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04/10/2011

Tagli alla cultura, anche l'assessore Lazzari a Roma all'assise nazionale di Federculture

Un settore vitale e produttivo che, nonostante la crisi e la generale contrazione dei consumi, può contare su una domanda in continua crescita. È questo uno dei dati emersi da due importanti convegni (l’uno nazionale, l’altro regionale) su tematiche di cultura e spettacolo e sulle loro ricadute turistiche, svoltisi nei giorni scorsi rispettivamente a Roma e a Piazzola sul Brenta con la partecipazione di amministratori locali, manager, operatori e imprenditori del settore.

Anche Francesca Lazzari, assessore alla cultura, alla progettazione e innovazione del territorio, era a Roma il 22 e 23 settembre, per la conferenza nazionale degli assessori alla cultura e al turismo tenutasi all’auditorium Parco della musica. L’appuntamento, dal titolo “Le città della cultura. Valorizzazione, partecipazione, competitività”, era promosso da Federculture, Anci, Upi, Conferenza delle Regioni e Legautonomie.

Unanime la richiesta di enti locali e imprese: la crisi che l’Italia sta vivendo impone al governo scelte decisive per uscire dall’emergenza, attraverso strategie di crescita di lungo respiro, in grado di dare continuità allo sviluppo economico e agganciare l’Italia all’Europa nella competizione globale. In questo quadro cultura e turismo possono essere la chiave di volta delle politiche di sviluppo del Paese.

“I dati presentati - sottolinea Lazzari - parlano di un settore vitale e produttivo che, nonostante la crisi e la generale contrazione dei consumi, può contare su una domanda in continua crescita. La spesa annuale delle famiglie per servizi ricreativi e culturali nel 2010 ha segnato un + 5,8%, pari a 28 miliardi di euro, con un aumento del 53,7% in dieci anni. Sul versante del turismo culturale si registra una generale ripresa degli arrivi in provenienza dall’estero, soprattutto nelle città d’arte, a fronte tuttavia di una perdita di leadership del Paese a livello mondiale. Si calcola inoltre che nella Penisola l’insieme delle attività legate al settore culturale e creativo dia lavoro a circa 1,4 milioni di persone. Dati confortanti se paragonati a quelli di altri settori. Ma nelle attuali condizioni economiche sarà quasi impossibile proseguire su questa strada. Gli investimenti statali nella cultura negli ultimi dieci anni sono diminuiti del 32,5%, lo stanziamento del MiBac nel 2011 è sceso alla soglia minima di 1,5 miliardi di euro, pari allo 0,2% del bilancio totale dei ministeri”.

Dati che sono stati sottolineati anche in occasione delle “Giornate dello spettacolo del Veneto. Contenuti e strategie per lo spettacolo retEventi Cultura Veneto” promosse dalla Regione del Veneto, a Piazzola sul Brenta, lo scorso venerdì 30 settembre. L’annuale incontro tra operatori del settore nel territorio del Veneto ha posto l’attenzione sulla necessità di incentivare e rafforzare la rete tra istituzioni, soprattutto in questo contesto di recessione economica e a fronte di tagli drammatici che hanno investito l’intero settore.

“I tagli - continua l’assessore Lazzari -, uniti a una legislazione che pone forti vincoli all’azione dell’ente locale in campo culturale, riducono drasticamente la capacità d’intervento delle amministrazioni con pesanti effetti sulle strategie di rilancio della competitività locale. Per uscire dalla crisi occorrono misure e risposte concrete e puntuali a sostegno della cultura, non più eludibili da parte del governo. Le proposte e le sollecitazioni che arrivano dai tavoli di lavoro, nazionali e non solo, cui ho partecipato, sono chiari: occorre ripartire da cultura e turismo, per agganciare la ripresa. Questi settori storicamente rappresentano asset strategici irrinunciabili, spesso a elevato contenuto innovativo e altamente competitivi, capaci di attrarre investimenti e creare occupazione, e di restituire all’Italia quel ruolo di primo piano nel mercato turistico internazionale cui per natura è vocata. Nel quadro del nuovo assetto istituzionale previsto dal federalismo e all’interno di questo processo, i Comuni non possono che essere protagonisti; gli enti locali per primi devono puntare sulla cultura al fine di promuovere riqualificazione urbana, innovazione, produttività e turismo. Per incrementare l’efficienza e l’efficacia dell’azione pubblica, occorre ripensare anche le forme di gestione dei servizi culturali; una scelta possibile è da un lato la gestione degli stessi in forma integrata, su scala territoriale, così da superare l’attuale frammentazione delle politiche di settore, e dall’altro la creazione di soggetti imprenditoriali di natura privatistica che garantiscano elevati standard di efficienza e di qualità, dando occupazione ai giovani”.

Molteplici le proposte avanzate nel corso della due giorni di confronto capitolina, condivise anche dal Comune di Vicenza: riforma della fiscalità per agevolare gli investimenti privati tesi alla conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale; riduzione dell’Iva per gli interventi di restauro del patrimonio; estensione dell’8 per mille anche a musica e teatro; modifica dei meccanismi di selezione e rendicontazione degli interventi Arcus e innalzamento al 5%  della quota del fondo infrastrutture destinata ai beni culturali; riforma della legge sullo spettacolo; introduzione per la cultura di standard di funzionamento misurabili e certificati; priorità agli interventi che favoriscono produzione e gestione di infrastrutture già esistenti.

 

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