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Città di Vicenza

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Itinerari per diversamente abili

Legenda

ACCESSIBILE: rampa di accesso o soglia con alzata fino a 2,5 cm.

ACCESSIBILE CON DIFFICOLTA'

1 Un gradino con alzata inferiore a 10 cm.

2 Un gradino con alzata superiore a 10 cm

3 serie di gradini (fino a 3) con alzata inferiore a 10 cm

4 serie di gradini (fino a 3) con alzata superiore a 10 cm

5 percorso che presenta difficoltà anche con tratti di pendenza superiori all’8 %

6  scalinata di elevata difficoltà

>□< passaggio o ingresso di larghezza inferiore a 75 cm.

*in carattere corsivo i consigli per i percorsi dei disabili

IL CENTRO STORICO: CORSO PALLADIO

Le vie di Vicenza, chiamate "contra’", sono piuttosto strette. Il centro storico, racchiuso dalle mura altomedioevali e scaligere, è del resto piuttosto piccolo. Conviene quindi parcheggiare l'auto e visitare Vicenza a piedi: ed è anche l'unico modo per conoscere una città che è tutto un susseguirsi di cose da scoprire: le case, i palazzi, i monumenti, gli androni, i luminosi giardini interni, gli scorci delle vie dal nobile aspetto, i ponti, gli slarghi. il colore e l'atmosfera. Si scoprirà, così, una città rinascimentale, ma con la firma di un architetto, il Palladio, che ne ha disegnato il volto in maniera indelebile e irripetibile; una città che però mantiene vivo il ricordo del gotico in tanta parte di sè e conserva tuttora tracce del suo passato romano.

Il primo itinerario attraverso il centro storico ha inizio da piazza Matteotti, la vecchia piazza dell'Isola. Una volta il Bacchiglione scorreva davanti a Palazzo Chiericati   (4) (1550); qui si trovava il porto della città dove arrivavano navi cariche di legname e si svolgeva il mercato degli animali. Più in là orti e campagna; per questo la facciata dell'edificio è così aperta e ariosa, a metà strada tra palazzo e villa. E' il primo incontro con Palladio e con il palazzo che viene considerato il suo capolavoro. Dal 1855 è la sede del Museo Civico con la sua ricca Pinacoteca. Attraverso il seicentesco portale attribuito a O.B. Revese si entra nel cortile a giardino del Teatro Olimpico  (1) (in alternativa con accesso da una stradina che affianca il Teatro) un teatro che fa spettacolo anche quando non c'è rappresentazione. L'Accademia Olimpica lo commissionò a Palladio per la messa in scena di tragedie classiche. L'architetto lo iniziò nel 1580, pochi mesi prima della sua morte e V. Scamozzi lo completò nel 1584: a lui si devono anche le Scene Fisse e le sale chiamate Odeo Olimpico. Il teatro è un ambiente magico, sorprendente, costruito in legno e stucco secondo uno schema classico; le scene fisse rappresentano le vie di Tebe realizzate in prospettiva ma, in realtà, esse sono ideali rifacimenti di alcune vie vicentine.

Risalendo corso Palladio, definito da Cesare Cantù "la più elegante via d'Europa ove non si conti per tale il Canal Grande dell'incomparabile Venezia", dopo un palazzetto, Casa  Cogollo, meglio nota come “Casa del Palladio” ecco, immerso nel verde, il Tempio gotico di  S. Corona   (1) >□< (1260). All'interno è possibile ammirare il capolavoro di G.Bellini "Il Battesimo di Cristo". "L'Adorazione dei Magi" di P.Veronese e l'incantevole visione di Vicenza, attribuita al Fogolino nella predella della Madonna delle Stelle. Autentica meraviglia in tarsie di marmo e madreperla è l'Altare Maggiore (1670); stupendo anche il Coro ligneo (1482-89); nel sottocoro la Cappella Valmarana (1597) progettata da Palladio.

Superato a destra della chiesa il complesso dei Chiostri di S.Corona, sede del Museo Naturalistico-Archeologico, nell'angolo con contra’ Apolloni ecco il Palazzo Leoni Montanati, capolavoro dell'arte barocca a Vicenza, attribuito a G.Marchi (1676). Dal 1909 è proprietà del Banco Ambrosiano Veneto, ora Banca Intesa che ne ha curaro il restauro e lo ha destinato a sede permanente di esposizione della collezione dei 14 dipinti di Pietro Longhi e della sua scuola. Nel cortile interno, la Loggia d'Ercole, su due piani sovrapposti. Uno scenografico scalone dalla ricchissima decorazione porta alle sale del piano nobile, tra le quali la Galleria della Verità si segnala per essere l'ambiente più fastoso, con stucchi decorati e affreschi monocromi di L.Dorigny.

