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Breve storia del salone superiore

Gli antichi palazzi comunali di Vicenza, situati nell’area delimitata oggi dalle logge palladiane, sono testimoniati fin dalla seconda metà del Duecento. Verso l’odierna piazzetta Palladio e fino all’archivolto che conduce a piazza delle Erbe, si trovava il “Palatium vetus”, prima sede del Comune e sede delle magistrature, mentre nel settore orientale si trovava il “Palatium Communis”, con il Salone dei Quattrocento. Infine, nell’area dell’odierno palazzo comunale, si trovava il Palazzo del Podestà, affiancato dalla Torre Bissara.

Una lunga serie di incendi e danneggiamenti, dovute alle vicissitudini storiche della città, causarono gravi danni agli antichi palazzi comunali e, intorno al 1450, iniziò la loro ricostruzione. Si decise quindi di sfruttare le murature inferiori dei palazzi duecenteschi e di costruirvi sopra il grande salone, coperto dal maestoso soffitto a carena di nave rovesciata, all’epoca realizzato in legno rivestito di piombo.

La paternità del nuovo Palazzo della Ragione, così denominato per le magistrature che vi erano insediate, è attribuita a Domenico da Venezia, all’epoca ingegnere del comune che, per la copertura a carena del salone, si ispirò a quella trecentesca del Palazzo della Ragione di Padova.

Il salone, che misura 52 per 22 metri e 24 d’altezza, è illuminato da finestroni ogivali esternamente rivestiti in pietra, oggi visibili dal secondo ordine delle logge palladiane. La fascia sommitale, cui corrispondono gli oculi ben visibili oggi dalla terrazza, è rivestita da un paramento bicromo, in marmo gialletto e rosato di Verona.

Tra il 1481 e il 1494 Tommaso Formenton, architetto del Comune, cinse il Palazzo della Ragione con un doppio ordine di logge, che però crollarono appena due anni dopo la conclusione dei lavori, a causa della struttura troppo debole per sopperire alle spinte esercitate dalla carena in piombo.

Demolite le logge Formenton, il Comune interpella i maggiori architetti dell’epoca per provvedere alla ricostruzione, dando il via ad una diatriba che si prolunga per quasi cinquant’anni. Sui progetti di Antonio Rizzo (1496), Giorgio Spavento (1498), Jacopo Sansovino (1538), Sebastiano Serlio (1538), Michele Sanmicheli (1541) e Giulio Romano (1542), vince il progetto di Andrea Palladio (1546), sostenuto dal suo mentore Giangiorgio Trissino e dai nobili Girolamo Chiericati e Gianalvise Valmarana, che poi gli commissionano i progetti per le loro residenze di famiglia, gli odierni Palazzo Chiericati e Palazzo Valmarana Braga.

Dati i vincoli di altezza e di irregolarità delle forme, nel suo progetto, Palladio sfrutta la reiterazione della serliana, un arco a luce costante intervallato da intercolunni di larghezze diverse: una soluzione elastica e armoniosa che si raccorda facilmente con le aperture e i percorsi già esistenti.

All’interno del Palazzo della Ragione si svolgevano i Consigli cittadini, si amministrava la giustizia, si ospitavano i rappresentati del potere locale e, al piano terreno, si affollavano botteghe artigiane. Per questi motivi lo stesso Palladio diede all’edificio il nome di Basilica che, in senso classico, era il luogo in cui si tenevano riunioni pubbliche e si amministrava la giustizia.

Nell’ottocento il palazzo versava in condizioni di degrado a causa delle devastazioni operate dalle truppe francesi e austriache, quindi il soffitto a carena del salone fu sistemato da Bartolomeo Malacarne tra il 1823 e il 1832, sostituendo il piombo con il rame.

Il soffitto fu poi incendiato durante i bombardamenti del 1945. Fu sostituito nel 1947, utilizzando legno e cemento armato. Dopo il recente restauro si è tornati ad una soluzione più leggera in legno lamellare e rame.

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