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03/02/2012

Censimento: entro il 31 gennaio ha risposto il 90% delle famiglie. Fino al 29 febbraio restituzione dei moduli solo in via Torino e ai rilevatori

Sono quasi 48 mila le famiglie della città di Vicenza che entro il 31 gennaio hanno risposto al questionario del 15° censimento della popolazione e delle abitazioni. Più del 90% delle famiglie del capoluogo berico, pertanto, sono state censite fra il 9 ottobre e il termine fissato dall’Istat per la riconsegna dei moduli attraverso gli uffici comunali di censimento, gli uffici postali, il web e i rilevatori.

L’ufficio comunale di censimento di via Torino 11, tuttavia, resterà aperto ancora per tutto il mese in corso per raccogliere i questionari mancanti (dal lunedì al giovedì dalle 8.30 alle 18, il venerdì dalle 8.30 alle 13.30 – telefono 0444 221680, censimento@comune.vicenza.it). Dall’1 febbraio infatti il questionario non può più essere compilato on line né consegnato agli uffici postali. Lo ha annunciato questa mattina Filippo Zanetti, consigliere comunale delegato alle tematiche del settore Sistemi informatici, telematici, Sit e all'ufficio statistica, proprio nel quartier generale di via Torino.

“Continuerà invece il lavoro dei rilevatori, casa per casa – ha spiegato Zanetti -, nei confronti delle circa 4 mila famiglie che ufficialmente mancano ancora all’appello; anche se nella realtà il dato è sicuramente sovrastimato, dato che molte di loro, soprattutto quelle straniere, non si preoccupano di cancellarsi dall’anagrafe in caso di trasferimento in un altro comune. Il censimento, del resto, è anche l’occasione per confrontare i nominativi di tutte le persone censite con gli iscritti in anagrafe in modo da ‘pulire’ le liste dei residenti”.

Rifiutarsi di rispondere al questionario comporta una sanzione amministrativa tra 200 e 2.000 euro. Finora a Vicenza si sono espressamente rifiutate quattro persone, tutte italiane, nei confronti delle quali il Comune ha quindi avviato la procedura di diffida. Chi infine non viene proprio trovato, viene cancellato dai registri anagrafici per ‘irreperibilità al censimento’ e cancellato dalle liste elettorali del Comune. Ciò significa, ad esempio, non poter ottenere un certificato anagrafico o rinnovare la carta d’identità.

Per quanto riguarda invece i canali utilizzati fra tutti quelli che hanno risposto nei quattro mesi ufficiali di rilevazione (47.827 famiglie), il 34,8% ha preferito riconsegnare il questionario negli uffici postali, il 29,5% lo ha compilato e inviato via web collegandosi al sito dell’Istat, il 24,7% lo ha consegnato personalmente in uno degli uffici comunali di censimento e il restante 11% lo ha consegnato ai rilevatori.

“L’utilizzo di internet – ha evidenziato Zanetti - è stata la principale novità del 15° censimento e Vicenza ha dimostrato di apprezzarla particolarmente, dato che il canale on line è stato utilizzato da più di una famiglia su quattro. Tale confidenza col web dimostrata dai vicentini consente quindi al Comune di accedere alla tranche più corposa dei contributi Istat, prevista appunto per i Comuni che superano il 25%”.

In tutto l’operazione censimento costa a Vicenza circa 500 mila euro, di cui 55 mila sono serviti per la costituzione della sede di via Torino (ristrutturazione, pulizie, arredi, sistemi informatici e sicurezza), 160 mila per l’assunzione a tempo determinato dei coordinatori, 300 mila circa per i compensi ai rilevatori (in base al numero e alla tipologia dei questionari raccolti), 5 mila per cancelleria e materiale informativo. L’Istat riconosce un finanziamento al Comune di Vicenza pari a 211.457 euro per le spese di impianto, più 300 mila euro scarsi quale quota variabile basata sul numero dei questionari rientrati e sulle modalità di raccolta utilizzate.

“Rispetto al censimento del 2001, pertanto – ha osservato Zanetti -, quando vennero spesi 682 mila euro, si avrà alla fine un consistente risparmio di risorse dovuto alla nuova organizzazione e alle nuove tecnologie. Basti pensare che mentre dieci anni fa il personale esterno impiegato contava 15 coordinatori e 150 rilevatori, questa volta sono stati assunti con contratto a tempo determinato solo 10 coordinatori e 92 rilevatori”.

Così, mentre in via Torino e nelle sedi decentrate delle circoscrizioni (oltre allo sportello attivato anche all’anagrafe di piazza Biade) 15 addetti hanno lavorato a tempo pieno sei giorni su sette fino al 31 gennaio per raccogliere i modelli compilati e supportare nella compilazione soprattutto anziani e stranieri, i rilevatori battevano a tappeto il territorio comunale a caccia dei questionari ancora da restituire, accumulando in questo modo quasi 15 mila ore di lavoro complessive.

In particolare nelle circoscrizioni 3 e 6, dove sono stati raccolti quasi 3 mila questionari, è stata registrata una notevole affluenza, al punto da dover rafforzare il personale addetto per ridurre i tempi di attesa dei cittadini. Un gruppo di rilevatori inoltre si è recato per alcune mezze giornate nei centri per anziani in modo da facilitare la compilazione e la restituzione dei moduli da parte degli ospiti delle strutture. Così come, con l’aiuto dei Servizi sociali comunali e della Caritas di Vicenza, sono state dedicate delle giornate apposite nei campi nomadi, dove sono state censite 44 persone in viale Diaz e 85 in viale Cricoli, cui si aggiungono 13 senza tetto presso la Caritas, 86 ospiti all’albergo cittadino e 36 persone girovaghe.

Per quanto riguarda gli stranieri infine, il rapporto è stato particolarmente curato grazie anche a specifici incontri con i rappresentanti delle loro associazioni. Per i residenti cinesi, ad esempio, grazie alla presenza tra i rilevatori di una cinese, è stato possibile comporre un volantino per invitare i cinesi residenti in città a presentarsi negli uffici negli orari e nei giorni in cui si garantiva la presenza della rilevatrice madrelingua.

Quanto agli americani che gravitano attorno alla caserma Ederle, soltanto negli ultimi giorni, anche grazie alla collaborazione della prefettura e degli uffici della caserma stessa, è stato possibile censire tale fetta della popolazione che altrimenti sarebbe risultata “invisibile” al censimento. Il numero complessivo ammonta a circa 2.300 persone tra militari e famigliari che hanno alloggio in città al di fuori della caserma Ederle.

Infine, finora sono state contate oltre 3 mila abitazioni non occupate: “Ma è un dato ancora parziale e quindi destinato ad aumentare – ha precisato Zanetti -. Nel 2001 ad esempio se ne censirono oltre 4.600. E’ comunque un’indicazione già molto importante in considerazione dell‘emergenza casa’ di cui purtroppo si parla sempre più spesso”.

 

 

 

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