Ritornati in corso Palladio seguono, sulla destra, la Chiesa di S. Gaetano Thiene e subito dopo, Palazzo Da Schio detto Cà d'Oro, forse il più bell'esempio di gotico in città (prima metà del ‘400). Proseguendo e svoltando a sinistra, si imbocca contra’ del Monte, bellissimi i ferri battuti alle finestre e al portone della facciata laterale del Monte di Pietà, opera di F.Muttoni (1704). Si raggiunge così Piazza dei Signori, fin dal tempo dei Comuni cuore dell'attività della città e anche il suo salotto.

La maestosa  costruzione in pietra bianca di Piovene che ne occupa il lato sud, è la Basilica già Palazzo della Ragione, monumento simbolo di Vicenza. La Basilica ingloba i preesistenti edifici gotici del '400 con un doppio ordine di Logge    (6) (1549-1617), opera di Palladio. Il ritmo della costruzione, è scandito da archi e colonne a serliana; copre la fabbrica, nel cui interno c'è un grandioso salone (m.52x22) una volta a carena rivestita in rame.

A fianco della Basilica svetta, con i suoi 82m. di altezza, la Torre Bissara; il Comune vi installò fin dal XIV secolo il primo orologio meccanico ad uso pubblico. Sull'altro lato della piazza, la Loggia del Capitaniato (1571) opera incompiuta di A.Palladio: aulica e possente, era la residenza del Capitanio della città; ora è sede del Consiglio Comunale. Segue la Loggia il lungo prospetto del cinquecentesco Palazzo del Monte di Pietà, con al centro al bella Chiesa di S.Vincenzo (1617); la facciata del monte era interamente coperta di affreschi, purtroppo cancellati dal tempo. Completano il fascino di questa superba piazza le due eleganti colonne del Redentore (1640) e di S.Marco (1473).

Oltre le colonne, su piazza Biade, si affaccia la Chiesa di S.Maria dei Servi  ()  , procedendo a destra si passa in piazza delle Erbe con la Torre del Tormento, luogo di tortura e prigione in cui sostarono anche S.Pellico e F.Confalonieri. Al termine della piazza, sulla destra, una stradina: contra’ Pigafetta    (5).Quel ricamo di trine marmoree e di elementi gotici fioriti è la Casa di Antonio Pigafetta (1481) cronista del viaggio di Magellano intorno al mondo (1519-22); ai lati del portale il motto del navigatore in antico francese "Il n'est rose sans espine". Risalita la contra’  e attraversata nuovamente piazza dei Signori, per contra’ Cavour si ritorna in corso Palladio. Subito sulla destra , il portico architravato di Palazzo Trissino- Baston (1592) sede del Municipio, capolavoro di Scamozzi; da segnalare, al 2° piano, la splendida Sala degli Stucchi. Risalendo corso Palladio in direzione di Piazza Castello, continua la monumentale sfilata di palazzi e chiese. Segnaliamo tra gli altri Palazzo Zileri dal  Verme (1782) di O.Calderari, quasi dirimpetto, la Chiesa dei Filippini  (4) (1730); all’angolo tra corso Palladio e piazza Castello  il maestoso Palazzo Bonin- Longare di matrice palladiana, eseguito da Scamozzi (primo decennio del '600) ora in parte proprietà dell’Associazione Industriali della Provincia di Vicenza. Scenografica la facciata sul cortile interno con doppia loggia trabeata. Piazza Castello è dominata dal Torrione di Porta Castello (1343),  il più potente ed antico dei vari che munivano la città nel medioevo, e conclusa da una grande scheggia di architettura, Palazzo Porto- Breganze, firmato Palladio e Scamozzi e come molte altre fabbriche rimasto incompiuto. Al di là di porta Castello, nel Giardino Salvi, (5) specchiano le loro forme nell’acqua della Seriola la Loggia Valmarana e la Loggia del Longhena (1649); il parco si presenta come un giardino all'inglese.

