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28/12/2006

Cordoglio del Comune per la scomparsa dello scrittore Virgilio Scapin: il ricordo del sindaco

E' scomparso lo scrittore Virgilio Scapin, "cantore" della vicentinità, personaggio illustre della vita culturale e sociale della città.
L'amministrazione comunale di Vicenza esprime profondo cordoglio e lo ricorda con affetto, attraverso questo scritto del sindaco Enrico Hüllweck.

"Con me se l'era presa quel giorno che, da medico, mi era scappato di ammettere durante un programma tv che il baccalà alla vicentina è squisito ma non sempre facile da digerire, specie se non accompagnato dalla polenta.Non me l'ha mai perdonato. "Una frivolezza" direbbero molti.Non lui.
Non lui, Virgilio Scapin, defensor vicentinitatis in tutte le sue forme (enogastronomiche comprese) proprio perché cosi innamorato di Vicenza da arrabbiarsi spesso per i difetti della "vicentinitas" ma da non permettere a nessun altro di metterne in dubbio le virtù.Lo faceva con gestualità semplice, sia che indossasse la veste della confraternita o che passeggiasse per Via Do Rode ostentando una serafica camicia sopra un "orgoglioso" girovita di tutto rispetto.Il tono era un pò sacerdotale (non tanto per via del priorato della confraternita) quanto, forse, per gli otto anni passati in seminario, che gli avevano permesso di approdare all'arte della prosa, scrivendo "Il chierico provvisorio".In ogni caso, se avesse fatto il prete, sarebbe stato uno di quei preti che vai volentieri a sentire la domenica, perché senti e sai che credono davvero a quel che dicono e lo mettono in pratica nella vita.Si, Virgilio era un incorreggibile esempio di lealtà e di trasparenza verso la vita, verso la società, verso se stesso e la sua capacità artistica.Non riusciva a "falsificare" niente, anche a costo di perdere qualche treno nel mondo della celebrità (è stato finalista al Campiello ma mai vincitore), per quella sua voglia di non "truccare" se stesso, di non "truccare" la realtà edulcorandola secondo i bisogni.Le uniche sue finzioni (oggi direbbero "fiction") si è divertito a farle girando piccole ma ben cesellate parti in film importanti come "Il commissario Pepe" con Ugo Tognazzi o "Signore e Signori" con Virna Lisi e Gastone Moschin.
In tutte le altre occasioni era un cultore del vero e del verismo, anche aspro all'occorrenza, come nei suoi più noti scritti "I magnasoete" del 1976 o "Una maschia gioventù" del 1998.Tante volte, guardandolo nella porta della sua storica libreria di Via Do Rode (vera icona della cultura), mi sono chiesto perché un uomo così si è fermato a Vicenza e non è diventato un "grande libraio" o un "uomo di cultura" in una Milano, a Roma o altrove.Penso che, a una tale domanda, mi avrebbe risposto puntandomi in faccia quei suoi enormi occhi espressivi che sembravano le bandelas di un torero quando sta per infilzare il toro.Avrebbe risposto così, con lo sguardo e mi avrebbe parlato di altro, gonfiando il suo ventre con un sospiro.Mi avrebbe parlato forse del suo orgoglio per l'osteria del padre a Breganze, dove aveva conosciuto il vino, che lui stesso aveva servito, in un mondo autentico, fatto di tradizioni e di ideali nobili o meno nobili, che un giorno avrebbe tratteggiato nel suo "La giostra degli arcangeli" dedicato appunto a Breganze.Oppure mi avrebbe chiesto se avevo mai letto il suo "Supermarket provinciale" e io sarei arrossito perché all'epoca della divulgazione dell'opera ero partito per la naja.In qualche modo ho sempre invidiato la sua forza nel saper sempre essere se stesso mettendo la sua vita nelle sue opere e travasando l'ambiente vicentino con le sue tradizioni nel proprio stile di vita, mescolando il tutto in un cuore grandissimo, che non aveva mai avuto paura di affrontare la verità, fino al punto di mettere a nudo i propri difetti, anche quelli fisici, (che di solito si tacciono) parlando liberamente, penna alla mano, perfino del proprio parkinson.Un vicentino vero, un vicentino grande.Non ha mai cercato di essere simpatico, ma alla fine lo era per tutti. Anche a quelli ai quali non sorrideva.Tutta la sua vita è stata vera.Perfino i suoi alfa e omega sono lineari: nato nella luce calda di luglio (nel 32), se ne è andato con il freddo invernale di questo giorno di dicembre che improvvisamente si è fatto freddo, forse perché Virgilio ha bacchettato madre natura richiamandola al rispetto delle tradizioni e a Natale, perbacco, deve fare freddo.Ci mancherebbe!Solo facendo far freddo sul serio dicembre e l'inverno potevano essere perdonati dal nostro compianto Scapin.E adesso, Virgilio, ora che sei riuscito a far inumidire i miei occhi alla notizia della tua corsa in cielo, mi vorrai perdonare per quella famosa volta del baccalà indigesto? Dai, fallo almeno perché sono il sindaco."

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