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29/10/2012

Quasi metà dei ragazzi gioca d’azzardo, il 54% beve: tre giorni di studio

Simposio organizzato su una ricerca dell'Istituto Rezzara

Il 45% dei ragazzi gioca d’azzardo, il 54% fa uso di alcol fino ad arrivare all’euforia, il 28% si ubriaca. Questi dati piuttosto allarmanti sulle nuove dipendenze emergono dalla ricerca che l’Istituto Rezzara ha effettuato nei mesi scorsi tra giovani delle scuole superiori e adulti del Vicentino e che sarà analizzata nel diciannovesimo Simposio sulla vita di relazione proposto insieme a Comune di Vicenza e Confindustria Vicenza il 5, 6 e 7 novembre.
“Alcol e gioco: divertimento o pericolo?”, il titolo della tre giorni di studio che si terrà a Palazzo Bonin Longare, con inizio alle 15,30 ed ingresso libero fino ad esaurimento dei posti (consigliata l’iscrizione).
Nel primo giorno di dibattito il fenomeno delle nuove dipendenze dal gioco d’azzardo e dall’abuso di alcol sarà sviscerato da specialisti di sociologia, psicologia e politica. Parleranno il professor Giancarlo Rovati, dell’Università “Cattolica S. Cuore” di Milano, Antonio Zuliani, psicologo psicoterapeuta dell’Istituto Rezzara, e l’onorevole Daniela Sbrollini.
Nei due giorni successivi monsignor Giuseppe Dal Ferro, direttore dell’Istituto Rezzara, presenterà nel dettaglio gli esiti della ricerca condotta nei mesi di marzo e aprile di quest’anno nelle scuole superiori della città e della provincia di Vicenza e nelle università adulti/anziani sparse nel territorio vicentino.
I dati saranno quindi discussi da Vincenzo Balestra, direttore del Servizio territorio per le tossicodipendenze e l’alcolismo - SerT di Vicenza. Gian Marco Mancassola, giornalista del «Il Giornale di Vicenza» e Gianni Zen, preside del liceo “Brocchi” di Bassano del Grappa, nella sessione del 6 novembre, e da Tommaso Ruggeri, assessore allo Sviluppo economico del Comune di Vicenza, Matteo Cielo, presidente del Gruppo giovani di Confindustria - Vicenza ed Edoardo Adorno, preside del liceo “Quadri” di Vicenza, nella giornata del 7 novembre.
Questa mattina a Palazzo Trissino alcuni dei dati più significativi sono stati anticipati da monsignor Dal Ferro e dal dottor Zuliani alla presenza dell’assessore allo sviluppo economico Tommaso Ruggeri, dell’onorevole Daniela Sbrollini e del consigliere comunale Raffaele Colombara.
“Quest’importante ricerca – ha premesso l’assessore Ruggeri – si inserisce nel percorso che Vicenza, diventata un punto di riferimento a livello nazionale, sta facendo in particolare per sensibilizzare sui rischi e i problemi che sta portando il gioco d’azzardo nella società italiana, senza essere adeguatamente regolamentato”.
“In Italia  – ha aggiunto l’onorevole Sbrollini, che fa parte della Commissione affari sociali e sanità della Camera  - non abbiamo una legge nazionale, ma singoli provvedimenti sull’argomento. I dati portati anche da questa ricerca, che consegnerò al ministro della sanità, confermano che è essenziale portare presto a termine il nuovo disegno di legge parlamentare trasversale su cui stiamo lavorando per regolamentare questo fenomeno in modo organico, dopo che il decreto sanità ha solo in parte accolto le nostre proposte su questo fronte”.
“Fino ad oggi – ha concluso il consigliere comunale ed esponente di Avviso Pubblico Raffaele Colombara – dei giovani si parlava per la dipendenza da droga e dall’alcol. Finalmente ci si sta rendendo conto che i ragazzi sono fortemente toccati anche dal problema del gioco. Per essere efficaci, però, dobbiamo fare sempre più rete. Per questo propongo di andare oltre alle azioni relative alle sole sale scommesse, in modo che Comune, Caritas, Sert, associazionismo, comincino ad intervenire su altri aspetti di un fenomeno così pervasivo, ma ancora poco studiato, a partire dal gioco on line”.