Usciti dal giardino Salvi e imboccato, il Corso SS.Felice e Fortunato,  (5) dopo circa 700m. si raggiunge l'omonima Basilica,  (2) complesso architettonico con vistose tracce del periodo paleocristiano, a cui si ricollegano le origini stesse del cristianesimo vicentino. La prima chiesa ad aula può essere datata agli inizi del IV sec. d.C.; seguì una seconda chiesa paleocristiana a tre navate alla quale si affiancò il Sacello Martyrion di S.Maria Materdomini (398). Il monastero benedettino ad essa annesso fu visitato anche da Carlo Magno; distrutta dagli Ungari nel '899 e ricostruita, la chiesa assunse intorno alla prima metà del XII sec. l'aspetto attuale. All'interno splendidi ed importanti mosaici pavimentali (IV sec. d.C.) e, tra le opere pittoriche, la pala di A.Maganza "S.Valentino risana gli infermi" (1585 circa) a cui si ricollega la tradizionale festa di S.Valentino che, ogni 14 febbraio, fa della millenaria chiesa la meta di molti vicentini. Inconfondibile e caratteristica la torre campanaria romanica (1160) con merlatura e cuspide ottagonale.

IL CENTRO STORICO: LUNGO I FIUMI E SULL’ACQUA

Si consiglia il percorso alternativo lungo contrà piazza del Castello, privo di traffico veicolare e di dislivelli).

L'itinerario che si inizia a percorrere da piazza del Castello fa camminare il visitatore, per buoni tratti, nella strade di Vicenza romana e include le due sole aree archeologiche "in vista" della città: il Criptoportico e il sottosuolo della Cattedrale. Più avanti esso diventa ancora più affascinante ed inconsueto trasformandosi in quella che chiameremo la "passeggiata dei quattro ponti", che ci porterà nella città quasi anfibia, con fiumi e canali che sboccano da ogni ponte.

La Cattedrale ( 2) (con entrata a pedana in via Cesare Battisti) è uno degli edifici di maggior rilevanza artistica e storica della città, un'imponente fabbrica gotica risultante dall'integrazione di tre precedenti basiliche (VIII-XI-XIIIsec.). E' uno dei due edifici sacri che a Vicenza rechi la firma del Palladio, nella porta (1575) su contra’ Lampertico e nella cupola sopra la grandiosa tribuna attribuita a Lorenzo da Bologna. Staccata dall’edificio, la Torre Campanaria è opera romanica del IX sec.. Ricchissimo il patrimonio di opere d'arte della Cattedrale, fra tutte segnaliamo "L'adorazione dei Magi" (1640) di F.Maffei (terza cappella  destra); il polittico aureo di Lorenzo Veneziano (1356) (quinta cappella destra); l'Altare Maggiore (1534) di G.da Pedemuro e G.Pittoni; la zona archeologica sotto la cripta (con un tratto di strada lastricata romana); "L'incoronazione della Vergine" (1448), grande pala scultorea si Antonio di Nicolò da Venezia (quinta cappella sinistra) e il dipinto di B.Montagna "Madonna col Bambino, S.Maria Maddalena e S.Lucia" (quarta cappella sinistra).

Sull'armoniosa piazza del Duomo si affaccia a destra il Palazzo Vescovile (),  opera neoclassica di G.Verda (1817-1819). Il cortile interno racchiude un autentico gioiello: la Loggia Zeno (1494) di Bernardino da Milano, esempio di squisita eleganza decorativa, in pietra tenera di Nanto. Proseguendo si incontrano l’ingresso del Criptoportico, interessantissima costruzione romana del I sec. d.C e l’Oratorio del Gonfalone, con tele di G.B.Zelotti, del Maganza e di scuola degli Albanese.

Si incomincia a scendere attraverso stradine raccolte e discrete verso il Retrone, tra quinte di palazzi che testimoniano la storia cittadina come le medievali Torri dei Loschi, in contra’ S.Antonio o l'imponente Ospizio dei Proti () (A.Pizzocaro, 1656), e l'annesso Oratorio della Visitazione (4) in contra’ Oratorio dei Proti. La bellezza nascosta di  S. Maria delle Grazie (1494, ricostruita nel 1595), è ora tutta per gli occhi dei visitatori; l'Opera Pia Francesco Nado ne ha consentito la visita interna e delle opere in essa contenute del Maganza, del De Pieri, dei Marinali di Jacopo e Leandro da Bassano. Per  raggiungerla si percorrono, dall'Oratorio della Visitazione, le contra’ Pasini, (con il quattrocentesco Palazzo Arnaldi) della Fascina e delle Grazie. Una breve discesa porta in viale Eretenio: sulla destra Palazzo Civena- Trissino (ora casa di Cura Eretenia) opera giovanile del Palladio (1540). Inizia qui la parte più "turistica" e certo inedita dell'itinerario; l'immagine più bella della "passeggiata dei quattro ponti" è la visione delle case lambite dalle acque pigre e chete del Retrone. E' un volto del tutto eccentrico rispetto a quello "palladiano" che Vicenza rivela al suo visitatore, e che sottolinea ancora una volta, il suo essere città dai mille aspetti. Si inizia col Ponte Furo (II sec. d.C.) che dell'età romana conserva spalle, pila e le due arcate; ed ecco una prima incantevole veduta della città consacrata da mille foto e da mille cartoline, ma ineguagliabile con la massa imponente della Basilica, l'ansa del fiume e le case a specchio sull'acqua. Ci si avvia, così, alla scoperta del quartiere d'oltre Retrone, poco conosciuto benchè ogni edificio abbia pregi storici e artistici spesso altissimi. Era questa l'area in cui sorgeva il grandioso teatro romano di Berga    (6) (I sec. d.C.) studiato dal Palladio e smantellato tra il '500 e il '600 per fare uso dei marmi preziosi di cui era ricchissimo; alcuni resti sono visibili al n.77 di contra’ SS. Apostoli e nel sotterraneo di Palazzo Porto-Scaroni in piazzola S.Giuseppe.

