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17/01/2014

Tasi, Variati: “Se a Roma non cambiano le regole, servizi comunali a rischio"

"E aumenti salati per le case più modeste”

Ci avevano detto che la tassa sulla prima casa non si sarebbe più pagata, ma ora con la Tasi decisa a Roma non solo ritornerà, ma risulterà più salata per le case più modeste. Se lo Stato vuole arrivare a questo risultato paradossale e ingiusto, non usi i sindaci come gabellieri di Roma, ma si rivolga direttamente ai cittadini per riscuotere le tasse che incassa. Oppure, se vuole continuare a chiamare “municipali” queste tasse, siano destinati ai Comuni l'intera competenza e tutto il gettito, compreso quello derivante dai fabbricati delle attività produttive, in modo da consentirci di continuare ad erogare servizi essenziali ai cittadini”.
Di ritorno da Roma, dove con gli altri sindaci dell'Anci ha detto un fermo no all'aumento della Tasi, il sindaco Achille Variati ha immediatamente chiesto al settore comunale delle entrate dati e simulazioni sulla situazione di Vicenza, ottenendo la conferma che l'applicazione della tassa così com'è stata prospettata fino ad oggi, a parità di gettito indispensabile per mantenere i servizi essenziali del Comune creerebbe quantomeno disparità, a danno dei proprietari di case con rendite catastali più basse. 
“Nel 2012, quando ancora era in vigore l'Imu sulla prima casa – ha ricordato oggi il sindaco insieme all'assessore alle risorse economiche Michela Cavalieri che a sua volta ha messo in evidenza le conseguenze e i costi per la collettività dell'attuale confusione normativa in termini di ritardi nella programmazione contabile e di disagio per i cittadini – Vicenza introitava, e traduceva in servizi per la città, 34 milioni di euro, di cui 8 milioni e 200 mila euro derivanti dall'Imu per la prima casa tassata con l'aliquota minima del 4 per mille, mentre 18 milioni andavano automaticamente allo Stato. Poi è cominciato il caos: nel 2013, a fronte dell'azzeramento dell'Imu prima casa, il Comune ha ottenuto dallo Stato un ristoro di 8 milioni di euro. Ora, con la Tasi, siamo all'assurdo: lo Stato dice che questa Imu non esiste più, ma di fatto vorrebbe obbligare noi Comuni a recuperare quel gettito introducendo nuovamente aliquote sulla prima casa, dall'1 per mille fino al 2,5 per mille, con aumenti fino al 3,5 per mille se si prevedono detrazioni. Con un paradosso: prima c'erano 200 euro di detrazione prima casa per tutti, oltre ai 50 euro per ogni figlio, con il risultato che chi aveva rendite catastali basse quasi non pagava l'Imu; oggi, in proporzione, chi ha case di valore più basso si troverebbe a pagare di più”.
Le simulazioni parlano chiaro: poiché il Comune di Vicenza potrebbe caricare ben poco sulle seconde case, essendo queste ultime già tassate al 9,8 per mille con possibilità di aumentare l'aliquota fino al massimo al 10,6 per mille, per assicurarsi un gettito almeno uguale a quello del 2013 – ma si tratta ovviamente di un calcolo puramente teorico e non certo dell'intenzione di questa amministrazione – dovrebbe tornare a tassare le prime case almeno al 2 per mille. Con risultati allarmanti: mentre, infatti, per un'abitazione civile da 120 metri quadri in centro nel 2012 un proprietario senza figli, al netto delle detrazioni di 200 euro, pagava 395 euro, nel 2014 con un'ipotetica aliquota al 2 per mille si troverebbe a pagare 300 euro, quindi quasi 100 euro in meno, e per un'abitazione da 100 metri quadrati in periferia pagherebbe sostanzialmente uguale (203 euro al posto di 206 euro), per un'abitazione popolare da 100 metri quadrati per la quale nel 2012 versava un'Imu di 33 euro (sempre escluse eventuali detrazioni per i figli), con la Tasi al 2 per mille si troverebbe a dover pagare addirittura 117 euro.
“Questo dimostra – è il commento del sindaco – che davvero, come è stato detto, questa nuova tassa, che lo Stato vorrebbe fossimo noi Comuni ad imporre ai cittadini, colpisce maggiormente le rendite catastali più basse. Senza contare che non vogliamo nemmeno tassare ulteriormente le attività produttive, ormai annientante dalla crisi”.
Di qui il fermo no dell'Anci a mettere le mani nelle tasche dei cittadini per conto di Roma: “Il nostro presidente Piero Fassino – ha annunciato il sindaco – già mercoledì chiederà al Governo che la Tasi diventi a tutti gli effetti tassa dello Stato, e che ai Comuni siano semplicemente trasferite le stesse quote del 2012, oppure che questa tassa diventi davvero imposta comunale, e che ai Comuni rimanga tutto il gettito, compreso quello delle attività produttive”.
In caso contrario i sindaci si mobiliteranno a partire da una grande manifestazione di protesta già annunciata per il 29 gennaio a Roma.

 

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