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30/08/2011

Vicenza con Avviso Pubblico scommette sulla legalità per contrastare la crisi, Colombara: “Nel documento inviato al Governo dimostriamo che l’illegalità costa a ciascuno di noi 15 euro al giorno”

La legalità può contrastare la crisi e diventare fattore di sviluppo economico. Lo sostiene Avviso Pubblico, la rete di oltre 180 enti pubblici per la formazione civile contro le mafie, a cui il Comune di Vicenza aderisce, rappresentato dal consigliere comunale Raffaele Colombara.
Qual è la strada da seguire per raggiungere questo obiettivo, Avviso Pubblico l’ha scritto nero su bianco al Governo e alle parti sociali nel documento “La legalità come fattore di sviluppo economico-sociale e di contrasto alla crisi”, presentato questa mattina a Padova. Erano presenti, oltre al coordinatore nazionale Giampaolo Romani, l’assessore del Comune di Padova Claudio Piron e il consigliere del Comune di Vicenza Raffaele Colombara, che sintetizza: “15 Euro, il ticket dell’illegalità: tanto costa al giorno il conto di corruzione, evasione fiscale, lavoro sommerso, a ciascuno di noi. 330 miliardi di euro, vale a dire 5.500 euro pro capite, secondi i dati di Ministero, Corte dei conti, Banca d’Italia raccolti da Avviso Pubblico. E sono dati per difetto. Allora, quando ci viene detto che ‘non ci sono più soldi’ e vengono proposti tagli indiscriminati che si scaricano in gran parte sui Comuni, bisogna ricordare che a fronte di queste cifre impressionanti ci sono strade diverse attraverso cui trovare le risorse per riequilibrare in modo più equo i conti dello Stato e garantire i servizi essenziali ai cittadini. C’è la necessità di incidere strutturalmente in una prospettiva di crescita e non di meri tagli. Per questo chiediamo al Governo e alle parti sociali di introdurre nell’agenda del loro confronto anche il tema della legalità”.

Il documento di Avviso Pubblico evidenzia, ad esempio, che la Corte dei Conti ha quantificato il costo della corruzione in Italia in 60 miliardi di euro, vale a dire circa 1.000 euro a cittadino, neonati compresi. Sono gli appalti e i controlli fiscali i settori in cui le bustarelle e gli scambi di favori girano di più. Un’elevata corruzione è uno dei fattori che, oltre ad alterare il principio della libera concorrenza e della libertà d’impresa, tengono alla larga i capitali stranieri dal nostro paese.

Secondo i dati del Ministero dell’Economia, inoltre, l’evasione fiscale è pari a 120 miliardi di euro all’anno, il doppio di quello che si registra in Francia, Germania e Regno Unito. Uno studio effettuato da KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it, rileva che l’Italia si conferma primatista europeo con il 51,1% del reddito imponibile non dichiarato. Secondo un recente studio presentato dall’Istat, l’economia sommersa, ovvero l’imponibile sconosciuto al fisco, ha un valore compreso tra un minimo di 255 miliardi di euro ed un massimo di 275 miliardi di euro, con un’incidenza sul PIL compresa tra il 16,3 ed il 17,5 per cento.

La Commissione parlamentare antimafia presieduta dal senatore Pisanu , infine, sottolinea che il giro d’affari annuo delle mafie italiane è stimabile in 150 miliardi di euro. Nel documento si legge testualmente: “La pressione delle organizzazioni mafiose frena lo sviluppo di vaste aree del Paese, comprime le prospettive di crescita dell’economia legale, alimentando un’economia parallela illegale e determina assuefazione alla stessa illegalità”. Su questo tema, nel marzo scorso a Milano, è intervenuto anche Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia, il quale ha affermato: “Le estorsioni, oltre a sottrarre direttamente risorse agli imprenditori assoggettati al racket, disincentivano gli investimenti nella economia locale … In una economia infiltrata dalle mafie la concorrenza viene distorta, le imprese pagano più caro il credito”. La stessa Banca d’Italia, per voce della vice direttrice generale Tarantola, ha affermato che in Italia il riciclaggio del denaro sporco incide sul 10% del PIL.

Avviso Pubblico ha fatto la somma di questi dati, dimostrando che ogni anno l’illegalità (mafie, corruzione, evasione fiscale, economia sommersa) sottrae agli italiani e alle imprese oneste 330 miliardi di euro, vale a dire 5.500 euro pro capite, qualcosa come 15 euro al giorno al portafoglio di ciascun italiano. Un vero e proprio “ticket dell’illegalità”.

“Questi numeri impressionanti – è la conclusione di Colombara - ci mettono di fronte ad un nodo che richiede un passaggio strutturale, anche culturale (e di cui non si vede traccia nelle misure via via proposte in questi giorni e limate, modificate, infine svuotate): la crisi che sta investendo il nostro paese necessita di visione e credibilità nelle scelte. Componente essenziale di queste scelte è la legalità (che vuol dire merito e regole), che non può esser vista come un intralcio, ma, al contrario, come un fattore indispensabile per ridare una credibile prospettiva all’Italia”.

 

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