Proseguendo la passeggiata si raggiunge piazzola Gualdi, dopo aver oltrepassato sulla destra il Porton del Luzo, antico torrione della cinta muraria medioevale. Da piazzola Gualdi stradine stupende si offrono al visitatore per la gioia di straordinarie scoperte. Si può respirare aria imperiale nello splendido salone di Palazzo Gualdo (al n.10 della piazza), fatto sistemare appositamente dai padroni di casa per ricordare la magnifica ospitalità offerta all'imperatore Carlo V di passaggio a Vicenza.

Oppure, prendendo a destra per contra’ del Guanto, raggiungere l’Oratorio dei SS. Chiara e Bernardino   (3) ( può risultare più agevole l’ingresso dall’adiacente contra’ Burci, suonando al n. 14) (1451), quasi incredibile nella sua struttura fragile e policroma: un ottagono coperto da un soffitto a capriate lignee, dove i segni della tradizione ravennate e gotica si sposano con quelli che già preannunciano il Rinascimento; alle pareti pregevoli tele di G.Carpioni. E proseguendo lungo contra’ S. Chiara, altri capolavori nell’Oratorio delle Zitelle: dipinti dalle forme inusitate di F.Maffei e G.Carpioni.

Da piazzola Gualdi prosegue la “passeggiata dei quattro ponti” imboccando a sinistra contra’ del Pozzetto e raggiungendo il Ponte S. Michele. Ai suoi piedi il seicentesco Oratorio di S. Nicola (2) (L’ingresso principale di stradella San Nicola è accessibile previa richiesta di apertura   ) con il suo straordinario gioco di stucchi racchiude, tra soffitto e pareti, 32 tele che rappresentano alcuni tra i momenti più alti della pittura vicentina e veneta del ‘600; due i protagonisti di questo eccezionale ciclo pittorico: Francesco Maffei e Giulio Carpioni. Si varca il Retrone attraversando il Ponte S. Michele    (4)( 5) .

( Considerata la difficoltà si consiglia il percorso alternativo lungo via P. Lioy – Ponte S. Paolo, da cui si ammirauna classica immagine di Ponte S. Michele, contra’ S. Paolo ) (1623) il più tipico dei ponti vicentini e, al tempo stesso, il più tipicamente veneziano dato che il disegno è degli architetti Contini, collaboratori alla fabbrica del Ponte di Rialto. Un lunghissimo torciglione a foglie d’alloro costituisce l’ideale cerniera tra la facciata verso il Retrone, originariamente ricoperta da affreschi a tappeto, e quella su contra’ Piancoli di Palazzo Garzadori-Braga   (4)    in cui si uniscono forme gotiche e quattrocentesche.

Ancora pochi passi e si entra nel Rione Barche, il cui antico porto è ricordato nella cronaca dello Smeriglio fin dal 1230. Curiosa l’architettura “stratificata” dell’ex Ospedale di S.Valentino, oggetto di un’intensa opera di restauro e recupero, come il resto del quartiere, da parte del Comune. Salvato dal degrado, il rione ha così ripreso a vivere nelle sue caratteristiche corti dai “pergoli” fioriti, nelle botteghe artigiane che si aprono sulle sue viuzze selciate, negli slarghi sul fiume Retrone da cui è visibile il ponte romano delle Barche e che ne fanno un ambiente unico nella stessa città.

