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21/04/2010

Le sculture romane della collezione di Girolamo di Velo in un volume che sarà presentato sabato 24 aprile, ultimo appuntamento della Settimana della cultura

Il paesaggio vicentino della Grande Guerra e la collezione Girolamo di Velo del Museo Naturalistico Archeologico, raccolta in un volume recentemente pubblicato, saranno i temi trattati negli ultimi due appuntamenti della “Settimana della cultura”.

Il paesaggio della pianura vicentina e dell’Altopiano segnato dalle vicende della prima guerra mondiale sarà il tema della conferenza di venerdì 23 aprile alle 17 al Museo del Risorgimento e della Resistenza. Mauro Varotto del dipartimento di geografia dell’Università di Padova parlerà del legame tra musei e territorio. A seguire, la proiezione di un filmato sui lavori di recupero dei manufatti sugli Altopiani vicentini presentato dal conservatore del Museo Mauro Passarin. Il fascino del recupero della memoria tangibile della Grande Guerra è nelle zone montane del vicentino un fattore di straordinaria unicità perché, se accompagnato alla grande ricchezza naturalistica, sta offrendo un confronto inatteso e delle sorprese contingenti pur nella transitorietà di un evento per sempre passato. Il grande patrimonio storico e paesaggistico è presentato come relazione reciproca uomo-ambiente e come sistema produttivo per lo sviluppo di una concezione integrata di servizi culturali sul territorio.
Il territorio degli altipiani vicentini è caratterizzato da una presenza estesa di testimonianze della Grande Guerra. Questo patrimonio storico, oggetto di una costante domanda di fruizione, è sempre piùminacciato da un degrado fisico che denota la gravità della situazione. La conoscenza del territorio e dei suoi contenuti storici è strumento di base per poter esprimere in modo coerente ed adeguato interventi di conservazione e valorizzazione scientificamente fondati.

Sabato 24 aprile alle 16, per l’ultimo appuntamento in programma per questa XII edizione della Settimana, il Museo Naturalistico Archeologico riproporrà la prima delle sue collezioni, la raccolta di statue romane donate da Girolamo di Velo al Museo, ora oggetto del volume fresco di stampa di Matteo Cadario. Il libro, che comprende un contributo di Irene Favaretto e Giuseppina Ghirardini Santinello, sarà presentato da Elena Francesca Ghedini del dipartimento di archeologia dell’Università di Padova.
La collezione di sculture romane di Girolamo Egidio di Velo - provenienti dalle terme di Caracalla e dai Musei Vaticani (ricevute in cambio di due mosaici rinvenuti nelle Terme)- è il primo nucleo di reperti archeologici riuniti con lo scopo di dotare la città di Vicenza di un Museo.
Girolamo Egidio di Velo, nato a Vicenza nel 1792, uomo colto, aperto all'illuminismo e al liberalismo, viaggiatore ricco di interessi nell'Europa dei primi decenni dell'Ottocento, e patriota impegnato negli ideali liberali, fu un appassionato di  l’archeologia tanto da dedicarsi nell’impresa di uno scavo archeologico nelle Terme di Caracalla.
Il metodo di scavo gli consentì di riconoscere gli ambienti del corpo centrale delle terme, scoprendo anche due importanti pavimenti musivi: i mosaici furono oggetto di un contenzioso con lo Stato pontificio, concessionario dello scavo, che si concluse con la cessione dei mosaici in cambio di alcune sculture scelte tra il materiale in deposito nei Musei Vaticani, reperti che ora sono esposti nel Museo di Vicenza.
Alla sua morte, nel 1831, Di Velo lascia alla sorella Isabella  il compito di creare con alcuni dei resti architettonici da lui scavati alle Terme di Caracalla un monumento a Palladio e con le sculture l’idea di costituire a Vicenza un Museo Archeologico.
Solo nel 1840 la collezione venne trasferita a Palazzo Chiericati in vista dell’allestimento del Museo Civico che verrà inaugurato nel 1855.
Il catalogo che viene presentato rappresenta una delle tappe finali di un lungo iter museografico che ha portato alla valorizzazione della collezione con l’obbiettivo, al tempo stesso, di rendere omaggio alla lungimiranza e all’intelligenza culturale del Velo.
L’operazione è stata iniziata nel 1989 da Giuseppina Ghirardini con una tesi che ha avuto il grande merito di fare nuova luce sui molteplici, appassionati e colti interessi del Velo, tra i quali spicca la passione per l’antico che lo ha portato a Roma a recuperare nelle Terme di Caracalla parte dei reperti riuniti nella sua collezione.
Il restauro dell’intera collezione, ad opera di Maria Teresa Marchetto, è stato compiuto tra il 1997 e il 1998, grazie ad un contributo della Regione Veneto. Nel 2001 finalmente la collezione può essere esposta al pubblico in un nuovo allestimento.
Le schedatura della collezione, affidata Matteo Cadario, si è risolta in uno studio analitico delle sculture della collezione, condotto con assoluta competenza e grande rigore scientifico.
Le schede delle opere sono presentate rispettando i due gruppi di provenienza: Terme di Caracalla e Musei Vaticani.
Nel primo gruppo composto da sei reperti, l'autore, dopo l'introduzione all’area di provenienza all’interno delle terme, illustra il contesto e il significato che tali sculture avevano nel piano decorativo del monumento, e in particolare delle "palestre".
Il secondo gruppo di sculture proviene invece dai Musei Vaticani. Si tratta di tredici pezzi, ceduti al Velo dalla Commissione dei Musei Vaticani, la quale è stata ben attenta di non privarsi in alcun modo di nessuna statua che fosse ritenuta "unica" per qualità o che non fosse un "doppione" di quelle presenti in quelle collezioni.
Con la pubblicazione del catalogo non si è comunque raggiunto il traguardo finale, ma ci si è avvicinati all’ultima tappa che ancora resta da percorrere per completare lo status museale dei reperti. Ora la collezione necessita di apparati didattici attraverso i quali comunicare e far nascere momenti di dialogo con il visitatore.

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