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19/07/2011

Progetto per l’integrazione di cittadini immigrati, il Comune riceve oltre 50 mila euro di finanziamento dalla Comunità Europea

Dopo il contributo di 2 milioni di euro ottenuto dalla Fondazione Cariverona per sostenere nuove iniziative nel campo delle politiche sociali, il Comune di Vicenza ottiene un ulteriore ed importante aiuto economico dalla Comunità Europea.
Si tratta di un finanziamento di 54.222 euro, a cui si aggiungono 2.282 euro del Ministero dell’Interno, somme che andranno a sostenere il progetto “Comunità in divenire: prassi per la promozione del nuovo cittadino di Vicenzaall’interno del bando Fei, Fondo Europeo per l’integrazione di cittadini di paesi terzi. Fondamentale si è dimostrato il sostegno della Regione Veneto, e del Consiglio territoriale per l’immigrazione della Prefettura di Vicenza che, in sede di  valutazione, hanno attribuito il punteggio massimo al progetto presentato.
Il costo complessivo del progetto è pari 72.296 euro per una durata di 12 mesi; la quota non coperta dai finanziamenti sarà stanziata dal Comune di Vicenza.
In tutta Italia sulla stessa linea di azione (programmi innovativi per l’integrazione) sono stati presentati 66 progetti e solo 7 sono stati quelli ammessi al finanziamento. Il progetto vicentino si è classificato al terzo posto, a poca distanza dai primi due.
“A fronte dei continui tagli del Governo nei confronti del sociale – afferma l’assessore alla famiglia e alla pace Giovanni Giuliari – ho chiesto ai miei collaboratori di intensificare il loro impegno nella ricerca di altre fonti di finanziamento per potere rispondere alla difficile crisi economica che sta colpendo in maniera preoccupante anche le famiglie vicentine. Il merito va al personale dell’assessorato, per la competenza e professionalità dimostrata, e a tutte le associazioni ed enti con i quali abbiamo costruito questo progetto: insieme sono riusciti a portare a casa un ottimo risultato, appena al secondo tentativo di progettazione consecutivo nell’abito del Bando Fei .”
La progettazione è partita dalle considerazioni successive al tragico evento dell’alluvione e ha coinvolto, come partner, la società civile con una progettazione partita “dal basso” ovvero da una serie di incontri di condivisione progettuale con varie associazioni, enti, istituzioni.
L’alluvione ha dimostrato come la città sia pronta ad un passaggio culturale rispetto al fenomeno migratorio in quanto i cittadini vicentini non di origine italiana vogliono poter contribuire al benessere collettivo. Sono partner progettuali il Dipartimento di Psicologia applicata dell’Università di Padova, il Centro Capta, la Cooperativa La Casetta, il Coreis (Comunità Religiosa Islamica). Hanno aderito al progetto con una lettera d’intenti: Il Mosaico, Equofficina, l’Istituto Rezzara, l’Associazione Cerchiamoci, l’Ufficio Scolastico territoriale, l’associazione Unione Immigrati, la Cooperativa La Barca.
Le aree di intervento progettuale sono tre e riguardano l’incremento della conoscenza della lingua italiana e del territorio di riferimento, la costruzione di un patto educativo di corresponsabilità civica con l’obiettivo di costruire un progetto condiviso tra minori e giovani adulti accoglienti e migranti, di responsabilizzazione nell’uso e nella pratica del territorio comune (condivisione di identità civica, partecipazione attiva dei giovani per arrivare a regole condivise per una autocondotta positiva per aumentare la sicurezza di tutta la cittadinanza, gruppi di quartiere) e la condivisione tra comunità migranti e comunità accogliente di pratiche di cura materna e paterna con lo scopo di favorire lo scambio all’interno di gruppi intergenerazionali di genitori e nonni di informazioni relative alla crescita dei bambini.
“L’obiettivo del progetto – conclude l’assessore alla famiglia e alla pace - è quello di coinvolgere in modo trasversale e intergenerazionale la cittadinanza, seguendo un “modello” d’intervento che parte dalle collaborazioni “nate” in occasione dell’alluvione. Particolarmente innovative sono le aree progettuali che riguardano il Patto educativo e la condivisione di pratiche di cura materna. Il Patto educativo, inteso come prodotto finale della crescita della comunità di zona, verrà riconosciuto ufficialmente dall’Amministrazione comunale. Un modo per dare importanza al lavoro di mediazione civica e condivisione delle regole di cittadinanza che auspico molti giovani vorranno intraprendere, sia italiani, sia stranieri.”

ATTENZIONE: La notizia si riferisce alla data di pubblicazione indicata in alto. Le informazioni contenute possono pertanto subire variazioni nel tempo, non registrate in questa pagina, ma in comunicazioni successive.

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