Si raggiunge quindi piazza Matteotti; sulla sinistra la scenografica facciata del Palazzo Valmarana-Trento (1718), capolavoro di F.Muttoni, il cui ingresso nel giardino costituisce uno dei “porteghi” più interessanti della città. Delizioso esempio di architettura rococò a Vicenza è il Palazzetto Giacomazzi-Trevisan, a fianco di Palazzo Chiericati. Attraversata piazza Matteotti, si varca il Ponte degli Angeli sul Bacchiglione per entrare in Trastevere ovvero nella “Repubblica de San Zulian”, quartiere popolare e di antica tradizione artigianale; ne è  testimonianza la Corte dei Roda, un vasto complesso di case e cortili, recentemente restaurati, a cui si accede da contra’ S.Andrea. Su piazza XX Settembre, Palazzo Angaran è uno dei più cospicui esempi del primo Rinascimento. Per contra’ S.Pietro, a destra del Ponte degli Angeli, si raggiunge la Chiesa di S.Pietro   (6) con lo stupendo chiostro dalle singolarissime cornici in cotto e il piccolo Oratorio dei Boccalotti.

Un modo inconsueto per concludere un itinerario inconsueto è, da via N.Sauro, salire i cinque gradini della passerella di ferro per ritrovarsi, nuovamente al di là del Bacchiglione, tra i primi olmi di viale Giuriolo.

IL CENTRO STORICO: TRA PARCHI E MURA

Con questo itinerario si completa la serie dei percorsi nel centro storico alla scoperta di una Vicenza che non sia solo Palladio. E’ certamente l’itinerario che più racconta, nel suo svilupparsi, la storia dell’architettura con testimonianze che vanno dal gotico al Rinascimento, dal barocco al Settecento e via fino all’Ottocento per concludersi lungo le mura scaligere e tra le vie dell’antico Borgo di Porta Nuova, sorprendente nella sua originale struttura urbanistica.

Al fasto gotico-rinascimentale ed alle dimore prestigiose di contra’ Porti fanno da contrappunto vie discrete nelle luci diffuse sulle case e nelle ombre dei portici, misurate nello spazio, silenziose e misteriose. Sono proprio queste vedute, prive di caratteri spettacolari, a possedere un’intimità squisita ed un gusto costruttivo tipicamente vicentino che merita di essere scoperto ed apprezzato anche dal viaggiatore forestiero.

Punto di partenza dell’itinerario è piazza XX Settembre da cui ha inizio contra’ S.Lucia. Davanti a Porta S.Lucia (1369) si gira a sinistra e in breve si raggiunge la piazza su cui sorge la Chiesa dell’Araceli   (3) (1680), sconosciuta ai più, capolavoro di Guarino Guarini, genio del barocco piemontese e rivale, per ardimento e originalità del Borromini. La facciata è scandita su diversi piani e popolata da quindici statue di Marinali e di Cassetti; da osservare la meraviglia del grande tamburo sormontato da un luminosissimo cupolino. Sull'Altare Maggiore (1696), prodigio di architettura, pittura e scultura, la grande pala attribuita a P.Liberi “La Sibilla Tiburtina che mostra ad Ottaviano la Vergine col Bambino”. Il restauro della Chiesa di Araceli è opera del “Comitato pro restauri”, costituitosi nel 1978 per salvare questo straordinario gioiello dell’arte barocca. A fare da fondale alla struttura a parallelepipedo della chiesa ed al suo campanile sono i pini e i cedri del Libano di Parco Querini,   (5) il più suggestivo e vasto della città, con l’ampia radura verde tagliata da un viale adorno di statue e il ponticello in legno che conduce ad un’isoletta rotonda su cui A.Piovene costruì un grazioso, elegantissimo tempietto ionico (1820). A sud del parco scorre l’Astichello, caro allo Zanella; contra’ Chioare prosegue a destra in contra’ S.Marco, a concludere la quale è la facciata barocca della Chiesa di S.Marco (seconda metà del ‘700). Ripercorsa a ritroso la via, si raggiunge il Ponte Pusterla in uno dei punti più larghi e suggestivi del Bacchiglione, con le caratteristiche ruote dei mulini.

Si arriva quindi in contra’ Porti, una delle vie più belle della città; in tanto poco spazio essa racchiude Palazzo Porto-Festa (al n. 21), iniziato dal Palladio nel 1552 con affreschi di D.Brusasorci e G.B.Tiepolo; Palazzo Porto-Colleoni (al n. 19) gotico, con giardino interno ed un’ariosa loggia; Palazzo Porto-Breganze (al n. 17), anch’esso gotico, con preziosa quadrifora, unica a ripetere in città il tipico modulo veneziano degli archi rovesciati; Palazzo Barbaran-da Porto di A.Palladio (1570), nell’angolo con contra’ Riale, ora del Ministero dei Beni Culturali che ne ha ultimando l’accuratissimo restauro, attuale sede del Museo Palladiano; Palazzo Thiene (1484) attribuito a Lorenzo da Bologna, ora sede della Banca Popolare di Vicenza; del Palladio è, invece, l’ala del palazzo che si affaccia sulla retrostante contra’ S.Gaetano. Per la stradina che fiancheggia la Banca Popolare si arriva in piazzetta S.Stefano, con un altro prezioso esempio di gotico veneziano nel Palazzo Sesso-Zen-Fontana e con la    (4Chiesa di S. Stefano e la splendida pala di Jacopo Palma il vecchio “Madonna in trono col Bambino e Santi”; le pitture del tabernacolo sono attribuite a G.D.Tiepolo.

