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04/12/2009

I Motus a Vicenza esplorano le periferie europee: in “X(ics) - Racconti crudeli della giovinezza” rabbia e disillusione dei giovani in conflitto con gli adulti e il loro mondo

Mancano pochi giorni all’esordio di Teatro Futuro, il nuovo percorso di teatro contemporaneo, promosso dall’assessorato alla cultura del Comune di Vicenza con il supporto della Regione Veneto, realizzato con la direzione artistica di Livio Pacella e la direzione organizzativa delle associazioni Theama Teatro e Teatro Futuro.  
I Motus, uno dei gruppi di punta del teatro di sperimentazione italiano, frequenti ospiti di rassegne internazionali e per la prima volta a Vicenza, saranno i protagonisti della prima serata in calendario. L’11 dicembre alle 21 porteranno sul palco del Teatro Comunale lo spettacolo “X(ics) - Racconti Crudeli della Giovinezza”, frutto della loro visionaria ricerca teatrale che in quest’occasione porterà in scena immagini video insieme a parole e movimenti. Per Vicenza è stata scelta la versione dello spettacolo realizzata in Germania a Halle-Neustadt. Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, registi e creatori dell’evento, e il produttore dei video Francesco Borghesi, con questo spettacolo immergono il pubblico nella vita dei giovani, in particolare della periferia della città dove emerge la solitudine delle nuove generazioni. Con la carica eversiva e disillusa del loro rapporto conflittuale con gli adulti e il loro mondo. 
Quella dei Motus è una ricerca condotta con coerenza testarda e creativa, che ridisegna spazi e filtra miti attraverso uno spasmodico uso del corpo e il recupero di materiali degradati e quotidiani, sull’onda trascinante della musica e delle contaminazioni tecnologiche.
La rassegna Teatro Futuro proporrà, nel corso del 2010, spettacoli, laboratori e seminari per costruire un grande momento conclusivo in piazza dei Signori, con un’ottica primariamente rivolta ai giovani, fruitori solo occasionali del teatro.
Il biglietto d’ingresso allo spettacolo di venerdì 11 dicembre è di 10 euro. I biglietti  si possono acquistare alla biglietteria Teatro Comunale (viale Mazzini 39, 0444324442) dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19 e il sabato dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 19; all’agenzia PantaRhei (via Carlo Cattaneo 21, 0444320217)  dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18 (chiuso martedì e venerdì mattina); www.greenticket.it            
Per informazioni: Theama Teatro 0444322525

