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15/05/2006

Vicenza Jazz 2006: il programma di martedì 16 maggio

Martedì 16 maggio, l'undicesima edizione di "New Conversations - Vicenza Jazz" si trasferisce al Teatro Astra (ore 21; biglietto intero 16 euro, ridotto 12) in occasione del doppio concerto che avrà come principale protagonista il sassofonista statunitense Archie Shepp, veterano di mille battaglie jazzistiche che sarà coadiuvato dal pianista Tom McClung, dal contrabbassista Wayne Dockery e dal batterista Steve McCraven. La serata sarà aperta da un sestetto tutto italiano capitanato dal sassofonista Rosario Giuliani nel segno della rilettura di una delle pietre miliari della vastissima discografia di Miles Davis, Kind of Blue. Biglietti ancora disponibili, acquistabili in prevendita al botteghino del Teatro Olimpico (chiuso il lunedì), attivo dalle 9 alle 16.45 o, se non esauriti, martedì sera a partire dalle 20.30 al Teatro Astra. La giornata sarà arricchita da altri appuntamenti al Nuovo Bar Astra di Contrà Barche (ore 19), con il trio del pianista Massimo Roma, al Borsa di Piazza dei Signori (ore 19), con il trio di un altro pianista, Alessandro Lucato, al Ristorante La Rua di Contrà S. Pietro 26 (ore 21), con i Bossa Nova Messengers, e al Julien di Via Cabianca (ore 21,30), con il gruppo della pianista Lara Tonellotto. Infine, al "Jazz Cafè Trivellato", allestito al Salone degli Zavatteri, sarà la volta alle 23 (ingresso libero) degli High Five, brillante quintetto di schietto stampo hard bop.
Nato a Fort Lauderdale, in Florida, il 24 maggio 1937, Archie Shepp è uno dei simboli della tumultuosa, vivacissima stagione creativa degli anni Sessanta e le sue numerose incisioni del periodo sono tra i più intensi documenti sonori dell'epoca. Dischi come Four for Trane, sentito omaggio a John Coltrane quando questi era ancora in vita, Fire Music, Mama Too Tight, The Way Ahead e Blasé, solo per ricordare i più importanti, racchiudono una musica che era ed è tuttora anche un urlo di libertà lanciato contro tutto e tutti. E non vanno neppure dimenticate le cruciali collaborazioni con altri santoni della new thing come Cecil Taylor, Bill Dixon, Don Cherry (con i New York Contemporary Five) e il travolgente John Coltrane di Ascension. Mito a parte, Shepp è uno dei sassofonisti che più di altri ha saputo sintetizzare la storia del suo strumento, nel segno del connubio fra tradizione e contemporaneità, recuperando anche i più veraci profumi del blues. Da anni si cimenta anche al sax soprano e come appassionato vocalist, ma la sua specialità resta il tenore, dal quale continua a trarre una sonorità personalissima, che l'incedere del tempo e delle mode non è riuscito a scalfire.
A Rosario Giuliani "New Conversations - Vicenza Jazz 2006" ha affidato il compito di rendere il primo di una serie di significativi omaggi all'arte di Miles Davis che caratterizzano il festival. Nella speciale circostanza il sassofonista di Terracina riprenderà i brani di Kind of Blue che, oltre ad essere uno massimi capolavori del jazz di tutti i tempi, rappresenta anche uno dei vertici espressivi della fruttuosa collaborazione tra Davis e John Coltrane. E per affrontare un impegno di tale portata, Giuliani ha allestito una compagine di primissimo ordine, forte di due solisti di caratura internazionale quali sono il pianista Enrico Pieranunzi e il trombettista Flavio Boltro. L'organico è completato da altri musicisti di provata esperienza come il sassofonista tenore Emanuele Cisi, il giovane contrabbassista Gianluca Renzi e il batterista Fabrizio Sferra, componente dei pluridecorati Doctor 3. Una formazione, dunque, ben assortita e di sicuro impatto comunicativo che promette di infondere a caposaldi della letteratura jazzistica come "All Blues" e "So What" quel tocco di personalità che contraddistingue ogni jazzista di razza.
Gli High Five - ovvero Fabrizio Bosso alla tromba, Daniele Scannapieco al sax tenore, Luca Mannutza al pianoforte, Pietro Ciancaglini al contrabbasso e Lorenzo Tucci alla batteria - sono una delle realtà più solide dell'attuale felice stagione del jazz italiano. Il segreto del loro successo sta in una musica che affonda le proprie radici nella scuola di indimenticati e indimenticabili maestri come Art Blakey e Horace Silver. Gli High Five percorrono dunque la strada maestra del jazz con grande convinzione e determinazione, evitando accuratamente la mera operazione di ricalco storico e stilistico.

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