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Manoscritti medioevali miniati

Parte 2

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Dialogus de generatione formarum naturalium, de sensibus ac de anima Psalterium monasticum cum glossa

Petrus Nicola a Lino, Dialogus de generatione formarum naturalium, de sensibus ac de anima

Manoscritto cartaceo; 1483 marzo 2, ms. 131, c. 1r

Il codice, decorato con una raffinata ornamentazione a bianchi girari, appartenuto a un membro della famiglia Dandolo, come testimonia lo stemma della famiglia Dandolo con le iniziali MD, all’interno di una ghirlanda d’alloro con nastri, e potrebbe anzi essere stato il manoscritto di dedica a Marco Dandolo, e potrebbe addirittura essere autografo dell’autore, data la presenza nei primi fogli dei versi e della lettera di dedica. Il codice proviene dalla biblioteca del senatore veneziano Iacopo Soranzo, dovrebbe poi essere passato nelle mani dell’abate Matteo Luigi Canonici, e nel 1803 giunse infine nella raccolta del collezionista inglese Walter Sneyd. Fu acquistato per venti sterline presso la libreria antiquaria londinese Maggs Bros. nell'ottobre 1933, e venne donato alla Bertoliana dalla Banca Popolare di Vicenza.

Petrus Nicola a Lino, Dialogus de generatione formarum naturalium, de sensibus ac de anima

Manoscritto cartaceo; 1483 marzo 2, ms. 131, c. 100v

Questo salterio risulta essere il codice più antico posseduto dalla Biblioteca Bertoliana; scritto intorno al 1150, mostra molte similitudini con il Vangelo di Giovanni (ms. 286), soprattutto nell'apparato di commento con glosse marginali ed interlineari. Pur non conoscendone la provenienza, non sembra pertanto azzardato assegnarlo al convento francescano di san Biagio di Vicenza. La decorazione invece riprende i moduli polironiani visti per il manoscritto di medicina.

Elegiae - Carmina - Elegiae Tibullus

Tibullus, Elegiae
Catullus, Carmina
Propertius, Elegiae

Manoscritto membranaceo; 1460, Padova, ms. 216, c.1r

Si tratta di un codice di straordinaria eleganza grafica e decorativa, che presenta le pagine iniziali dei singoli componimenti ornate a bianchi girari su fondo policromo con iniziale in oro. Appartenuto anche al fondatore della Bertoliana, Giovanni Maria Bertolo, fu commissionato da Marco Antonio Morosini, come attesta, al f. 1r, nel margine inferiore, lo stemma della famiglia Morosini retto da due putti. Il copista è stato riconosciuto in Bartolomeo Sanvito, che sempre per Morosini scrisse altri codici. Il miniatore del codice è stato variamente identificato: potrebbe trattarsi di Ioachinus de Gigantibus, di origine tedesca e di formazione senese, attivo a Roma negli anni fra il 1448 e il 1470.

Tibullus, Elegiae
Catullus, Carmina
Propertius, Elegiae

Manoscritto membranaceo; 1460, Padova, ms. 216 , c. 97r

Il codice contiene le Lettere di san Paolo e proviene dal soppresso monastero dei SS. Felice e Fortunato di Vicenza e appartenne alla congregazione di Santa Giustina di Padova. Le iniziali figurate ed ornate sono attribuibili al minaitore veronese Girolamo dai Libri, e databili tra la fine del XV secolo e gli inizi del XVI.

Commedia, con i Capitoli di Iacopo Alighieri Commedia, con i Capitoli di Iacopo Alighieri

Dante Alighieri, Commedia, con i Capitoli di Iacopo Alighieri

Manoscritto membranaceo; 1395 ottobre 21, [Verona], ms. 221

Il codice copiato dal copista veronese Bivilaqua, che si firma con una lunga e dotta sottoscrizione in versi, venne restaurato nel 1851 dal marchese Lodovico Gonzati, che intervenne tanto sulla decorazione, quanto sulle parti scritte dei fogli iniziali delle tre cantiche. Fu forse in questa circostanza che venne pesantemente rifilato, tanto da eliminare quasi del tutto il margine inferiore, e da restringere notevolmente quello superiore e quello esterno, mentre il solo margine interno è rimasto intatto; si può ipotizzare che il codice raggiungesse in origine le dimensioni di almeno 300 × 200 mm. Il codice fu poi donato alla Biblioteca Bertoliana il 14 novembre 1854 da Giuseppe Riva.

Dante Alighieri, Commedia, con i Capitoli di Iacopo Alighieri

Manoscritto membranaceo; 1395 ottobre 21, [Verona], ms. 221, c. 71r

Il codice copiato dal copista veronese Bivilaqua, che si firma con una lunga e dotta sottoscrizione in versi, venne restaurato nel 1851 dal marchese Lodovico Gonzati, che intervenne tanto sulla decorazione, quanto sulle parti scritte dei fogli iniziali delle tre cantiche. Fu forse in questa circostanza che venne pesantemente rifilato, tanto da eliminare quasi del tutto il margine inferiore, e da restringere notevolmente quello superiore e quello esterno, mentre il solo margine interno è rimasto intatto; si può ipotizzare che il codice raggiungesse in origine le dimensioni di almeno 300 × 200 mm. Il codice fu poi donato alla Biblioteca Bertoliana il 14 novembre 1854 da Giuseppe Riva.

