Abbiamo voluto che il 25 aprile fosse una festa di popolo»
Data:

25/04/2026

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Descrizione

Ha raccontato una storia, come si conviene a un attore, Andrea Pennacchi, invitato dall’amministrazione comunale di Vicenza a tenere in piazza dei Signori l’orazione ufficiale del 25 aprile davanti a oltre 5 mila cittadini. Una storia vera, quella del suo papà partigiano, nome di battaglia Bepi, internato in campo di concentramento, e di Icio, compagno delle elementari, repubblichino. Una storia che si conclude molti anni dopo la Liberazione, quando Bepi ritrova Icio al bar del paese, ubriaco e disilluso, e mentre lo aiuta a tornare a casa gli dice: «Icio, io e te stiamo qui a discutere de fucili sten, de pugnali e tu vai al bar a imbriagarte perché siamo in democrazia. Siamo nella Repubblica democratica che è nata perché voi avete perso. E a mi me sta ben cossi, perché ho fatto indigestione de orrori in campo di concentramento. Non ne voglio sapere di vendetta, mi sta bene l’amnistia Togliatti. Diciamo che siamo pari e patta – diciamo – ma date certe circostanze Icio, e se certe circostanze dovessero ritornare, Icio te o digo, io non ho nessun problema a spararte de novo. Perché se tornate voi, torniamo anche noi». Parole a cui la piazza gremita ha risposto con uno dei numerosi applausi con cui ha accolto un intervento denso di memoria, di riferimenti alla Vicenza partigiana, a Toni Giuriolo e ai Piccoli Maestri di Gigi Meneghello.

La cerimonia si era aperta con l’ingresso dei medaglieri e dei labari delle associazioni combattentistiche e d’arma, del Gonfalone della Provincia di Vicenza e della Bandiera della città di Vicenza decorata con due medaglie d’oro al valore militare. Dopo l’Alzabandiera, la consigliera comunale Luisa Consolaro ha letto la motivazione della seconda medaglia d’oro concessa a Vicenza proprio per la Lotta di Liberazione. Sono quindi stati resi gli onori ai Caduti, con la deposizione della corone d’alloro.

Sono intervenuti il presidente dell’Associazione nazionale ex deportati di Vicenza Giorgio Dalle Molle e il Prefetto di Vicenza Filippo Romano.

Ha quindi preso la parola il sindaco Giacomo Possamai che ha ringraziato Pennacchi per aver accettato di portare la sua testimonianza di figlio e nipote di partigiani ieri agli studenti di Vicenza e oggi anche in piazza, a tutta la cittadinanza, «perché - ha detto il sindaco - l 25 aprile non è una commemorazione, ma è una festa di popolo. È la festa di una comunità che si riconosce nei valori della libertà, della democrazia, dell’antifascismo, della dignità della persona. Valori che non appartengono a una parte, ma che costituiscono il fondamento stesso della nostra convivenza civile». E, citando le parole usate dal vescovo di Vicenza Brugnotto poco prima alla messa , ha aggiunto: «La riconciliazione non è smemoratezza, non è confusione tra vittime e carnefici, non è comoda equidistanza. La riconciliazione evangelica – e io aggiungo civile – nasce dalla verità, dalla giustizia e dal riconoscimento della vita ferita. In questo 25 aprile lo sguardo della nostra città si allarga anche ai popoli che vivono sotto la guerra, sotto regimi oppressivi, sotto violenze che colpiscono i civili, i piccoli e gli innocenti. La memoria del 25 aprile diventerebbe sterile se non ci rendesse più sensibili al dolore del mondo. Oggi siamo in piazza per questo. Perché viviamo un tempo segnato da inquietudini profonde, con le guerre che sono tornate a insanguinare l’Europa e il mondo e assistiamo a scenari in cui la vita umana sembra perdere valore, schiacciata dalle logiche di potenza da interessi contrapposti e da linguaggi sempre più aggressivi e divisivi».

Ritornando alla Lotta di Liberazione, il sindaco ha ricordato come «chi decise di andare sulle montagne, di combattere, di sacrificarsi, fece una scelta eroica che va riconosciuta, una scelta che oggi ci ammonisce».

Possamai ha quindi ricordato come risultano particolarmente significative le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che recentemente ha richiamato tutti – e in particolare chi esercita responsabilità di guida – a un uso più consapevole del potere e della parola. Ha ricordato che «il potere può inebriare e far perdere l’equilibrio» e ha sottolineato come anche un semplice esercizio di autoironia, persino in piccole dosi, possa contribuire a rendere il mondo meno teso e meno esposto a derive pericolose. Un richiamo che invita a rifuggire dall’autoesaltazione: «Perché le parole non sono mai neutrali: accendono conflitti o aprono strade di dialogo».

Il sindaco ha quindi fatto riferimento al ruolo della cultura in questa epoca complessa, citando la scelta di Vicenza il progetto “Ispirazione Europa”, tre grandi mostre dedicate ai rapporti tra i Paesi del nostro continente: Italia - Germania, Italia - Francia e Italia - Spagna in Basilica Palladiana, un’iniziativa che ricorda i valore del dialogo e come l’Europa non sia nata soltanto da trattati economici o da equilibri politici, ma da una trama fittissima di relazioni culturali, artistiche e umane: «Una comune coscienza europea che è una diplomazia silenziosa, ma potentissima, capace di costruire ponti e dare all’Unione Europea il ruolo che merita: attore di Pace nel mondo».

Infine Possamai ha ricordato gli ormai imminenti festeggiamenti del prossimo 2 giugno per gli 80 anni della Repubblica e del voto alle donne: «Da oggi, 25 aprile, a quel giorno, vogliamo idealmente costruire un ponte: un filo che unisce la Liberazione alla nascita della Repubblica; la fine della dittatura alla scelta libera di un popolo finalmente libero. Due date, un’unica storia. Un unico cammino di libertà. Viva la Resistenza, viva il 25 aprile, viva l’Italia libera e democratica».

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Ultimo aggiornamento: 25/04/2026 15:27

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