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17/05/2009

Welcome Home

AB23 (Contra’ S. Ambrogio 23 – Vicenza)

Dal 17 maggio al 14 giugno 2009
orario: giovedì e venerdì 15-19
sabato e domenica 10.30-13 | 15-19
ingresso libero
info: 0444 22214 – 326547 - uffmostre@comune.vicenza.it

L’esposizione Welcome Home, a cura di Stefania Portinari con opere di Balletti&Mercandelli, Aleksandar Duravcevic, Marco Fantini, Fratelli Calgaro, Silvia Levenson, Simone Lucietti, Giovanni Morbin, Maria Elisabetta Novello, Lamberto Teotino, Veronica Veronese Palmieri, riapre lo spazio espositivo della chiesa dei SS. Ambrogio e Bellino completamente riallestito da Mauro Zocchetta, con il contributo tecnico di AMCPS, CIME e OSRAM. I lavori, resi necessari per attuare una pratica espositiva che risponda alle esigenze dell’arte contemporanea di avere spazi suggestivi e polifunzionali, sono stati connotati dalla possibilità di sviluppare l’allestimento su superfici bianche, il più possibile neutre, in connubio con le pareti della chiesa romanica recuperando lo spirito auratico del luogo. Con la destinazione d’uso dedicata in esclusiva alla giovane arte di ricerca, cambia anche il nome del luogo in AB23 – contenitore per il contemporaneo (AB dalle precedenti iniziali del luogo e 23 dalla segnalazione del numero civico).

“Benvenuti a casa” vuol dunque essere un segnale di cambiamento, un invito agli artisti e alla città a cogliere le nuove opportunità che l'Assessorato alla Cultura vuole offrire per l'arte contemporanea e gli artisti invitati hanno uno speciale legame con Vicenza, per una sorta di gesto di restituzione dello spazio rinnovato e potenziato.

Il tema della mostra indaga il concetto di casa (che viene richiamato dal nuovo allestimento), interno e dimora con quanto di comodo, terribile, profondamente amoroso o nascostamente delittuoso essa nasconde.

Balletti&Mercandelli indagano la quotidianità con riflessioni sui gesti e le cose di tutti i giorni, il newyorkese Aleksandar Duravcevic ferma il suo ritorno a casa in Montenegro con foto in bianco e nero di suggestioni anni settanta, cariche di tensione e teatralità, Marco Fantini dipinge le inquietudini sottili che si annidano dietro le pareti e una finestra azzurra, in attesa e nel dubbio che si compia qualcosa, mentre i Fratelli Calgaro con la consueta acida e ironica considerazione della vita borghese e la metafisica attenzione ai drammi nascosti mettono in scena il lato non detto del quotidiano. I trentuno coltelli di vetro di Silvia Levenson pendono sugli amori di casa, a controllare la nostra reazione all’affetto domestico, mentre i Killer Flower di Simone Lucietti sono simulacri cattivi di apparente seduzione, trappole visive pronte a scattare verso lo spettatore con feroce inganno, così come l’Omicidioumano di Lamberto Teotino lascia tracce di delitti irrisolti o forse no, su uno sfondo di elegante inquietudine e mistero. Giovanni Morbin parla tramite Strumenti a perdifiato con cui si può comunicare solo a se stessi, ma in maniera “cristallina” e appende ragnatele di Antimateria, Maria Elisabetta Novello racchiude la cenere che contraddistingue i suoi lavori poetici e complessi in ex voto di plexiglass e mandala di Di-segni ricamati, come oggetti d’affezione, e Veronica Veronese Palmieri torna ad esporre le sue modelle delicate e svaporate, donne trascolorate come un’Ofelia moderna, come eterne ragazzine in un raccolto di Fleur Jaeggy.

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