Scheda dello spettacolo: “X(ics) Racconti crudeli della giovinezza”
Tentare di dipingere la giovinezza entra in corto con il nostro vissuto della giovinezza stessa, con ricordi e tumulti di uno stato che non c'è più, è passato, lontano, crudelmente trascorso. Il contatto con l'incoscienza adolescente provoca un rimescolamento di emozioni che azzera e sminuzza tutte le convinzioni sul teatro accumulate nel tempo: ne risultano capitomboli di pensiero, coriandoli di certezze, briciole di polistirolo di senso.
Parti con idee, concetti, riferimenti sociologici, poi una volta dentro certe atmosfere - in cui ci siamo infiltrati sperimentando una tecnica documentaria non invasiva e quasi invisibile - ti trovi a fare un balzo all'indietro, regressivo. Non è nostalgia, ma per far vivere sul palco altri mondi, occorre immergersi. Come ricreare certi stati di sospensione nella solitudine pomeridiana della città? Il vagare, l'ansia o lo starsene in vacua attesa su una panchina a desiderare incessantemente che qualcosa di nuovo e meraviglioso giunga. "Aspetto, temo non avere niente di meglio da fare" diceva Malcolm all'inizio del libro di James Purdy cui volevamo dedicare un film impossibile. Il fantasma di Malcolm resta nell'aria, aleggia sulle riprese avventate che abbiamo fatto ai margini di tre diverse  città. Ci siamo spostati veloci con le videocamere sempre accese, eternamente perseguitati dalla curiosità di ragazzini che finalmente avevano trovato "qualcosa da fare": inseguire la troupe "degli italiani" che non fa televisione, come tutti ci chiedevano, ma raccoglie appunti per un film futuro, confluiti ora in questa specie di spettacolo ibrido che assembla i germi di un concerto stridente e di una danza sporca e asincrona, scaturita dal rapporto con il catrame della strada. Questi esperimenti ci hanno dunque spinto ad andare in quei luoghi appartati, terrain-vagues, in cui si fugge per i primi baci, le prime trasgressioni, i primi tentativi di esserci, per essere dove? «in un mondo in cui non ho mica chiesto io di venire ad abitare!»
"Il problema non è il vuoto che i giovani hanno dentro ma il deserto creato dagli adulti, dove sono obbligati a stare fin dalla nascita" scriveva Paul Goodman già negli anni '60 ed è un po' questo che ancora emerge dalle conversazioni con i ragazzi.
«Come posso avere fiducia nelle leggi se tutte le istituzioni, create dagli adulti, la chiesa, la politica, le forze dell'ordine, le università sono corrotte e come affezionarsi alla bellezza di questo mondo se si assiste di continuo allo spettacolo della guerra e della distruzione ambientale? No il problema non è il vuoto dentro noi ma il deserto creato dai grandi».
Il deserto dei grandi è il deserto umano di cui scriveva anche Pasolini, che si riflette nei nuovi deserti urbani di oggi, spazi di distruzioni e ricostruzioni selvagge, terre di nessuno dove imprevedibilmente sorgono sfavillanti Centri commerciali, in cui si va per passare il tempo più che per comprare, luoghi dove i ragazzini stanno per incontrarsi e incontrare, per mostrarsi e mostrare, per provare a esserci, fra le merci come merci, ancora una volta.
I giovani che abbiamo incontrato non sono bulletti o confezioni vuote, come certa propaganda televisiva semplicistica tende a dipingere sono state sorprese di umanità e gentilezza, diversi, veramente diversi dentro. È a loro che è dedicato questo lavoro cresciuto ai margini, nei luoghi artificiali del consumo.
Il primo movimento si è avviato fra i centri commerciali, nuove cattedrali delle periferie della provincia italiana, dove Silvia, distribuendo volantini con scritto "Mi sto cercando", ha avvicinato casualmente Sergio, di Buenos Aires, e la sua  "espressione di attesa era così intensa" che ci ha indotto a portarlo sul palco, con il suo basso, sebbene non avesse mai fatto - e visto - teatro. A Valence è arrivato Mario, che vive a Parigi, è filippino d'origine e da poco cittadino italiano anche lui lontano dal teatro, ma immerso nella musica e con diversi anni di danza di strada alle spalle: è entrato con assoluta spontaneità in questo spettacolo-esperimento che fa dell'apertura al rischio e alla fragilità nell'esporsi i suoi cardini poetici. Poi, nel giugno 2008 un'ulteriore residenza ad Halle Neustadt, il quartiere satellite, la città nuova, ideale, creata per lavoratori di un utopico socialismo reale crollato e venduto a pezzetti come quelli del muro che ancora si comprano all'aeroporto, e qui, in una sala prove fatiscente, abbiamo incontrato Ines, cantante e studentessa di musica  dopo 10 giorni di prove, si è trovata davanti alla platea gremita ed entusiasta di Theater der Welt. Quest'ultima città della ex-Ddr porta impressi sui muri i segni della fine e della fuga: fine di un sogno-regime, di "un altro mondo possibile" schierato contro e dell'avvento omologante dell'unico modello vincente-perdente, la mono-cultura americana, che come tutte le mono-culture sfinisce e prosciuga anche i terreni migliori.
Ora anche ad Halle Neustadt in centro c'è una multisala e tanti centri commerciali che funzionano poco e male perché la popolazione è quasi dimezzata, le finestre sono in gran parte chiuse, i pochi giovani rimasti si aggirano per bande, come predoni sopravissuti a chissà quale disastro sanno, sono al corrente, dell'avvenuto? Del perché i loro nonni parlano russo? Ecco, questo senso di fine, di post - e di resistenza tenace nel caos - è ciò che ci spinge a procedere, è l'animo di questo movimento di Ics, cortocircuito di vecchio e nuovo, interno ed esterno, vuoto e pieno, presente e memoria gioventù e vecchiaia. Motus

Scheda sulla compagnia: Motus
Motus è stato fondato nel 1991 da Enrico Casagrande e Daniela Nicolò, strutturato sin dalle origini come nucleo di lavoro aperto alle ibridazioni fra arti e linguaggi. La follia d'amore, i meccanismi artificiosi della seduzione, i limiti del corpo e la sua indagine hanno da sempre invaso le scene del gruppo: O.F. ovvero Orlando Furioso impunemente eseguito da Motus ('98), Orpheus Glance e Visio gloriosa (2000), il progetto Rooms ('02). Una lunga residenza in Francia ha condotto alle liriche d'amore di Pier Paolo Pasolini, alla sua irrinunciabile attrazione «per i corpi senz'anima» che popolano le notti delle periferie romane in Come un cane senza padrone ('03) e L'Ospite ('04). È stato poi con Rumore rosa ('06) che il tema dell'amore e dell'abbandono è stato ancor più sviscerato, con l'avallo di alcuni stralci di dialogo furente da Le amare lacrime di Petra Von Kant, manuale d'amore universale e melodrammatico. Il 2006 ha visto anche un ritorno a Samuel Beckett, con la video-performance A place. That again, ispirata a All strange away, l'unico testo "pornografico" dello straordinario autore irlandese.
Per la Biennale Danza 2007, Motus ha dato avvio a X(ics) - Racconti crudeli della giovinezza. La stessa ricerca sul rapporto fra generazioni ha condotto a un nuovo progetto ispirato alla figura di Antigone, che si svilupperà nel 2009 e 2010.

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