A destra di Palazzo Barbaran-da Porto si apre contra’ Riale, una delle vie più tranquille e signorili della città, dominata dalla mole severa dell’ex convento di S.Giacomo (1641), ora Civica Biblioteca Bertoliana, disegnato dal Borella e da quella imponente di Palazzo Cordellina (1776) di O.Calderari, gloriosa testimonianza del neoclassico vicentino. Il complesso dei volumi della Biblioteca Bertoliana, uno dei più importanti d’Italia, è costituito da 500.000 volumi; 5.000 sono i manoscritti dal XIII al XIX sec.; 1.000 i preziosi incunaboli, tra cui il famoso Polifilo uscito dai torchi di Aldo Manuzio. A fianco della Biblioteca sale stradella S.Giacomo che si apre, improvvisamente, sull'immagine suggestiva di un'ariosa loggetta incorniciata, nella sua grazia settecentesca, da edera rampicante e dal verde cupo di una magnolia. Sulla destra la Chiesa dei SS.Filippo e Giacomo,  (6) ora sede di mostre e manifestazioni culturali.

Contra’ Riale sbocca in corso Fogazzaro; sulla sinistra, al n. 16, subito un gioiello dell’architettura rinascimentale, Palazzo Valmarana-Braga, progettato da Palladio nel 1566, una magnifica quinta sulla via stretta, fatto apposta per essere veduto di scorcio; al n. 37, Palazzo Caldogno-Tecchio, sede della Camera di Commercio.

Scendendo a destra per corso Fogazzaro si arriva al Tempio di S.Lorenzo (2)

( Si consiglia l’entrata laterale da Corso Fogazzaro) (1280) dalla maestosa facciata e dallo stupendo portale; nella lunetta “Madonna in trono col Bambino e Santi” di Andriolo de Santi (1334). E’ una chiesa gotica temperata dal romanico; all’interno fastosi e bellissimi altari commissionati dalle nobili famiglie vicentine: i Gualdo, i Capra, i Pojana, i Piovene; tele di G.A.Fumiani, G.De Mio, F.Pittoni, G.Carpioni, tra gli altri; il sepolcro del poeta G.Zanella (1820-1888) ed un suggestivo chiostro quattrocentesco.

Di fronte a S.Lorenzo, Palazzo Repeta, ora Banca d’Italia, del Muttoni (1701) e lungo l’abside, su corso Fogazzaro, un tratto di strada lastricata romana. La nota caratteristica di corso Fogazzaro è data dalla lunga sequenza di portici sulle cui colonne, spesso sormontate da capitelli gotici riccamente decorati, si alzano le case ravvivate da graziosi balconi, modanature, eleganti portali; al n. 105 una lapide ricorda la casa del grande romanziere Antonio Fogazzaro. Sotto i portici di corso Fogazzaro è tutto un succedersi di negozi e botteghe che rinnovano l’antica vocazione artigiana della contrada. A chiudere la via, la facciata neogotica della Chiesa dei Carmini () , frutto del progetto di restauro dell’architetto viennese Schmidt (1862-67). Contra’ di Porta S.Croce prosegue perso la Porta omonima, uno dei più cospicui ed intatti avanzi della cinta muraria scaligera; al n. 3 della via, la sede della Biblioteca Internazionale “La Vigna”, centro di cultura e civiltà contadina. Si volta a sinistra in contra’ Mure Corpus Domini entrando così in uno dei borghi strategicamente più importanti della Vicenza medioevale: quello di Porta Nuova. Progettato sotto Alberto della Scala da un “Giovanni architetto” con vie ortogonali ed ampi spazi verdi all’interno, era completamente difeso dalla cinta muraria che, da Porta S.Croce lungo viale Mazzini, si conclude, tuttora intatta, nella Rocchetta (1365). Si raggiunge così la raccolta piazzetta su cui sorge la Chiesa di S.Rocco ()  (1530) che con l’annesso convento costituisce uno dei complessi monumentali più rilevanti della città; appare evidente il parallelo tra la sua facciata dalle strette finestre centinate e la tribuna della Cattedrale entrambe attribuite alla mano di Lorenzo da Bologna. L’interno costituisce uno degli esempi più significativi e preziosi del primo rinascimeno veneto; lo spazio, dalle mirabili proporzioni, viene interrotto inaspettatamente dall’elegante cantoria. Sulle pareti e sugli altari tele dello Zelotti, di A.Galeazzi e dei Maganza; indispensabile una visita al convento ed al chiostro.