Gli esiti della ricerca
La ricerca dell’Istituto Rezzara ha coinvolto 5.642 persone, delle quali 3.822 giovani e 1.820 adulti dei vari capoluoghi del Vicentino.
Pratica del gioco
Dall’insieme è emersa una diffusione consistente del gioco fra i giovani maschi, pari al 45%, talora con una assiduità quotidiana (5%), e una modesta consapevolezza sul pericolo che ciò comporta.
Interrogati sul perché si gioca, gli intervistati hanno indicato come prioritarie le motivazioni del “bisogno di denaro” e del “gusto di vincere”, confermate anche dall’affermazione “spero di realizzare qualche sogno”. Non sono mancati coloro che hanno dichiarato anche il bisogno psicologico (giovani 36,8%, adulti 33,2%).
A giocare giovani e adulti sono spesso indotti, oltre che dalla pubblicità, dallo stimolo che viene dagli amici.
I giovani non sembrano dare molto peso alla diffusione sul territorio dei luoghi dove si può giocare, anche se ciò non è giudicato un segno di libertà. Il gioco avviene in casa e al bar e per i giovani anche on-line (19,8%). Particolarmente utilizzati sono i videogiochi (44,1%), le carte (45,5%), il gratta e vinci (36,9%).
Sono indicati fra i più pericolosi il gioco d’azzardo, le macchinette e le scommesse sullo sport. Si ritengono innocui invece il gratta e vinci, i giochi televisivi, il lotto e superenalotto, anche se si ritiene possano ingenerare disimpegno nella vita quotidiana.
Quanto alla consapevolezza della possibile dipendenza da gioco, un giudizio più severo al riguardo è venuto dagli adulti, mentre nei giovani è emersa piuttosto la preoccupazione di non acquisirla. Circa la possibilità di uscirne, i giovani confidano sulla buona volontà, mentre gli adulti vedono utile l’aiuto di gruppo. Da parte di tutti è emersa la sfiducia sull’intervento degli specialisti e un certo scetticismo sui divieti.
Abuso dell’alcol
Riguardo all’alcol, nei giovani si è registrata una maggiore consapevolezza, almeno immediata, del pericolo dell’abuso rispetto al gioco, ma anche una prassi d’uso che porta spesso all’euforia (54% nell’ultimo mese) e all’ubriacatura (28%).
Lo sballo del sabato sera è visto come pericolo dagli adulti, mentre i giovani sono più inclini a legarlo a un fatto transitorio connesso all’esperienza di gruppo o alla moda. Solo il 17,5% dei giovani, infatti, lo riconosce come un pericolo, contro il 61,1% degli adulti.
La motivazioni che induce a bere è per la metà abbondante dei giovani la “condivisione di gruppo”; solo un terzo scarso parla di “piacere” e solo il 22,3% del “bisogno di vincere la solitudine”. Fra gli adulti aumenta il numero di quelli che parlano di “superamento della solitudine” e della delusione”.
Gli adulti bevono ancora vino a tavola al contrario dei giovani, che concentrano l’uso dell’alcol nel consumo di birra, di superalcolici e di aperitivi alcolici.
In generale, malgrado una maggiore consapevolezza dei giovani rispetto al pericolo della dipendenza dall’alcol, i ragazzi sono convinti che si possa uscire dal vizio del gioco con la buona volontà.
Fenomeni trasversali
Confrontando uomini e donne, dalla ricerca è emerso che le ragazze giocano per circa la metà dei maschi, mentre si allineano discretamente nell’abuso dell’alcol. Gli adulti invece si differenziano poco fra loro circa il gioco, di più relativamente all’alcol.
Nelle motivazioni gli adulti maschi e femmine non si differenziano di molto, sia per quanto riguarda il gioco, sia per l’alcol. Nelle donne adulte più alta è la risposta che attribuisce il bere al “superamento della solitudine e della delusione”.
Il confronto fra i giovani dei vari istituti vede i liceali meno dediti al gioco degli altri e più consapevoli dei problemi derivanti dalla dipendenza. C’è invece minore diversità in merito all’uso dell’alcol e al giudizio sullo sballo del sabato sera.

Per informazioni e iscrizioni al Simposio:
Istituto di scienze sociali Nicolò Rezzara
Contrà delle Grazie, 14 - Vicenza
Tel 0444324394; fax 0444324096
info@istitutorezzara.it
www.istitutorezzara.it

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