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21/05/2013

“Passi affrettati”, uno spettacolo teatrale per il primo anno del Centro antiviolenza

Ideato e scritto da Dacia Maraini andrà in scena giovedì 23 maggio alle 20.45 al Ridotto del Teatro comunale

Con lo spettacolo “Passi affrettati” – testimonianze di donne ancora prigioniere della discriminazione storica e familiare - in scena al Ridotto del Teatro comunale giovedì 23 maggio alle 20.45 dalla compagnia teatrale Manet di Senigallia, l’amministrazione comunale ed il tavolo istituzionale contro la violenza ricordano il primo anno di attività del Centro comunale antiviolenza, aperto nell’aprile 2012 ed inaugurato ufficialmente proprio il 23 maggio dello scorso anno.
Lo spettacolo scelto, ideato e scritto da Dacia Maraini, scrittrice italiana tra le più note al mondo, racconta storie femminili che si concludono male, storie di vita di donne vere raccolte con Amnesty International in tutto il mondo e in diversi contesti sociali, dalla Cina alla Giordania, dalla Nigeria alla California, fino alla “civilissima” Europa, tutte con lo stesso denominatore comune: violenza e sopraffazione.
Si tratta di una serie di otto testimonianze di “donne ancora prigioniere” raccolte sul tema della violenza di genere in diverse aree del mondo, tutte accomunate da una triste realtà, quella di essere vittime della violenza, a volte cieca e immotivata, a volte retaggio di una cultura arcaica lungi dall’essere superata.
Dacia Maraini rappresenta queste storie in modo rapido e scarno dando voce sulla scena teatrale e poi anche nel suo omonimo libro, a storie di tragica quotidianità di donne che con i loro “passi affrettati” raccontano esperienze di dolore e discriminazione.
La cronaca, purtroppo, continua a registrare l’orrore e la paura di quante, soprattutto tra le mura domestiche, sono vittime di padri, mariti, figli, compagni. E’ il dolore di donne appartenenti a mondi diversi che vengono oltraggiate nella loro persona, dignità e libertà.
Passi affrettati”, dunque, attraverso la scrittura teatrale cristallina ed efficace, fa emergere con misura, ma senza risparmio, le molteplici sfaccettature della violenza usata contro le donne nei più diversi contesti geografici e sociali. Non parla solo di una violenza insensata ma racconta un universo più complesso, un deserto nelle relazioni, una rappresentazione del corpo e del desiderio maschile schiacciati nella categoria dei bassi istinti da imporre con la violenza o con il denaro.
E’ un testo che fa della sua semplicità la sua forza. Non ha orpelli e scommette tutto sul potere della parola e, una volta sulla scena, della voce umana.
Lo spettacolo è rappresentato da tempo in tutta Italia e nel mondo e conta già numerose traduzioni. E’ diventato un vero e proprio progetto culturale internazionale per educare ai sentimenti e testimoniare contro la violenza di genere.
Le storie messe in scena raccontano di Lhakpa, tibetana, stuprata dai soldati cinesi, di Aisha che vive in un villaggio della Giordania dove suo padre la picchia ogni giorno, di Carmelina, una ragazza pugliese che viene violentata regolarmente da un amico del fratello, di Juliette, belga, che ha sposato un uomo contro la volontà della sua famiglia e ora lui, perennemente ubriaco, la malmena e la umilia, di Amina, nigeriana di ventitré anni che ha fatto un figlio fuori dal matrimonio e per questo viene condannata a morte per lapidazione. Donne costrette a prostituirsi, offese, sfigurate dall'acido o dalle percosse. Vengono da ogni angolo del pianeta ma possono essere anche le nostre vicine di casa.
Le donne nei paesi occidentali hanno conquistato parità di fronte alle leggi, ma questa parità nella vita quotidiana spesso rimane sulla carta. Nonostante i diritti civili conquistati, esistono ancora molte discriminazioni che vengono imposte da una parte e subite dall’altra come “naturali”. Molte ingiustizie, cacciate dalla porta, sono rientrate dalla finestra sotto altre forme, più subdole, più nascoste e mascherate. In occidente non si impone il burqa per rendere invisibile e silenziosa la donna, ma si trasforma il corpo femminile in linguaggio pubblicitario, togliendo, con l’illusione della libertà sessuale, la parola.
Le storie di donne saranno interpretate dagli attori della compagnia teatrale Manet di Senigallia: Elena Durazzi, Antonio Lovascio, Sara Pallini, Ylenia Pace, Mauro Pierfederici. Ingresso, fino ad esaurimento dei posti disponibili, con offerta libera che verrà devoluta a sostenere le attività del Centro antiviolenza.
Informazioni: ufficio comunale pari opportunità, 0444222162, pariopp@comune.vicenza.it.

