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28/03/2012

La “Flagellazione di Cristo alla colonna” torna a Maddalene con la “copia d’autore” di Corrado Zilli

Sabato 31 marzo alle 17 nella chiesa di Maddalene Vecchie in programma il convegno “Jacopo Da Ponte o la sua bottega?”

“Jacopo Da Ponte o la sua bottega?” è il titolo del convegno per la presentazione della “copia d’autore” della “Flagellazione di Cristo alla colonna” che si terrà sabato 31 marzo alle 17 nella chiesa di Maddalene Vecchie.
L’iniziativa è organizzata dal Comitato per il recupero del Complesso Monumentale di Maddalene e si pone l’obiettivo di far conoscere l’opera realizzata da Corrado Zilli di Vicenza raffigurante il celebre dipinto attribuito alla bottega di Jacopo Da Ponte datato 1580 circa e da oltre cinquant’anni conservato presso la Pinacoteca civica di Palazzo Chiericati. 
La nicchia posta sopra l’altare di sinistra entrando nella quattrocentesca chiesa di Maddalene Vecchie, è rimasta dalla metà degli anni Sessanta priva del suo pezzo pregiato nonostante si sia cercato di sostituirlo con una fotoriproduzione deterioratasi, tuttavia, troppo in fretta. Il Comitato, lo scorso anno ha quindi deciso di provvedere per far tornare in quella nicchia vuota una copia del quadro originale, incontrando la disponibilità di Corrado Zilli, docente nel liceo Martini fino a qualche anno fa, grazie al supporto finanziario della famiglia Soprana con Stefano Soprana. Il lavoro dell’artista, iniziato lo scorso mese di giugno 2011, si è concluso felicemente nei giorni scorsi ed ora l’opera potrà essere ammirata da chiunque dopo la cerimonia inaugurale alla quale il Comitato sta alacremente lavorando.  
L’evento, a cui interverrà anche l’assessore alla cultura Francesca Lazzari, è stato pensato anche per approfondire le conoscenze su un’opera d’arte sulla cui attribuzione non c’è unanimità fra gli studiosi che nei decenni scorsi l’hanno studiata. Cercheranno di portare nuovi contributi gli interventi del professor Franco Barbieri, di Elisa Avagnina, direttrice dei Musei Civici di Vicenza, dello stesso Corrado Zilli e di Gianlorenzo Ferrarotto. Basti pensare che, del dipinto presente alla Pinacoteca cittadina, esistono altre tre copie autentiche uscite dalla bottega dei Da Ponte: la più importante, la cui attribuzione a Jacopo Da Ponte è certa, si trova ora al Willumsen Museum di Frederikssund (Danimarca), una seconda si trova presso la Pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano; la terza, del tutto simile anche nelle dimensioni a quella di Maddalene, si trova al North Carolina Museum of Art.
Interessante risulterà anche calarsi nella realtà veneta di fine ‘500 ed inizio ‘600, periodo sicuramente molto florido di opere d’arte e di artisti di assoluto valore che hanno arricchito numerose chiese e palazzi del territorio veneto oltre ad aver contribuito a creare un floridissimo mercato che ha interessato anche le corti principesche europee che non hanno voluto lasciarsi sfuggire opere di grandi artisti oggi valutate migliaia di euro. Tra questi mercanti stranieri si sono inseriti i nobili veneziani che, per servizio alla Serenissima e per dare lustro ai propri ricchissimi palazzi sul Canal Grande sono divenuti celebri mecenati di artisti commissionando loro numerosissime opere d’arte per Palazzo Ducale a Venezia ma anche per le loro sontuose dimore tanto in laguna quanto in Terraferma.
Con l’opera di Zilli, la chiesa di Maddalene Vecchie tornerà ad avere uno dei suoi tesori più preziosi che per oltre trecento anni, a partire dalla metà del 1600, ne aveva abbellito la  navata. Non sarà l’originale cinquecentesco dapontiano, ma la qualità della “copia d’autore” odierna non si discosta poi molto da quella conservata a Palazzo Chiericati: così affermano i pochi privilegiati che già hanno potuto ammirarla. Per quanti vorranno verificarlo di persona, dunque, l’invito a non mancare alla “prima”, sabato 31 marzo prossimo a Maddalene Vecchie.  

ATTENZIONE: La notizia si riferisce alla data di pubblicazione indicata in alto. Le informazioni contenute possono pertanto subire variazioni nel tempo, non registrate in questa pagina, ma in comunicazioni successive.

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