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01/10/2012

Province venete, il sindaco Variati contrario allo status quo

“La Conferenza ha partorito un topolino”

Il sindaco di Vicenza Achille Variati ha partecipato oggi a Venezia all'incontro della Conferenza permanente Regione e Autonomie locali, presieduta da Roberto Ciambetti, per la proposta definitiva del riordino delle Province, che passerà poi all'attenzione del consiglio regionale.

L'esito della riunione – spiega Variati - ha visto allineati Pdl e Lega sul mantenimento dello status quo. La maggioranza ha quindi votato per la conservazione dell'attuale assetto territoriale, sulla base del 'siamo bravi e virtuosi'. Io invece ho votato contro e infatti ritengo che la conferenza abbia partorito un topolino”.

Prima della votazione, infatti, il sindaco Variati aveva avanzato una proposta: “Secondo me – spiega -, è opportuno un riordino del territorio veneto su aree vaste, fondato sulle competenze amministrative che non possono stare in capo ai singoli Comuni, come la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, il problema delle acque o i trasporti pubblici locali, semplificando gli attuali assetti fatti di consorzi e autorità di bacino che frammentano in modo non efficiente le problematiche amministrative. È evidente quindi che una tale riorganizzazione vada pensata in una logica di più ampio respiro, a prescindere dallo status quo. Le circoscrizioni provinciali attuali, infatti, dovrebbero essere superate da macro aree che portino ad un riordino funzionale: i criteri che definiscono una macro area, cioè un'area metropolitana, non sono quelli storici, ma considerano anche le funzioni economiche, il profilo geografico, le dimensioni infrastrutturali del territorio esistenti o che si stanno creando. Per cui io avrei piuttosto ridisegnato il Veneto superando le sette attuali province con due macro aree: l'Area Orientale, più o meno comprensiva delle attuali Province di Padova, Treviso e Venezia; e l'Area Occidentale costituita dalle Province di Verona, Vicenza e Rovigo; più una piccola Area Dolomitica, rappresentata dall'attuale Provincia di Belluno, che andrebbe garantita, perchè di fatto è una delle pochissime Province italiane interamente montane e quindi con una sua particolare specificità”.

Non ha nessun senso infatti – continua Variati - la cosiddetta città metropolitana di Venezia, perchè se si limita a copiare il vecchio tessuto della Provincia di Venezia non darebbe nessuna prospettiva di futuro per la stessa città lagunare, che resterebbe quindi com'è, senza un ruolo sul piano regionale e oltre. Meglio invece un'area più vasta, che coinvolga anche le aree di Padova e Treviso, le quali, per contiguità territoriale, da tempo stanno ragionando insieme sui servizi. L'area inoltre, diventerebbe più forte, considerato che assommerebbe l'equivalente di circa 2 milioni 600 mila abitanti. L'area occidentale, dal canto suo, conterebbe circa 2 milioni di abitanti fra Verona, Vicenza e Rovigo, le quali risultano già legate da un sistema infrastrutturale articolato. Basti pensare alla Valdastico Sud, o ai rapporti, come tra Verona e Vicenza, nel settore dell'acqua e dell'energia. Si tratterebbe anche in questo caso, pertanto, di un'area che avrebbe una sua omogeneità. I confini, poi, fra queste due macro aree, andrebbero meglio ridisegnati rispetto agli attuali confini provinciali: potrebbe benissimo darsi infatti che un Comune del basso padovano confluisca meglio in una realtà vicentina o rodigina. Le due macro aree, una volta costituite – prosegue il sindaco di Vicenza -, potrebbero garantirsi una governance moderna ed efficiente che rilevi tutti quei ruoli, in parte superati, di enti di secondo e terzo livello, come i consorzi e le autorità di bacino, che oggi complicano i rispettivi ambiti di intervento”. “Consapevole comunque – aggiunge Variati - che questi processi avrebbero bisogno di tempo per la partecipazione e il convincimento, non solo del mondo istituzionale, ma anche del mondo economico, l'idea era di proporre allo Stato il mantenimento delle sette Province, ma in via transitoria, per un paio d'anni, in vista della formazione delle tre macro aree”.

Alla luce di queste scenari possibili e auspicabili, da me come dal sindaco di Verona Flavio Tosi – conclude il sindaco -, ritengo quindi l'esito dell'incontro di oggi un comportamento miope, degno di una scarsa visione politica e di scarsa capacità di governo del territorio in un tempo in cui gli enti territoriali sono sempre più chiamati ad agire e pensare in termini di efficienza ed efficacia per contenere i costi e offrire allo stesso tempo ai cittadini servizi di alto livello qualitativo”.

Spero – è infine l'augurio del sindaco - che il consiglio regionale possa affrontare con maggiore determinazione e prospettiva l'argomento, altrimenti Roma sarà libera di imporci ciò che crederà”.

 

 

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