Altri palazzi insigni si allineano lungo le vie che da S.Rocco portano al Giardino Salvi, “verde” conclusione al nostro itinerario; il grandioso, ma incompiuto Palazzo Velo-Vettore (1707), opera tra le più belle di F.Muttoni, all’angolo tra contra’ Lodi e contra’ Cantarane; dirimpetto, Palazzo Vecchia-Romanelli (1748-49) del veneziano G.Massari e, per irrompere nel moderno, un condominio dell’architetto Carlo Scarpa, completato da F.Guiotto, ai nn. 8/10 di contra’ del Quartiere.

I DINTORNI DI VICENZA

Una visita a Vicenza non può escludere i dintorni della città, dintorni che possono essere comodamente raggiunti a piedi o con mezzi pubblici, “dimenticando” per una volta l’auto.

La devozione popolare vuole che la salita a Monte Berico e al suo Santuario sia fatta a piedi, sotto i Portici, recitando le decine del Rosario fino a percorso ultimato. E proprio per comodità dei pellegrini furono costruiti, nella seconda metà del ‘700, gli attuali Portici, su disegno di F.Muttoni, dal piazzale di S. Libera fino a Monte Berico. La costruzione ha uno sviluppo di 700 m. ed è composta da 150 arcate; ogni 10 c’è un breve ripiano a forma di cappella. All’angolo del Cristo, dove il porticato cambia orientamento, splendido panorama della città; sullo sfondo i Lessini, il Grappa e il Montello. Raggiunta la spianata, ecco la Basilica di Monte Berico, monumentale complesso (1688-1703) su disegno di C. Borella, che incorpora la Chiesetta votiva in stile gotico che i vicentini eressero, nel 1428, sul luogo delle apparizioni della Vergine a Vincenza Pasini durante una terribile pestilenza. Tre facciate barocche si ripetono identiche sui tre lati, popolate da 42 statue di O. Marinali; sul quarto lato la facciata della chiesetta gotica rinnovata da G. Miglioranza (1860-61). Inconfondibile il campanile (1825) di A. Piovene che con la basilica è una delle vedute più significative dell’iconografia cittadina. L’interno della chiesa, a croce greca inscritta in un quadrato di 25 m., è di effetto scenografico e nobile al tempo stesso. L’altare della Madonna, riccamente decorato, racchiude la veneratissima statua della Madonna di Monte Berico, di marmo dipinto, attribuita ad Antonino da Venezia. Pietre donate dai fedeli a Maria furono utilizzate da orafi vicentini per creare la ricchissima collana e la corona d’oro del peso di oltre 3 kg. . Sull’altare a destra di quello maggiore, la “Pietà” (1500) capolavoro di B. Montagna. Dalla porta tra il coro e l’altare maggiore si scende nell’antirefettorio dai cui poggioli si gode un panorama meraviglioso. A destra sale il movimentato profilo dei colli, verde anfiteatro alla vicina pianura e, a sinistra si eleva su una dolce altura, in tutta la sua regalità, la Rotonda Palladiana. Nel refettorio antico del convento la grandiosa “Cena di S.Gregorio Magno” magnifica tela di Paolo Veronese  che la dipinse nel 1572 e che è forse la più bella della sue Cene. Il dipinto ridotto in 32 pezzi dalle baionette austriache il 10 giugno 1848, fu restaurato per volontà dello stesso imperatore Francesco Giuseppe. Dalla Basilica si esce sul vasto Piazzale della Vittoria (1920-21) opera dell’architetto Dondi dell’Orologio, stupendo belvedere sulla città. Sulla balaustra sono indicati, con frecce di marmo, i nomi delle cime più famose per gli episodi della guerra 1915-1918 che si scorgono all’orizzonte, ed i nomi delle località più importanti della pianura. Un’incantevole e romantica passeggiata, di circa 500 metri, permette di raggiungere, Villa Guiccioli, già Ambellicopoli (seconda metà del ‘700, arch. G.A. Selva), caposaldo dell’eroica resistenza dei vicentini contro le truppe austriache il 10 giugno 1848. Ora sede del Museo del Risorgimento e della Resistenza raccoglie, in numerose sale, un vasto materiale documentario (stampe, manifesti, quadri, armi, bandiere, oggetti vari) relativo alla storia di Vicenza, durante il Risorgimento e numerose testimonianze sulla Prima Guerra mondiale e sulla Resistenza. Bello e suggestivo il parco con piante di varie specie e di notevole interesse scientifico.

