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09/10/2006

Spettacoli classici al teatro Olimpico: "Prometeo incatenato" da giovedì 12

Sarà Sebastiano Lo Monaco il protagonista di Prometeo Incatenato di Eschilo, titolo che debutta giovedì 12 ottobre alle 21, al Teatro Olimpico, a chiusura del 59° Ciclo di Spettacoli Classici.
Lo spettacolo, prodotto da Sicilia Teatro, sarà in scena sino a domenica 15 ottobre. I biglietti, seppur in numero esiguo, sono ancora disponibili al botteghino del Teatro Olimpico (aperto dal martedì alla domenica; orario: 9-16.30), o al call center 899 666 805 o collegandosi al sito www.vivaticket.it. L'allestimento, firmato da Roberto Guicciardini, vede accanto a Lo Monaco (apparso recentemente nella fiction trasmessa dalla Rai, Joe Petrosino), Mirko Rizzotto (Potere), Claudio Mazzenga (Efesto), Massimiliano Vado (Oceano), Melania Giglio (Io), Gianluigi Fogacci (Hermes) e Maria Teresa Pintus (Violenza) che partecipa anche al Coro di Oceanine insieme a Silvia Giuliano, Diana Manea, Angela Rafanelli, Giada Prandi, Alessandra Guazzini. Le musiche sono di Dario Arcidiacono, i costumi di Giuseppe Avallone e il disegno luci di Lucilla Baroni.
Prometeo incatenato è la seconda parte di una trilogia costituita da altri due drammi, Prometeo portatore di fuoco e Prometeo liberato, oggi entrambi perduti. Si sa però che al termine della trilogia Prometeo si riconcilierà con Zeus, del quale dovrà accettare il diritto a regnare sull'Olimpo.
Il titano Prometeo, colpevole di avere amato gli uomini al punto di donare loro il fuoco dopo averlo rubato agli dei, è infatti incatenato a una rupe da Efesto per ordine di Zeus. Lì resterà per moltissimi anni, mentre un rapace gli roderà il fegato che ogni volta si ricostituirà per prolungargli il supplizio.
Pur avendo come personaggi dei e semidei, Prometeo Incatenato è una tragedia fortemente umana: la disperazione di Io, anch'ella vittima degli dei, è posta accanto alla pietà di Oceano e a quella, ben più forte, di Efesto nei confronti di Prometeo; a questi sentimenti più o meno positivi si contrappongono la crudeltà implacabile di Kratos e il cinismo ironico di Ermes. Su tutti, però, campeggia Prometeo: il titano è consapevole di essere vittima di un'ingiustizia, ciò nonostante offre il fianco alla furia degli dei.
"L'identificazione con la nostra storia" commenta Guicciardini, "si spinge fino a farci intravedere nell'eroe martoriato una figura che in sé assomma i diseredati, gli oppressi, i perseguitati, i reietti di ogni tempo e ogni luogo, coloro che si sono posti ai margini della società, o che da questa sono stati respinti per aver osato un riscatto o tentato un qualche perfezionamento nell'ambito della natura morale o intellettuale dell'umanità. Una figura che, in sintesi, ricalca quasi in controluce i lineamenti di un uomo crocifisso, come riconobbe Tertulliano o, ai giorni nostri, Simone Weil".

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