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Manoscritti medioevali miniati

Parte 3

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Psalterium monasticum cum glossa Epistularium

Psalterium monasticum cum glossa

Manoscritto membranaceo, sec. XII metà, ms. 349, c. 70v

Questo salterio risulta essere il codice più antico posseduto dalla Biblioteca Bertoliana; scritto intorno al 1150, mostra molte similitudini con il Vangelo di Giovanni (ms. 286), soprattutto nell'apparato di commento con glosse marginali ed interlineari. Pur non conoscendone la provenienza, non sembra pertanto azzardato assegnarlo al convento francescano di san Biagio di Vicenza. La decorazione invece riprende i moduli polironiani visti per il manoscritto di medicina.

Epistularium

Manoscritto membranaceo, sec. XV fine – XVI inizi, ms. 353, c. 1r

Il codice contiene le Lettere di san Paolo e proviene dal soppresso monastero dei SS. Felice e Fortunato di Vicenza e appartenne alla congregazione di Santa Giustina di Padova. Le iniziali figurate ed ornate sono attribuibili al minaitore veronese Girolamo dai Libri, e databili tra la fine del XV secolo e gli inizi del XVI.

Evangeliarium Erbario

Evangeliarium

Manoscritto membranaceo, fine del sec. XV - inizi del sec. XVI; ms. 357, c. 1r

Il manoscritto appartenne al monastero dei SS. Felice e Fortunato di Vicenza. Fu eseguito nel nono decennio del Quattrocento o nei primissimi anni del Cinquecento. Le miniature, dallo stile particolarmente raffinato ed elegante, si caratterizzano per la preziosità e la luminosità dell'ornato, la linea incisiva, il colore brillante e chiaro. La decorazione a cornice della prima carta presenta motivi tipici della miniatura veneta della seconda metà del Quattrocento, fra cui il cartiglio strappato e vari elementi architettonici.

Erbario

Manoscritto cartaceo, sec. XV seconda metà, ms. 362, c. 22r

Il manoscritto, composito, contiene, nella prima parte, un erbario figurato, comprendente 184 erbe e corredato, in latino, dal nome delle piante e dall'indicazione delle virtù terapeutiche; seguono una raccolta di ricette in volgare e infine la trascrizione dell'opera Macer floridus, trattato botanico in versi dell'XI secolo con intercalata una traduzione in tedesco. Ad un esame del volgare in cui sono trascritte le ricette, si può presumere che esso sia stato realizzato in ambiente veneto. Nella prima parte del manoscritto compare una curiosa "animazione" delle piante, soprattutto nelle radici rappresentate in chiave zoomorfa o antropomorfa. Talora l'immagine botanica è accompagnata da bizzarre figurine di "assistenti", per lo più serpentelli posti ad indicare le proprietà terapeutiche delle diverse piante contro i morsi delle serpi tanto temuti nel Medioevo.

Bucolica; Georgica; Aeneis - Cento Vergilianus - Moretum Bucolica; Georgica; Aeneis - Cento Vergilianus - Moretum

Vergilius, Bucolica; Georgica; Aeneis
Proba Faltonia, Cento Vergilianus
ps. Vergilius, Moretum

Manoscritto membranaceo; sec. XIV fine – XV inizi, ms. 507, c. 53r

Imponente codice, dalla decorazione altrettanto importante, in cui si raffigurano anche gli autori delle opere, fu copiato, negli anni fra Trecento e Quattrocento da un certo Iohaninus de Gerenzano. Il codice venne probabilmente allestito per la famiglia Thiene, come attesterebbero due stemmi eguali, posti nel margine inferiore, non identificabili con chiarezza, ma che dovrebbero corrispondere appunto a quello della famiglia Thiene. Appartenne a un tale Girolamo Carpi, nella seconda metà del secolo XVI, e poi al canonico vicentino Giovanni Checcozzi; alla sua morte, nel 1776, venne donato alla Bertoliana dalla sorella di questi, Alba Checcozzi.

Vergilius, Bucolica; Georgica; Aeneis
Proba Faltonia, Cento Vergilianus
ps. Vergilius, Moretum

Manoscritto membranaceo; sec. XIV fine – XV inizi, ms. 507, c. 91v

Imponente codice, dalla decorazione altrettanto importante, in cui si raffigurano anche gli autori delle opere, fu copiato, negli anni fra Trecento e Quattrocento da un certo Iohaninus de Gerenzano. Il codice venne probabilmente allestito per la famiglia Thiene, come attesterebbero due stemmi eguali, posti nel margine inferiore, non identificabili con chiarezza, ma che dovrebbero corrispondere appunto a quello della famiglia Thiene. Appartenne a un tale Girolamo Carpi, nella seconda metà del secolo XVI, e poi al canonico vicentino Giovanni Checcozzi; alla sua morte, nel 1776, venne donato alla Bertoliana dalla sorella di questi, Alba Checcozzi.

Summa Artis Notariae Summa Artis Notariae

Rolandino de’ Passeggeri, Summa Artis Notariae

Manoscritto membranaceo, sec. XIV prima metà, ms. 515, c. 7r

Uomo pugnace ed acuto, Rolandino diresse il Comune di Bologna per vari anni nel sec. XIII. Insigne giurista della scuola bolognese ed inserito tra i seguaci di Accursio, è ricordato per aver dato organizzazione scientifica all’arte notarile con l’opera presentata, la cui prima edizione a stampa uscì a Modena nel 1476. Il prezioso codice è decorato con iniziali figurate e con varie scene attinenti al testo. Il fatto che contenga un’opera di materia giuridica lo fa derivare dalla cultura figurativa bolognese, che aveva come caratteristica precisa la produzione di codici miniati giuridici con prevalenza su quelli religiosi. Ci sono anche influssi del gusto miniaturistico lombardo di derivazione francese per quanto concerne, nelle prime carte, la presenza di bizzarre figure umane, spesso con il corpo d’animale, alternate a decorazioni zoomorfe, quali cani o draghi, fantasticamente stilizzati.

Rolandino de’ Passeggeri, Summa Artis Notariae

Manoscritto membranaceo, sec. XIV prima metà, ms. 515, c. 36r

Uomo pugnace ed acuto, Rolandino diresse il Comune di Bologna per vari anni nel sec. XIII. Insigne giurista della scuola bolognese ed inserito tra i seguaci di Accursio, è ricordato per aver dato organizzazione scientifica all’arte notarile con l’opera presentata, la cui prima edizione a stampa uscì a Modena nel 1476. Il prezioso codice è decorato con iniziali figurate e con varie scene attinenti al testo. Il fatto che contenga un’opera di materia giuridica lo fa derivare dalla cultura figurativa bolognese, che aveva come caratteristica precisa la produzione di codici miniati giuridici con prevalenza su quelli religiosi. Ci sono anche influssi del gusto miniaturistico lombardo di derivazione francese per quanto concerne, nelle prime carte, la presenza di bizzarre figure umane, spesso con il corpo d’animale, alternate a decorazioni zoomorfe, quali cani o draghi, fantasticamente stilizzati.

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