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09/03/2007

Da Vicenza all'Argentina, sei film per raccontare il Veneto

Sei film per raccontare ai giovani vicentini di oggi il Veneto di ieri, con uno sguardo che si spinge fino ai nostri giorni; ma anche per offrire ai nipoti dei veneti che emigrarono in Argentina il ritratto di una terra cui le loro famiglie sono ancora legate. Prenderà il via lunedì 12 marzo, proseguendo per tutta la settimana, sino a sabato 17, la prima fase del progetto "La storia, l'ambiente e la società vicentina attraverso il Cinema", promosso dall'assessorato per i giovani e l'istruzione del Comune di Vicenza, con i finanziamenti che la Regione stanzia per le iniziative culturali a favore dei veneti nel mondo. L'iniziativa nasce per promuovere la conoscenza della società veneta, ripercorrendone la storia attraverso alcune delle più significative pagine che il cinema le ha dedicato negli ultimi 40 anni: offrendo alle nuove generazioni uno sguardo sul Veneto dei padri e dei nonni. La proiezione dei film sarà accompagnata da incontri con esperti di cinema, attori e registi. Alla fine del mese, in occasione del festival cinematografico che si svolge a Mar del Plata, in Argentina, gli stessi film saranno proposti ad un pubblico di giovani oriundi di terza generazione dello stato sudamericano.
«Per i giovani veneti - spiega Arrigo Abalti, assessore per i giovani e l'istruzione - questi film sono una finestra aperta su un mondo ed una società diversi per molti aspetti da quella in cui vivono oggi. Ma che, nondimeno, è giusto conoscere: non c'è futuro senza la consapevolezza del proprio passato e della storia da cui si proviene. Con questa iniziativa abbiamo pensato ai nostri ragazzi, ma anche ai quei giovani che, in paesi come l'Argentina, discendono da famiglie che hanno lasciato la nostra regione ormai da molti anni: quando il Veneto, oggi meta dell'immigrazione straniera, era terra di emigrazione verso altri paesi e altri continenti. Sono certo che questi film rinsalderanno il legame e l'amore verso la patria natia dei loro nonni».
La prima fase del progetto porterà gli studenti delle scuole superiori della città ad assistere, al cinema Odeon di corso Palladio, alla proiezione di un film scelto tra sei pellicole.

"Un tranquillo posto di campagna" di Elio Petri (1968). Petri dirige Franco Nero, nei panni di un pittore di successo. Precipitato in una grave crisi artistica dal rifiuto delle leggi del mercato, cerca nuova ispirazione rifugiandosi in una villa veneta. Finirà invece preda di un'allucinata follia, perseguitato dal fantasma della contessa che un tempo vi abitava.
"Uomini contro" di Francesco Rosi (1970). Tratto dal romanzo di Emilio Lussu "Un anno sull'altipiano" (1938), racconta la crisi di coscienza di un ufficiale interventista, impegnato nei combattimenti della Prima Guerra Mondiale sull'Altopiano di Asiago. Prova da protagonista per Gian Maria Volonté.
"Ultimo minuto" di Pupi Avati (1987). Caduta e risurrezione di Walter Ferroni (Ugo Tognazzi), per una vita dirigente tecnico di una squadra di provincia sempre sull'orlo della retrocessione. Secondo il Morandini, il primo vero film italiano sul calcio, in cui appare "quel che la Tv non fa mai vedere". Lo stadio Menti è il riconoscibile set della pellicola, che riporta Tognazzi a Vicenza, oltre 20 anni dopo la prova de "Il Commissario Pepe".
"Il Prete Bello" di Carlo Mazzacurati (1989). Girato e ambientato in città, nell'atmosfera degli anni Trenta, ispirato dall'omonimo romanzo scritto da Goffredo Parise nel 1954.
"Piccoli maestri" di Daniele Lucchetti (1998). Ancora una volta, la letteratura diventa cinema. Qui l'ispirazione è il romanzo omonimo di Luigi Meneghello, storia collettiva di un gruppo di giovani studenti che, all'indomani dell'8 Settembre, partono per l'Altopiano, per combattere con i partigiani contro gli occupanti nazisti.
"Still life" di Filippo Cipriano (2005). Di nuovo l'Altopiano, questa volta però per una trama noir. Vicentina è la sceneggiatura, firmata da Vitaliano Trevisan, ma anche la produzione di Ulisse Lendaro, che tra l'altro recita nel film tra gli attori protagonisti.

La scelta del cinema come strumento educativo non è casuale. «Da sempre - conclude Abalti - il cinema è un linguaggio che attira l'attenzione dei giovani. Con una facilità superiore a quella della letteratura, paragonabile forse solo a quella della musica, il cinema riesce ad aprirsi una breccia nel muro spesso impenetrabile che protegge l'immaginario collettivo dei ragazzi. Ecco perché il cinema può essere un mezzo efficace nella trasmissione alle nuove generazioni di un patrimonio culturale ed educativo».

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