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26/01/2013

Il sindaco Variati: “Chi fa uso del trasporto pubblico deve avere rispetto per gli altri"

"A dirlo è il buon senso, prima ancora delle leggi e dei regolamenti”

“In una città come la nostra nessuna forma di discriminazione etnica sarebbe accettabile. Ma dai fatti emersi e accuratamente vagliati dall’azienda, qui non si tratta di discriminazione o razzismo. A casa propria ciascuno si comporta come meglio crede. Ma quando si fa uso di un servizio pubblico come il bus, ci si deve comportare in un modo che rispetti i diritti degli altri: se non si accettano delle minime regole di buona condotta basate sul buon senso, ci sono altre opzioni, come andare a piedi, o in bici, o in auto”.
Il sindaco di Vicenza, Achille Variati, commenta così l’episodio accaduto ieri su un autobus di AIM e raccontato oggi dalla stampa: i passeggeri hanno richiesto l’intervento dei controllori, protestando vibratamente contro quattro giovani la cui sporcizia e il cui cattivo odore rendevano il viaggio impossibile. I controllori, intervenuti e verificata la situazione, hanno chiesto ai quattro giovani, uno dei quali sprovvisto peraltro di biglietto, di lasciare il bus.

A sostegno della legittimità dell’intervento dei controllori c’è anche l’articolo 31 del Decreto del Presidente della Repubblica 753 del 1980: “Possono essere escluse dai treni e dai veicoli e allontanate dalle stazioni e dalla fermate le persone che si trovino in stato di ubriachezza, che offendano la decenza o diano scandalo o disturbo agli altri viaggiatori e che ricusino di ottemperare alle prescrizioni d'ordine o di sicurezza del servizio. Le persone escluse in corso di viaggio ai sensi del comma precedente non hanno diritto ad alcun rimborso per il percorso ancora da effettuare".

“Il fatto che si trattasse di nomadi - spiega Variati - è per me privo di qualsiasi rilevanza. Che siano vicentini “doc”, milanesi, stranieri, caucasici, asiatici, americani, rom o sinti è irrilevante: chi sceglie di fare uso di un servizio pubblico deve rispettare gli altri utenti. E rispettarli significa anche non attuare comportamenti o condotte che siano insopportabili per gli altri: su un bus, per esempio, non accetteremmo che qualcuno entri svestito, o che, magari ubriaco, si metta a vomitare davanti a tutti, come non accetteremmo che si scambi un ufficio pubblico per una latrina. Mi spiace se qualcuno equivocherà questa mia posizione o cercherà di strumentalizzarla definendola razzista: le politiche della mia amministrazione parlano chiaro. Lavoriamo per l’integrazione, ogni giorno, e non è un processo facile. Qualsiasi forma di discriminazione basata su nazionalità, etnia, pelle, religione sarebbe ovviamente inaccettabile. Ma cercare l’integrazione significa anche pretendere da  tutti di rispettare alcune elementari norme di condotta. Se uno, nella propria casa, non vuole mantenere decoro e igiene, può farlo, a patto ovviamente che non sia pregiudicata la salute di altri, come ad esempio i minori. Ma quando si sceglie di avere a che fare con gli altri, come è quando si fa uso di un servizio pubblico, allora ci vuole rispetto. I diritti non sono lo scudo dietro cui carte categorie o gruppi possono rifugiarsi per fare quello che vogliono: i diritti valgono per tutti. Anche per i passeggeri di quel bus, che avevano ragione nel pretendere di poter viaggiare senza essere offesi o disgustati dallo stato di altri passeggeri”.

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