Il primo anno di attività del centro antiviolenza – CeAV è l’occasione anche per continuare nell’attività di sensibilizzazione sui temi della violenza e di informazione sul servizio che si occupa di contrasto alla violenza e maltrattamento sulle persone.
Il centro offre un servizio dedicato, pubblico e gratuito, di contatto e primo accesso per chiunque necessiti di aiuto e consulenza o di interventi di protezione immediata perché vittima di violenza o cerchi informazioni o consulenza sull’argomento. Assicura segretezza ed anonimato a chi vi si rivolge.
Coordina la rete dei servizi e delle strutture già esistenti sul territorio che si occupano di violenza, attraverso la definizione di protocolli operativi, anche per gli interventi di protezione immediata, avvalendosi di strutture di pronta accoglienza.
Svolge iniziative ed attività di sensibilizzazione, informazione e formazione per la cittadinanza e per target specifici di popolazione e per la prevenzione ed il contrasto della violenza.
Lo sportello di accoglienza è aperto al pubblico il lunedì, martedì, mercoledì, venerdì, dalle 9 alle 14.30 e il giovedì dalle 9 alle 17.
Durante l’orario di apertura è possibile accedere al CeAV direttamente, tramite un contatto telefonico, o fissare un appuntamento per un colloquio personale.
Il centro si trova a Vicenza in via Torino, 11 e le operatrici rispondono in orario di apertura al numero telefonico 0444 230402.
Le modalità d’intervento prevedono in via preferenziale un primo momento di accoglienza attraverso un colloquio personale, indispensabile per conoscere la persona, far emergere il suo bisogno ed individuare quale può essere il ruolo del centro nel percorso di uscita dalla situazione di disagio.
Al momento il centro ha attivato protocolli o convenzioni con l’Ulss 6 – Distretto socio-sanitario per il funzionamento dello “sportello psicologico del centro antiviolenza” presso il consultorio familiare del distretto in corso SS. Felice e Fortunato 233, con le forze dell’ordine (Carabinieri e Questura) e le strutture di accoglienza per il ricovero in situazione di urgenza delle donne vittime di violenza, mentre è in fase di definizione una convenzione con l’Ordine degli avvocati per un primo servizio gratuito di consulenza legale presso il Ceav per le persone prese in carico. Sono stati avviati contatti anche con l’Ordine provinciale dei medici chirurghi e odontoiatri di Vicenza per eventuali iniziative comuni e collaborazioni. Collaborazioni sono invece in corso con il Lions Club Thiene Colleoni per la diffusione di un progetto di formazione nelle scuole, con il Lions Club Vicenza Palladio per l’organizzazione di una tavola rotonda sui temi della violenza di genere e con la commissione provinciale per le pari opportunità per un progetto rivolto alle scuole superiori di Vicenza e provincia sulla promozione delle pari opportunità e contrasto alla violenza.
E’ in corso anche un’intensa attività di formazione specifica congiunta per le forze dell’ordine e gli operatori socio-sanitari territoriali, curata dal CeAv, per fornire strumenti specifici per il riconoscimento e la gestione degli episodi di violenza domestica e per l'accoglienza.
Obiettivo della formazione è accrescere la conoscenza del fenomeno della violenza, individuare le modalità d’intervento più opportune e costruire strumenti e modalità omogenee d’intervento nelle specifiche situazioni, oltre a fornire strumenti per la rilevazione della percezione del fenomeno.
Il percorso formativo consente anche l’incontro e la conoscenza tra operatori che a diverso titolo operano nella rete, per implementare la connessione tra servizi, migliorare la collaborazione e facilitare il passaggio delle informazioni.

Nel primo anno di attività da aprile 2012 ad aprile 2013 del centro, sono stati 200 i contatti specifici per consulenze, informazioni, appuntamenti chiesti da utenti ed operatori dei servizi del territorio. Di questi, 117 sono i casi presi in carico (111 donne e 9 uomini). Attualmente i casi trattati ancora aperti sono 64.
Rispetto alle 117 persone prese in carico sono prevalenti quelle inserite in nuclei conviventi nella stessa residenza dove il maltrattante è nella quasi totalità dei casi il marito/partner o ex partner. Per i maschi la violenza rilevata è da parte dei familiari, mentre in 3 casi la violenza è della partner. Le donne con figli minori sono 69. La nazionalità prevalente è quella italiana, con 66 casi, mentre 51 sono le persone di nazionalità straniera di cui 17 del nord e centro Africa, 15 dell’est Europa ed il resto proviene dagli altri continenti. 71 sono le persone residenti a Vicenza e 46 nel bacino dell’ULSS 6. Le tipologie di problemi presentati riguardano il maltrattamento da parte del partner in 77 casi, mentre in 13 casi il maltrattamento avviene da parte dei familiari, 7 sono i casi seguiti per stalking, 6 per conflitti familiari e/o con il partner, 3 per violenza psicologica e fisica, 1 per violenza sessuale, il resto per problemi di separazione e personali.
Dal punto di vista delle condizioni economiche, 54 persone hanno autonomia economica perché lavorano e percepiscono un reddito.

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