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15/11/2006

Presentazione della ricerca "Le prospettive di vita dell'anziano"

Questa mattina, nella Sala degli Stucchi di Palazzo Trissino, l'amministrazione comunale ha ospitato la presentazione della ricerca "Le prospettive di vita dell'anziano", condotta dal Movimento per la difesa del cittadino consumatore di Vicenza.
Erano presenti l'assessore ai servizi sociali del Comune Patrizia Barbieri, il presidente del Centro servizi volontariato Mario Zocche, il presidente dell'associazione Ennio Picano e la curatrice della ricerca Raffaella Polimeno.

L'invecchiamento della popolazione costituisce un problema tipico del mondo più sviluppato e appare saldamente radicato nel continente europeo, dove tende ad accrescere con forte intensità. Ma cosa significa essere "anziani"? Quali "progetti di vita" si costruiscono quando si oltrepassa la soglia dei 65 anni?
L'obiettivo della ricerca svolta dal Movimento per la difesa del cittadino è stato quello di rilevare come vive l'anziano a Vicenza e quali orizzonti o "prospettive di vita" si aprono dopo i 65 anni, perché la pensione non comporta solo la cessazione dell'attività lavorativa, ma porta con sé cambiamenti nella vita di coppia, nelle relazioni sociali e familiari, nella possibilità di impiegare il tempo in attività diverse dalle precedenti.

Attraverso la somministrazione e la successiva analisi di oltre 1000 questionari (su circa 24.289 ultrasessantacinquenni residenti) è stato delineato un quadro che consente di mettere in risalto le principali caratteristiche in termini di condizione sociale e di stili di vita degli anziani vicentini.
In particolare, è risultato che gli anziani vivono fondamentalmente in coppia (47,3%) e i figli e nipoti rappresentano il "fulcro" della loro vita. Dalle interviste è emerso che gli anziani avvertono un processo di marginalizzazione nei loro confronti, messo in atto dai figli che, come genitori anziani, riescono a compensare soprattutto riproponendosi come fornitori di cure rispetto ai nipoti (il 29% degli anziani tra i 65 e i 69 anni e il 15,7% di quelli ultrasettantenni lo fa regolarmente; il 56% degli anziani fino ai 69 anni e il 46% di quelli dai 70 anni in su si occupa dei nipoti almeno qualche volta).
In un certo senso, la funzione di supporto che i nonni svolgono verso i nipoti fa loro riacquistare un ruolo importante, non di persona "dipendente", che ha l'effetto positivo di farli sentire utili, indispensabili e centrali rispetto alla vita dei figli.

Ciò che caratterizza il periodo della pensione, e che emerge dalla ricerca, è inoltre la possibilità di mettere al centro sé stessi e i propri desideri. Essere in pensione significa dedicare maggior tempo alla casa, ai propri familiari, al coniuge oppure avere più tempo per il divertimento, lo svago, lo stare con gli amici, ma anche dedicarsi a qualche attività di interesse, vivendo tutto questo con minore stress.
Tra i rischi della vecchiaia, però, ci sono proprio la caduta di interessi, di stimoli e di desideri che si manifestano con una palese inoperosità ed una evidente carenza di progettualità. Conseguenza di questo tipo di atteggiamento è la difficoltà a relazionarsi e a comunicare e quindi la solitudine. L'anziano che non trova spazi di attività si sente inutile e in questo modo la vecchiaia si trasforma realmente in un problema. La persona anziana che invece si mantiene attiva e operosa può trovare nuovi incentivi e ruoli anche nell'età post-lavorativa, appagando così il proprio desiderio di vita.

Dalla ricerca svolta emerge che un ruolo fondamentale assumono le attività di volontariato: volontariato religioso, assistenza agli invalidi e alle persone emarginate, accompagnatore nei musei, controllo davanti alle scuole, controllo dei giardini. Il 57,4% di chi ha fino a 69 anni e il 40% di chi ha più di 70 anni dichiara che gli piacerebbe svolgere un'attività di volontariato.
Molti intervistati hanno dichiarato: " - da quando faccio volontariato il mio tempo libero ha acquistato valore, ho smesso di sentirmi inutile. Non sono più in attesa di fare qualcosa, la mia giornata ha l'obiettivo di aiutare gli anziani e le persone meno fortunate di me."

Oltre al volontariato, gli anziani vicentini già occupano o occuperebbero il loro tempo libero frequentando corsi all'Università della Terza Età, di computer, di lingua, di ballo, di cucina.
In particolare, se è del 25,8% la percentuale di chi dichiara di aver seguito qualche corso negli ultimi mesi, ben il 16,6% esprime il desiderio di iscriversi a corsi universitari!
Molta curiosità (23,5%) è stata dimostrata addirittura verso la tecnologia informatica, in particolare l'uso del computer (risulta utilizzato dal 44,5% degli intervistati che frequentano corsi) e di internet (44,4% di chi frequenta corsi). Le motivazioni sono la ricerca di dati e di informazioni e il bisogno di comunicare per mantenere i contatti con il mondo esterno.

I dati e le riflessioni che emergono dalla ricerca rappresentano una preziosa occasione per riflettere sui bisogni degli anziani e rappresentano, in particolare, uno stimolo a studiare delle soluzioni per rendere più facile l'incontro tra "domanda" e "offerta" di impegno sociale chiaramente espresso dalle persone della Terza età.
L'obiettivo è promuovere azioni e percorsi che possano riconoscere all'anziano un ruolo ancora attivo nella famiglia e nella società, seguendo la strada del mettere a disposizione del "sociale" la propria progettualità e le proprie risorse.

ATTENZIONE: La notizia si riferisce alla data di pubblicazione indicata in alto. Le informazioni contenute possono pertanto subire variazioni nel tempo, non registrate in questa pagina, ma in comunicazioni successive.

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