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28/09/2009

Intervento del sindaco Variati sulle ultime decisioni per il Dal Molin: "La difesa di Vicenza"

"Ci sono momenti, nelle storie di tutti noi e nella nostra storia collettiva, in cui siamo chiamati a decisioni difficili. E questo, per tutta la complessa e dolorosa vicenda del Dal Molin, è uno di quei momenti. Due settimane fa ho dovuto dire un’amara verità: “Abbiamo provato a fermarla in tutti i modi leciti, ma le strade si sono chiuse una dopo l’altra senza lasciarci speranze, e quella base, purtroppo, si farà”. Questa non è una resa incondizionata di fronte al potere a volte prepotente dello Stato. È una nuova fase che deve avere un obiettivo limpido e coerente con la battaglia fatta fin qui: la difesa di Vicenza, la tutela della nostra città dai rischi e dai danni che potrebbero minacciare la nostra qualità della vita.

In questi anni moltissimi vicentini, e io con loro, hanno alzato la testa e fatto sentire la propria voce contro una decisione, quella di costruire una nuova base militare americana al posto del nostro aeroporto, vissuta come un’imposizione dello Stato. Hanno protestato per il tentativo di nascondere la verità, hanno espresso le preoccupazioni e anche la rabbia per un progetto che in tanti consideravamo, e consideriamo ancora oggi, sbagliato: per l’ulteriore militarizzazione della città, per la cementificazione di un’altra area, per il luogo scelto, per gli impatti sull’ambiente, la falda acquifera, i quartieri circostanti, il traffico. Come cittadino di Vicenza sono orgoglioso della dignità e della forza con cui abbiamo ribaltato il vecchio e insopportabile stereotipo del veneto “polentone”, sempre disposto a subire in silenzio. Sono stati anni di grande maturazione civile e di crescita di una coscienza collettiva critica. La democrazia che tutti amiamo è anche questo. È stato giusto, per chi era in profondo disaccordo verso la costruzione della nuova base, manifestare il proprio dissenso. E naturalmente, sarà giusto – persino importante – farlo anche domani.   

Ma come sindaco ho una responsabilità in più. Posso continuare a impegnarmi in una battaglia solo fino a che sono ancora aperte delle possibilità amministrative, o giuridiche, o politiche. E queste possibilità, purtroppo, si sono chiuse una dietro l’altra. Le abbiamo esplorate con convinzione e anche con tenacia, persino quando poteva essere più conveniente gettare la spugna, perché ero e resto convinto che la collocazione della nuova base militare al Dal Molin sia un errore storico. Ma nelle ultime settimane anche le ultime speranze si sono infrante contro i muri che, letteralmente, iniziano a innalzarsi in quel cantiere.

È a partire da qui che ho aperto una fase nuova nella questione Dal Molin. La fase in cui la città andrà a chiedere allo Stato garanzie e tutele per il proprio futuro. Non si tratta, come qualcuno ha detto, di andare a Roma a elemosinare. Né di contrattare un prezzo per questa ferita che viene inferta alla città, e che non può e non potrà essere, in senso pieno, “compensata”, come se la dignità di una città e della sua gente potessero essere vendute e comprate. Il mio è un discorso di semplice responsabilità: visto che lo Stato ha preteso di fare qui una nuova base militare per gli americani, e visto che questa base porterà problemi urbanistici, ambientali, viabilistici, è necessario che a Vicenza vengano finanziate opere capaci di portare concreti miglioramenti in tutti questi campi. E naturalmente capaci di ridurre il danno della base e mitigarne l’impatto sulla città.

So bene che a qualcuno, anche e forse soprattutto tra coloro che mi hanno eletto, questo discorso non piace, perché lo considera una resa. Ma un sindaco che pensa solo al consenso non sta facendo bene il proprio dovere. E il mio dovere è fare di tutto, oggi, perché Vicenza non si trovi, come ho detto tante volte, “becca e bastonata”: cioè con una nuova base militare da un lato e, dall’altro lato, niente che possa bilanciarne positivamente, almeno in parte, gli effetti negativi.

La trattativa con lo Stato non sarà semplice, e non possiamo dare nulla per scontato: soprattutto noi vicentini, che abbiamo potuto sperimentare sulla nostra pelle quanto possa essere sorda e lontana Roma. Per dare alle richieste della città la massima forza ho avviato quindi una serie di consultazioni con le rappresentanze dell’impresa e del lavoro, con i partiti politici di tutti gli schieramenti, con i comitati di cittadini e i movimenti contrari o favorevoli alla base. Questi colloqui sono già in corso, con l’obiettivo di arrivare alla formulazione di un documento che sintetizzi un pacchetto chiaro e realistico di richieste allo Stato, e che possa poi giungere alla discussione del Consiglio Comunale, il massimo organo della nostra democrazia.

Le risposte che come città dobbiamo darci, e su cui sto verificando l’orientamento dei diversi soggetti rappresentativi, saranno fondamentali per disegnare il futuro di Vicenza. Riassumo le principali questioni aperte.

I quartieri settentrionali già oggi soffrono un pesante traffico di attraversamento, visto che non è mai stato completato a nord l’anello della circonvallazione stradale, e con l’innesto di alcune migliaia di persone tra militari e civili al Dal Molin le condizioni peggioreranno. È giusto chiedere allo Stato di finanziare un asse di collegamento est-ovest a nord della città? 

La qualità dell’aria e ambientale di Vicenza è notoriamente scadente. Il cantiere oggi e la nuova base domani porteranno un impatto ulteriore su questo fronte. È giusto chiedere allo Stato di finanziare uno sviluppo importante del trasporto pubblico elettrico?

La base occuperà il lato ovest del Dal Molin. Cosa dobbiamo fare del lato est? Esistono un progetto industriale credibile e un interesse pubblico per la ricostruzione dell’aeroporto civile distrutto per fare posto alla base? O possiamo chiedere allo Stato che quest’area passi dal demanio militare al patrimonio comunale, magari per farci un grande bosco urbano o parco pubblico attrezzato, anche come garanzia rispetto al rischio di future espansioni sul lato est della presenza militare?

Ci sono molte domande e ci sono molte preoccupazioni sui lavori di costruzione della base, e su ciò che accadrà in quella struttura quando diventerà operativa. Possiamo chiedere allo Stato di costituire un tavolo composto da tecnici americani e rappresentanti della comunità locale per avere quelle risposte chiare a cui credo abbiamo diritto, e per monitorare con trasparenza lo sviluppo del cantiere nei prossimi mesi e anni?

Sono solo alcuni, i principali, dei temi su cui siamo chiamati a confrontarci. Conto che sia possibile arrivare a un’ampia convergenza tra le istituzioni (come la Provincia e la Camera di Commercio), le forze politiche, le categorie economiche, le rappresentanze sociali e i comitati di cittadini. Se riusciremo a fare questo, le richieste di Vicenza avranno più forza al tavolo che apriremo con Roma, dove andremo a pretendere che gli impegni assunti in varie occasioni dallo Stato si concretizzino.

Ho voluto spiegare così, con un discorso pubblico e trasparente, quali sono le ragioni e gli obiettivi che mi hanno portato ad aprire questa nuova fase. Giusta o sbagliata, lo giudicheranno come sempre i cittadini. Io non potevo e non posso sottrarmi a ciò che considero il mio primo dovere di sindaco: difendere la nostra città, garantirne i diritti, proteggerne il futuro".

Achille Variati
Sindaco di Vicenza

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