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15/12/2010

Mostra "Il senso dell'ordine" dal 19 dicembre 2010 al 30 gennaio 2011

Ad AB23 la mostra di Matteo Fato e Maria Elisabetta Novello


“Il senso dell’ordine”
è l’esposizione degli artisti Matteo Fato e Maria Elisabetta Novello, organizzata dall’assessorato alla cultura del Comune di Vicenza, che sarà inaugurata ad AB23 (chiesa dei SS. Ambrogio e Bellino, contrà S. Ambrogio 23) sabato 18 dicembre  alle 18; è sostenuta da Regione Veneto, Aim e Gemmo Spa e curata da Stefania Portinari.

“Il senso dell’ordine” è un’esposizione fondata sull’indagine della percezione e dello spazio, su come disposizione e classificazione tendano a reggere l’ordine delle cose che sfuggono, sul ritmo delle azioni ripetitive, ma anche sullo scorrere ininterrotto del tempo. I due artisti hanno creato appositamente progetti site specific per la chiesa romanica trecentesca dei SS. Ambrogio e Bellino che, dopo i lavori di rinnovamento dell’allestimento e il cambio di programmazione, ha preso nome appunto AB23 – contenitore per il contemporaneo.

Matteo Fato (Pescara 1979), riflettendo sull’architettura interna dell’edificio e sulla negazione della decorazione in pittura, compone uno studio sui materiali riferito ai limiti del linguaggio, basato su ispirazioni date dallo studio di Ludwig Wittgenstein e, con una pratica combinatoria di permutazioni e disposizioni, imposta un percorso di essenzializzazione del visibile per ottenere un dominio sull'ordinamento delle varianti, tra video, sculture, libri d’artista e installazioni.

Maria Elisabetta Novello (Vicenza 1974) insegue effetti di luci e ombre creando pattern evanescenti, produce “immagini a livello di grigio” che compongono un immaginario di simulacri misteriosi e museali, sospesi in un senso di sacrale silenziosità. I suoi Paesaggi, in cui variazioni di colore date dalla cenere simulano finestre sospese, sono vedute imperscrutabili, che guardano su orizzonti ignoti, mentre l’opera 11687 grammi circa, la cui edizione del 2007 è stata premiata a villa Manin di Passariano (Udine), si adagia nel cuore della nuova struttura allestitiva.

Il titolo della mostra è ispirato dall’omonimo volume di Ernst H. Gombrich dedicato allo “studio sulla psicologia dell'arte decorativa (1979) che prende in esame l’uso dell’ornamento in opere di differenti civiltà, dal gotico europeo all’architettura araba, dai pattern ornamentali di tessuti e tappeti all’astrattismo geometrico dell’arte contemporanea, per constatare come vi sia un’attrazione fatale che guida la predilezione degli artisti nell’esercitare un senso dell’ordine, nel creare forme semplici senza riferimento al mondo naturale. Se la dimensione di un disegno “puro” sottende il piacere di applicare simmetria e ripetizione secondo un principio di ritmo ininterrotto, con un’azione ripetitiva ma travolgente, profondamente connaturata all’essere umano come l’esigenza di scandire il tempo e lo spazio o il desiderio di classificazione, una certa parte della contemporaneità tende a sfuggire con convinzione la componente decorativa per agognare ad una determinazione minimalista ed assoluta delle proprie installazioni. Anche per Matteo Fato la decorazione è un simulacro a cui sottrarsi, ma anche un’ossessione ricorrente; le sue opere recenti si connotano come studi sulla funzione della decorazione e sulla sua negazione, sulla visione della parola e del linguaggio come modello del reale tendenti all’essenziale ma condotti anche attraverso il riemergere del disegno, che, assieme alla pittura, accompagna da sempre la sua produzione, ora impostata su un flusso di indagini percettive, di essenzializzazione della forma perché, come scrive Wittgenstein, “ il pensatore somiglia molto al disegnatore che vuol riprodurre nel disegno tutte le connessioni possibili”.