Proprio sotto Monte Berico, si trovano, la villa Valmarana ai Nani e la Rotonda di Palladio , raggiungibili deviando al Cristo per viale M. D’Azeglio e proseguendo nell’incantevole stradella S. Bastian. In ogni caso ci si può arrivare dal centro utilizzando la linea 8 dell’ autobus A.I.M.. Superato l’Arco Trionfale di piazzale Fraccon (1595, disegno di A. Palladio), oltre il quale salgono le “Scalette” che con 192 gradini portano a Monte Berico, si entra nell’antico Borgo Berga, altro porto fluviale della città dove attraccavano le barche che risalivano il corso del Bacchiglione da Venezia per scaricarvi le merci. A riprova di ciò, gli edifici dell’antica Dogana e dei Magazzini del sale, con relativa banchina, proprio difronte all’imbocco di via G.B. Tiepolo; poco più oltre la chiesetta di S. Caterina al Porto (sec. XIV). Per via G.B. Tiepolo si raggiunge Villa Valmarana ai Nani, il cui nome è legato ad una poetica leggenda e alle statuette che ne ornano i muri del giardino. Si compone della residenza padronale (1699) e dell’ingresso, della foresteria e scuderia firmati da F. Muttoni, con un probabile “consulto” del Massari. Nella palazzina e nella foresteria una fantastica serie di affreschi dei Tiepolo, Giambattista e Giandomenico, quasi una “personale” per avere una precisa idea della loro pittura, e di una residenza patrizia del ‘700. Terminata la visita alla villa si ritorna sul piccolo piazzale d’ingresso dove si apre il bel portale dell’ottocentesca Villa Franco.

Una sequenza di mura ed alberi, in una continuità di pietra verde conduce, attraverso la suggestiva stradella Valmarana all Rotonda (1567-1569), la più celebre villa del Pallladio: in’interpretazione personalissima di abitazione realizzata con sensibilità nettamente veneta e ciò nonostante così ammirata e copiata in Europa e in America. All’esterno la villa presenta quattro facciate perfettamente uguali da cui sporgono quattro pronai; dalle scalinate è possibile cogliere stupende prospettive verso i colli e la pianura tanto che un critico scrisse che Palladio prima architettò il colle e poi la Rotonda. All’interno un vasto salone circolare con stucchi dei Rubini e affreschi del Maganze e di L. Dorigny; sulle pareti si aprono le porte verso le scale esterne e, nelle quattro braccia, quelle che portano ad altrettanti appartamenti identici.

Due chiese dalla storia millenaria costituiscono la tappa conclusiva  di questo itinerario “attorno” a Vicenza, entrambi raggiungibili con la linea 4 delle A.I.M.. La prima è antichissima Chiesa di S. Giorgio in Gogna (982) immersa nel verde alle pendici di Monte Berico; un tempo ospitava il lazzaretto per le epidemie e fu luogo delle esecuzioni capitali durante la dominazione austriaca. Nel semplice interno ad un’unica navata, di francescana povertà e proprio per questo altamente suggestivo, si trova il dipinto “Apparizioni della Vergine a Vincenza Pasini” (1620 circa) dei Maganza. La grande tela centinata si adatta perfettamente alla chiesa per le vicende che rievoca, l’infuriare della peste e le apparizioni a Monte Berico, e per il paesaggio raffigurato: la veduta di Vicenza del ‘600 colta proprio dal luogo dove sorge S. Giorgio. Come spiega il Prof. F. Barbieri, si tratta di un prezioso documento di storia e costume.

All’epoca longobarda (VII sec. circa) risalgono le origini dell’Abbazia di S.Agostino che sorge accanto al Retrone, non lontana dall’uscita Vicenza Ovest dell’autostrada. La chiesa, ripristinata tra il 1941 e il 1942  dal parroco don F. Mistrorigo, ha una facciata a capanna, in tufo e mattoni, con portale ad arco. L’interno è costituito da un’ampia navata decorata da affreschi di scuola veneta ed emiliana del XIV sec.. Sull’altare maggiore la “Pala d’oro” (1404)  polittico di Battista da Vicenza, commissionata da Ludovico Chiericati per celebrare la spontanea Dedizione di Vicenza alla Serenissima, decisa appunto in quell’anno. La chiesa è celebre per essere stata la sede di S.Lorenzo Giustiniani e di Gabriele Condulmer, poi Papa col nome di Eugenio IV.

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