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06/05/2009

Dall'8 al 24 maggio trenta opere di Arman in mostra al Lamec. Anche gli strumenti ricomposti dell'artista francese in esposizione durante Vicenza Jazz

In occasione della XIV edizione di New Conversations - Vicenza Jazz, il Comune di Vicenza - Assessorato alla Cultura, in collaborazione con la Galleria Arte Sgarro di Lonigo, presenta una mostra monografica sul celebre artista francese Arman. Allestita al LAMeC (Basilica Palladiana), l'esposizione propone circa trenta opere che raffigurano i celebri violini e strumenti musicali, distrutti, ricomposti, e successivamente colorati con violenti colpi di colore che ricordano alcuni movimenti del judo. La rassegna è aperta dall'8 al 24 maggio, tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 10 alle 18; il sabato e la domenica la chiusura è alle 21.30. Ingresso libero.

Per informazioni: Assessorato alla Cultura: 0444 222114 - 222122, uffmostre@comune.vicenza.it, www.comune.vicenza.it; Arte Sgarro: 0444 439537, www.artesgarro.com.

Arman, al secolo Armand Fernandez, nasce a Nizza nel 1928. È tra i primi firmatari (insieme a Klein, Hains, Raysse, Tinguely, Villeglé, Dufrêne) ed esponente di rilievo del Nouveau Réalisme, il movimento nato attorno al critico Pierre Restany che, nell'aprile del 1960, ne stilò il manifesto. Il Nouveau Réalisme deriva, pur prendendone le distanze, dalle avanguardie dadaiste di inizio secolo, delle quali riprende l'atteggiamento dissacrante nei confronti dell'arte tradizionale.

Nella seconda metà del XX secolo le arti visive si interrogano sulla civiltà dei consumi, sull’oggetto-prodotto, la destinazione d’uso e l’obsolescenza delle merci.

Gli artisti si trovano a riflettere sulla derealizzazione della “cosa”, che diventa spazzatura, intendendo riqualificarla in quanto cimelio. In questa prospettiva storica si inserisce la ricerca di Arman, che riaccende e accentua un interesse sulle cose.

Nouveau Réalisme per Arman significa assemblare oggetti che la società reputa marginali e insignificanti, puntando l'attenzione su ciò che non si nota ed esaltando così il valore di ciò che si utilizza quotidianamente: come uno strumento musicale che emette melodie e crea emozioni, ma che nella poetica di Arman viene spaccato, sezionato e non trasmette suoni.

Dopo un primo esperimento nella pittura tradizionale, Arman abbandona, a partire dal 1952, l'utilizzo del "cavalletto", per una nuova ricerca d'espressione.

Comincia con "timbri" su carta moltiplicati ossessivamente (cachets), passando successivamente alle tracce e alle impronte (allures).

È tra il 1960 e il 1962 che si compie il suo destino, pervenendo ad uno stile nuovo e potente; l'artista focalizza lo sguardo sulla natura moderna, industriale e urbana, appropriandosi degli oggetti della strada: li spezza, li assembla, li comprime e li colpisce di vampe di colore, arricchendoli di drammaticità.

L'opera di Arman non può avere confini limitati, non è pura pittura, non è pura scultura. 

Infatti anche nelle sue opere frontali - definite "superfici", perché come egli stesso sostiene «anche nelle mie composizioni volumetriche la mia volontà è sempre pittorica più che scultorea» - la sua nozione del volume è lontana da quella degli scultori puri.

Dopo una vita da artista con più di seicento mostre personali, Arman muore a New York il 22 ottobre 2005.                                                             

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