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03/10/2009

Vicenza, il consolato indiano dona una statua di Gandhi. Il sindaco: "Costruiamo la città della pace"

La statua di Gandhi come "primo segno concreto dell'edificazione di una città della pace". Così il sindaco di Vicenza, Achille Variati, ha definito il dono del busto del Mahatma alla città, ringraziando il console generale d'India a Milano, Sarvajit Chakravarti, nel corso della cerimonia di scopertura della statua avvenuta stamani a Palazzo Chiericati. Il busto di Gandhi suggella l'amicizia tra l'India e Vicenza (il cui conservatorio Pedrollo promuove da anni l'unico corso di musica indiana in Italia), nell'avvio dell'anno di celebrazioni per il 140° anniversario della nascita della guida spirituale e politica dell'indipendenza indiana. In un secondo momento la statua verrà collocata definitivamente a Campo Marzo, il più grande parco cittadino, nell'esedra in cui l'Amministrazione ha annunciato di voler realizzare anche uno "speaker's corner" per farne un piccolo "tempio della democrazia partecipativa", in cui chiunque voglia abbia diritto di parola.
Nel suo intervento il sindaco ha sottolineato il significato di questo momento, collegando l'insegnamento gandhiano alla protesta nonviolenta contro la costruzione della nuova base militare americana al Dal Molin, e citando in particolare "quei coraggiosi e determinati vicentini che, raccogliendo il testimone ideale di don Albino Bizzotto, digiunano a staffetta da settimane, e continueranno a farlo fino all’arrivo, a inizio novembre, della grande Marcia mondiale per la pace e la nonviolenza qui a Vicenza".
"Vicenza ha conosciuto in questi anni - ha detto Variati - una grande battaglia di democrazia e di libertà. Con la costruzione del Dal Molin diventerà la città italiana, forse europea, con la più alta presenza di militari in armi in rapporto alla popolazione. E molte sono le basi e le strutture militari che segnano il nostro territorio. Di fronte a questo si può tacere, ci si può rassegnare, si può provare a chiudere gli occhi, si può provare a dimenticare. Oppure si può, come hanno fatto i vicentini, discutere, riflettere, sviluppare una coscienza civile e critica. Si può, soprattutto, attivamente lavorare perché la rappresentazione che noi stessi diamo della nostra città non sia quella di una città “militarizzata”. Noi stessi dobbiamo volere che non sia così, e fare in modo che, anche attraverso ferite dolorose, la guarigione non significhi oblio della ferita ma esaltazione di un insegnamento e di un messaggio opposto. Vicenza può aspirare a vedersi come una città della pace, Vicenza può aspirare ad essere una capitale della pace".
"Sta a tutti noi - ha concluso il sindaco - costruire, con le nostre mani e con le nostre forze e con il nostro impegno di ogni giorno, un mondo di pace, e una città di pace. Come ha detto il Mahatma: 'Siate il cambiamento che volete vedere avvenire nel mondo'”.

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