La tensione verso l’accumulo o la scomparsa della decorazione sottende anche il lavoro di Maria Elisabetta Novello che cerca il grado zero della rappresentatività ponendo sotto teca polvere di cenere con un accumulo construens e destruens che crea effetti di ombre e di luce evocando così Paesaggi che guardano non si sa dove, simulano vedute e finestre su non si sa cosa, ma corteggia con eleganza l’apparizione estrema e labile della decorazione nei suoi mandala di pulviscolo con parole o apparenze di trine, composti al suolo col lavoro paziente del setaccio o applicati su plexiglass trasparente, in grado di rivelarsi solo all’incidenza di un certo raggio di luce.

Per entrambi l’occupazione dello “spazio per il contemporaneo” AB23 è in rapporto con le strutture allestitive e con le preesistenze: rivolto verso un dialogo provocatorio ma rispettoso e pensoso con la costruzione antica quello di Fato, quasi applicato e simbioticamente idoneo alla nuova presenza cubica quello di Novello. Una consimile sensibilità cromatica per l’uso delle tonalità monocordi, ricondotte ai minimi termini, coinvolge inoltre le loro opere che si declinano nell’apparizione del blu e del neon per l’uno, quasi a segnare in altro modo le tracce di precedenti sue produzioni pittoriche, in teche trasparenti trattenute da bare di ferro che racchiudono la cenere per l’altra. Per l’occasione è edito un catalogo con testi di Stefania Portinari e Daniele Capra.

La mostra rimarrà aperta ad ingresso libero fino al 30 gennaio 2011, giovedì e venerdì dalle 16 alle 19.30; sabato e domenica dalle 10 alle12.30 e dalle 16 alle 19.30. Chiuso il 25 dicembre 2010 e il 1 gennaio 2011. Informazioni: assessorato alla cultura del Comune di Vicenza 0444 222122, uffmostre@comune.vicenza.it.
 

Note biografiche

Matteo Fato è uno dei più noti giovani talenti emergenti del panorama dell’arte non solo nazionale, ha esposto tra le varie mostre anche al Palazzo Reale di Milano, al Museo Michetti di Francavilla a Mare, al museo Luigi Pecci di Prato, alla Stazione Leopolda di Firenze, alla Galleria Comunale Arte Contemporanea di Monfalcone, al Centro Culturale Candiani di Mestre, all’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, all’AllArtNow Festival  di Damasco in Siria, alla Mole Vanvitelliana di Ancona ed ha trascorso l’estate all’artist residency Art Omi con la critica Sandra Skurvida a Ghent (NY, USA). Ha partecipato a mostre curate, tra gli altri, da Nicolas Bourriaud, Angela Vettese, Alberto Fiz, Cecilia Casorati, Raffaele Gavarro, Angelo Capasso, Ivan Quaroni.

Maria Elisabetta Novello ha vinto la borsa di studio della 83^ collettiva Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia e del concorso Maninfesto a Villa Manin di Codroipo (Udine) curato da Sarah Cosulich Canarutto sotto la direzione artistica di Francesco Bonami, ha esposto, tra le molte mostre, al Centro Culturale Candiani di Mestre, alla Galleria Comunale Arte Contemporanea di Monfalcone, al Museo Michetti di Francavilla al Mare, al Palazzo Pretorio di Capodistria; alla scorsa biennale di Venezia è stata invitata ad esporre a Sant'Elena in una collettiva tra gli eventi ufficiali collaterali della 53^ Biennale di Venezia a cura di Achille Bonito Oliva e Martina Cavallarin. Tra i critici che hanno scritto per mostre a cui ha partecipato si annoverano  Maurizio Calvesi, Francesca Alfano Miglietti e Giorgio Bonomi. A Vicenza ha già esposto al Salone degli Zavatteri e al LAMeC della basilica palladiana di Vicenza oltre che al Museo Casabianca di Malo e nella mostra inaugurale di AB23.

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