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05/12/2008

Comune, Regione e Soprintendenza richiedono maggiore documentazione ai progettisti della nuova base Usa al Dal Molin

Questa mattina il sindaco di Vicenza Achille Variati ha partecipato alla conferenza di servizi che si è tenuta a Venezia nella direzione urbanistica della Regione Veneto in merito ai lavori della nuova base Usa nell’area dell’ex aeroporto Dal Molin.
Tale conferenza - di cui fanno parte il Comune di Vicenza, la Soprintendenza per i beni architettonici e del paesaggio delle province di Verona-Rovigo-Vicenza e la Regione - ha il compito di esprimere un parere che verrà poi raccolto dalla Regione stessa, cui spetta il rilascio dell’autorizzazione paesaggistica.

Riuniti attorno al tavolo stamane c’erano dunque il sindaco Variati, accompagnato da Antonio Bortoli, dirigente del dipartimento per la progettazione e innovazione del territorio, e da Loretta Checchinato dell’avvocatura del Comune, la soprintendente Sabina Ferrari, nonché, per la Regione, il presidente della conferenza stessa, Vincenzo Fabris e il responsabile del procedimento, Ignazio Operti. Erano inoltre presenti Alberto Izzo, della Alberto Izzo & Partners, lo studio di progettazione che ha firmato la relazione paesaggistica, e Patrizio Cuccioletta, presidente del Magistero delle acque di Venezia in rappresentanza del commissario di Governo Paolo Costa.

“Ho posto una questione pregiudiziale – ha dichiarato il sindaco di rientro da Venezia -: ritengo infatti che la relazione paesaggistica non possa ritenersi sufficiente per le verifiche di tutte le questioni ambientali di quell’area. Ho fatto quindi presente di aver inviato una lettera lo scorso 23 ottobre alla presidenza del Consiglio dei Ministri con cui ho chiesto una Valutazione di impatto ambientale. Del resto – ha esemplificato il sindaco - se uno in quell’area fa anche solo un gabinetto fuori casa, questo deve essere sottoposto ad una Via. Vi pare dunque che un insediamento da 550 mila metri quadrati su quell’area, con volumetrie che si aggirano sugli 800 mila metri cubi, non vada sottoposto ad una Via? È la risposta che attendo dal Governo”.

Per questo motivo Variati ha annunciato di aver invitato a Vicenza i componenti della conferenza di servizi “perché si rendano conto de visu della questione: una cosa è guardare le carte, una cosa è rendersi conto con i propri occhi – ha sottolineato -. Vorrei in particolare accompagnarli al piazzale di Monte Berico, per offrire loro un nuovo e fondamentale cono visuale della delicatissima area di cui stiamo parlando, molto più significativo di un’osservazione dall’alto”.

La conferenza di servizi che si è riunita oggi avrà 90 giorni di tempo per concludere i lavori. Ma già stamane è stato coralmente riconosciuto da tutti i componenti che la relazione paesaggistica va necessariamente integrata con tutta una serie di altri documenti tecnici attualmente mancanti: la relazione del progetto definitivo; un’integrazione all’attuale progetto con l’ipotetica uscita a nord verso la futura tangenziale, dato che per ora tutte le entrate e le uscite sono previste solo su via Ferrarin; una valutazione sull’incidenza che la pista rototraslata può avere sul Bacchiglione; una relazione storica sull’evoluzione del sito negli ultimi 50 anni; un rilievo puntuale dal punto di vista geomorfologico e paesaggistico sullo stato di fatto della fascia di rispetto di 150 metri del Bacchiglione; la previsione di tutto ciò che avverrà nel sottosuolo, con particolare riferimento all’architettura delle fondazioni per il loro impatto sulla situazione idrogeologica, dato che in rapporto all’altezza degli edifici sarà necessario erigere muri sotterranei; uno studio adeguato sull’incidenza delle costruzioni sul livello della falda; una puntuale situazione idraulica rispetto al Bacchiglione, nonché sull’aspetto vegetazionale e sugli effetti drenanti; una valutazione dell’impatto che può avere la centrale di generazione di energia, ovvero se possono verificarsi nuvole di vapore a ridosso del Bacchiglione; maggiori dettagli circa la vastissima area di parcheggio prevista; la simulazione delle aree di mitigazione con una più accurata planimetria del verde; un rapporto sull’illuminotecnica per edifici e spazi aperti, in quanto il paesaggio non è solo diurno, ma anche notturno; e un’analisi su una possibile zona archeologica vicino al fiume.
I progettisti hanno richiesto almeno 30 giorni per produrre tale documentazione.

ATTENZIONE: La notizia si riferisce alla data di pubblicazione indicata in alto. Le informazioni contenute possono pertanto subire variazioni nel tempo, non registrate in questa pagina, ma in comunicazioni successive.

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