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17/01/2014

Teatro Astra: il 25 gennaio Motus con “Nella tempesta”

Torna il teatro politico della storica compagnia romagnola in una riflessione sullo sfruttamento coloniale, i meccanismi di controllo e i rapporti di potere

Foto di Luca Chiaudano e Corrado Gemini

Torna a Vicenza la storica compagnia teatrale romagnola con la prima tappa del nuovo progetto “AnimalePolitico”, un fronte visionario di osservazione per immaginare il futuro prossimo venturo. Motus sarà al Teatro Astra sabato 25 gennaio (ore 21) con lo spettacolo “NELLA TEMPESTA”, all’interno della stagione teatrale “SIAMO UMANI 13-14”, il progetto de La Piccionaia - I Carrara Teatro Stabile di Innovazione per il Comune di Vicenza con il sostegno di Ministero dei Beni Culturali, Regione del Veneto, Provincia di Vicenza, Circuito Teatrale Arteven e Askoll.

Mai avrebbero immaginato Enrico Casagrande e Daniela Nicolò che la ricerca sui più importanti autori di fantascienza li avrebbe catapultati indietro nel ‘600. Ma è proprio ne “La tempesta” di Shakespeare che i due fondatori della compagnia e autori dello spettacolo hanno scoperto una traccia per leggere l’incertezza del presente. E in particolare la grande tempesta del nostro tempo: quella dell’ostile rapporto tra etnie che si consuma alla deriva nel Mediterraneo e che mette a nudo un universo socio-politico tutto da rifondare.

Il viaggio di Motus lungo le rotte dei migranti inizia a Cartagine, porto da cui salpano anche le navi della commedia shakespeariana. Prosegue poi da Tunisi a Lampedusa, da molti critici identificata come possibile “isola shakespeariana”. “Lì – racconta Daniela Nicolò - ci siamo messi in ascolto: racconti di viaggi lunghissimi, cominciati nell’Africa subsahariana, segnati da perdite e indicibili umiliazioni, sino alla disumana detenzione in Libia. Di sogni e speranze verso un “Mondo Nuovo” che poi in Italia si è rivelato circoscritto al recinto di un CIE, o al terribile Palazzo Salaam di Roma, dove i richiedenti asilo politico vengono depositati proprio come animali.”

“E dire che l’isola nell’immaginario rinascimentale non è solo un carcere – continua l’autrice –, è anche un utopico luogo alternativo all’autorità e all’oppressione. Ma non c’è niente di romantico nelle tempeste odierne. Questi ultimi 500 anni di sfruttamento coloniale hanno inclinato l’orizzonte del mare. È un mare in salita, che non unisce ma separa. Cementato da controlli alle frontiere, polizie internazionali, gestione selvaggia dei confini e dalla nostra indifferenza eurocentrica che provoca stragi. Un cimitero a cielo aperto che protegge le sue coste e annega i suoi naviganti”.

Sul palco, Silvia Calderoni (Premio Ubu 2009) con Glen Çaçi, Ilenia Caleo, Fortunato Leccese, Paola Stella Minni, che attraverseranno la scena con le proprie tempeste personali:  da quella di Caleo, attivista del Teatro Valle Occupato, a quella di Glen Caci, arrivato in Italia da clandestino per sfuggire alla guerra in Albania.

A fare da controcanto al testo shakespeariano, lo scritto di uno dei maggiori autori caraibici, Aimé Césaire, che con il suo “Une tempête” aveva riletto il testo classico in senso post-coloniale. E risuonano anche le parole di Judith Malina del Living Theatre (con cui Motus ha dato avvio al progetto “AnimalePolitico”) sulla necessità di scatenare piccole tempeste da far esplodere fuori dal teatro, nella città, rompendo l’ordine quotidiano.
“Vogliamo provare a trasformare il contratto teatrale in un reciproco scambio, usando la temporaneità dell’evento scenico per creare una zona altra – commenta Enrico Casagrande. – Prospero, come Shakespeare – sa che non è più possibile essere soltanto attori o spettatori ma che, in quanto animali politici, siamo sempre l’uno e l’altro. Ci siamo resi conto che la più veritiera forma di condivisione, al di là dell’attivismo politico, è quella che viviamo sul palco, con gli spettatori di ogni città in cui ci spostiamo”.

Segno tangibile di questa linea di ricerca, la scenografia consiste di coperte che il pubblico è invitato a portare e che, al termine, verranno consegnate al Gruppo Condivisione di Strada della Caritas di Vicenza. “La coperta è il primo rifugio dopo un uragano, un naufragio o un conflitto bellico – spiega Casagrande –. È anche l’oggetto più semplice da raccogliere e redistribuire nelle città. Non vogliamo più sprecare denaro in scenografie morte, ma lavorare con materiali che al termine della tournée (e anche di ogni data) posso essere riutilizzati da chi ne ha reale bisogno. Invitiamo quindi i cittadini-spettatori portare da casa una coperta, piccola o grande, leggera o pesante, vecchia o nuova. È un invito che facciamo nel totale rispetto della libertà di ciascuno di accettare o meno questa sollecitazione”.

Uno spettacolo che è dunque un’esperienza di riappropriazione, in cui chi agisce e chi guarda si mescolano per dare vita ad una nuova comunità. Perché “La tempesta” shakespeariana, come scrive Agostino Lombardo nella prefazione alla traduzione italiana, non mette in scena un mondo che finisce, ma un mondo che comincia.

Al termine dello spettacolo, la compagnia incontrerà il pubblico. Il giorno precedente (ore 16.30) al Polo Giovani B55 condurrà invece un laboratorio con i partecipanti di “Fabbricateatro”, il corso di teatro curato da La Piccionaia.

Gli abbonamenti a 5 spettacoli a scelta libera (intero 55 euro, ridotto euro 45) e i biglietti (intero 13 euro, ridotto 11 euro, diritti di prevendita 1,50 euro) sono in vendita negli uffici del Teatro Astra con orario 9.30-13 e 15-18. Sempre valida la promozione per gruppi di min. 10 persone (10 euro) e per gli studenti delle scuole superiori (9 euro).

A partire dalle ore 20 è a disposizione del pubblico il parcheggio del Circolo Tennis (in Contrà della Piarda, dopo il teatro sulla sinistra). Data la capienza limitata, si consiglia di arrivare con anticipo. Prima e dopo lo spettacolo sarà attivo il punto di ristoro Equobar, con i suoi prodotti di caffetteria, pasticceria e snack equosolidali, biologici e a km zero.

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