Epistulae ex Ponto; Tristia; Ibis Biblia sacra. Novum Testamentum. Evangelium Iohannis cum glossa

Ovidius, Epistulae ex Ponto; Tristia; Ibis

Manoscritto membranaceo; 1468, ms. 271

Si tratta di uno dei codici identificabile fra quelli utilizzati, fra il 1646 e il 1650, da Nicolaas Heinsius, che fu celebre editore delle opere ovidiane, e fu da lui indicato come codex Patavinus Eremitanorum e dunque di origine padovana. Il codice infatti nella prima metà del Seicento sarebbe stato conservato nel convento padovano degli Eremitani, noto per la sua ricca biblioteca. Appartenne al fondatore della Bertoliana, Giovanni Maria Bertolo, come attesta il suo stemma posto su di uno scudo retto da una figura di angelo, che ne copre uno anteriore, appartenente al precedente proprietario, l'umanista milanese Giovanni Matteo Bottigella. Copista del codice, decorato lussuosamente con iniziali in oro a bianchi girari fu il peraltro noto Iohannes de Camenago Mediolanensis.

Biblia sacra. Novum Testamentum. Evangelium Iohannis cum glossa

Manoscritto membranaceo, sec. XII seconda metà, ms. 286, c. 2v

Questo codice del Vangelo di Giovanni risulta essere uno tra i più antichi manoscritti posseduti dalla Biblioteca Bertoliana, essendo stato copiato tra il 1150 e la fine del XII secolo. Come suggerisce la miniatura di area veneziana, l'ambito di copia è da acrivere alla nostra regione. Appartenuto al convento francescano di san Biagio di Vicenza, è giunto in Bertoliana in seguito alle soppressioni napoleoniche. Presenta miniature fitomorfe e zoomorfe in oro in campo azzurro. In particolare il capolettera di c. 2 si mostra punteggiato a biacca su ornato foliaceo con testa di drago.

Passionarius - De morbis mulierum Passionarius

Gariopontus, Passionarius
Muscio, De morbis mulierum

Manoscritto membranaceo, sec. XII fine – XIII inizi, ms. 287, c. 16v

Questo importante codice di medicina fu donato alla Biblioteca Bertoliana dal dottor Domenico Thiene con suo testamento del 5 maggio 1846. Presenta iniziali decorate con viticci e draghi di tipo polironiano (cioè attinenti allo scriptorium della famosa badia benedettina di San Benedetto in Polirone – San Benedetto Po, in provincia di Mantova), ascrivibili alla fine del secolo XII o agli inizi del secolo XIII. Sono presenti anche alcuni disegni a penna del ventre materno concepiti come vaso.

Gariopontus, Passionarius
Muscio, De morbis mulierum

Manoscritto membranaceo, sec. XII fine – XIII inizi, ms. 287, c. 134r

Questo importante codice di medicina fu donato alla Biblioteca Bertoliana dal dottor Domenico Thiene con suo testamento del 5 maggio 1846. Presenta iniziali decorate con viticci e draghi di tipo polironiano (cioè attinenti allo scriptorium della famosa badia benedettina di San Benedetto in Polirone – San Benedetto Po, in provincia di Mantova), ascrivibili alla fine del secolo XII o agli inizi del secolo XIII. Sono presenti anche alcuni disegni a penna del ventre materno concepiti come vaso.

Missale Romanum Missale Romanum

Missale Romanum

Manoscritto membranaceo, sec. XV seconda metà, ms. 345, c. 7r

Il manoscritto apparteneva alla famiglia Godi, come attesta lo stemma dipinto sulla prima carta del testo e fu donato alla Biblioteca Bertoliana da Paolina Porto Godi Bissari nel 1825. La decorazione è da ascriversi alla scuola di Antonio Maria attivo a Padova nella seconda metà del Quattrocento e nel primo Cinquecento. Presenta caratteri post-mantegneschi con influssi ferraresi, composizioni equilibrate e ben costruite.

Missale Romanum

Manoscritto membranaceo, sec. XV seconda metà, ms. 345, c. 149v

Il manoscritto apparteneva alla famiglia Godi, come attesta lo stemma dipinto sulla prima carta del testo e fu donato alla Biblioteca Bertoliana da Paolina Porto Godi Bissari nel 1825. La decorazione è da ascriversi alla scuola di Antonio Maria attivo a Padova nella seconda metà del Quattrocento e nel primo Cinquecento. Presenta caratteri post-mantegneschi con influssi ferraresi, composizioni equilibrate e ben costruite.

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