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23/03/2011

I risultati del progetto S.P.Es. rivolto a persone vittime dello sfruttamento sessuale e senza fissa dimora

La giunta comunale ha approvato la rendicontazione del progetto S.P.Es. 2009/2010, rivolto a persone vittime dello sfruttamento sessuale e senza fissa dimora per il quale la Regione Veneto ha garantito un finanziamento di circa 70 mila euro di cui 26mila sono stati utilizzati per progetti che riguardano le persone vittime di tratta e sfruttamento della prostituzione e 44mila euro per le persone in povertà estrema, i cosiddetti “senza fissa dimora”. Il progetto proseguirà anche quest’anno grazie ad un sostengo regionale pari a 64.109 euro.
Questo progetto ha consentito di finanziare una unità di strada, composta da operatori di una cooperativa, che due volte alla settimana hanno percorso le strade frequentate dalle prostitute: corso San Felice, viale Milano, le zone della stazione ferroviaria, dell’ospedale e dello stadio per poi proseguire ed arrivare ad Altavilla Vicentina, Creazzo, Sovizzo e Montecchio Maggiore.
Dal 20 ottobre 2009 al 19 ottobre 2010 questa l’unità di strada ha incontrato 176 persone che esercitano la prostituzione di cui 76 provenienti dall’est Europa (Polonia, Ceca, Slovacchia, Ungheria e Romania), 2 dall’area Balcanica (Slovenia, Croazia, Serbia, Bosnia, Macedonia, Montenegro, Bulgaria, Albania, Kosovo), una dall’ex Russia, 74 dall’Africa occidentale (Senegal, Costa d’Avorio, Ghana, Nigeria, Camerun, Congo), 18 dall’America Latinae  4 Italiane.
“L’unità di strada è uscita complessivamente 42 volte effettuando 1342 contatti, tutti molto brevi, di 3-4 minuto, per non creare una situazione di tensione con chi gestisce lo sfruttamento – spiega l’assessore alla famiglia e alla pace Giovanni Giuliari -. Si cerca di creare quindi una relazione perché possa essere recuperata in un altro momento costituito dall’accompagnamento presso un servizio sanitario per fare una visita medica e salvaguardare la salute di queste persone”.
Questo servizio ha consentito di accompagnare 81 persone ai servizi sanitari, 5 delle quali hanno ricevuto anche consulenze legali, mentre 2 hanno sono state ospitate in un alloggio e hanno iniziato un percorso di uscita dalla prostituzione.
“E’ importante effettuare visite mediche se si pensa infatti che una prostituta riesce ad avere 12-15 rapporti sessuali a notte e la tariffa è più alta se il rapporto non è protetto – continua l’assessore -. Di conseguenza aumentano i rischi di contrarre malattie anche da parte delle mogli dei frequentatori di prostitute. Inoltre si cerca di intervenire anche a favore di quelle donne che restano incinte e che spesso interrompono la gravidanza. Alla luce dei dati emersi è evidente che è indispensabile che debba essere salvaguardata la salute pubblica, la salute della donna nel rispetto del corpo della donna.”
Dalle indagini effettuate si comprende come la comunità di prostitute nigeriane è la più povera, più bistrattata, quella che ha un costo della prestazione più basso e che per cultura ha più difficoltà ad effettuare percorsi di uscita. A volte queste donne raggiungono l’Italia con un debito di 60 mila euro che devono quindi riuscire a coprire con prestazioni che vengono pagate 20-25 euro fino a raggiungere i 10 euro.
Per quanto riguarda le prostitute provenienti dall’est, un tempo segregate e obbligate a rispettare certe regole, gli sfruttatori sono riusciti a infondere una l’idea che non si tratta di sfruttamento.
"Questo progetto quindi ci consente non solo di effettuare un servizio alla comunità, ma anche di monitorare il cambiamento di questo fenomeno – precisa Giuliari”.
Per quanto riguarda l’età, si presume che circa un quarto delle presenze non superi i 20 anni, seppur vi sia un certo margine di errore soprattutto tra i 17 e i 19 anni. Tra i 18 e i 25 anni le prostitute sono prevalentemente africane, mentre le presenze europee si distribuiscono in modo uniforme in tutte le fasce d’età.
Per i cittadini senza fissa dimora il Comune di Vicenza ha svolto il ruolo di capofila ed ha aiutato non solo l’albergo cittadino, ma anche altri centri  come quello di Bassano del Grappa “Carlo San Francesco” che è riuscito ad ottenere un finanziamento per un’attività di supporto psicologico.
Anche in questo caso una unità di strada della Croce rossa è uscita durante l’inverno e la primavera per incontrare persone che si rifiutano di entrare nell’albergo cittadino: si tratta di 13 persone rintracciate in zone abbandonate o in prossimità di ponti.
“Le persone contattate vengono quindi aiutate a cercare un lavoro attivando anche una rete di volontariato che promuove iniziative come il cineforum, per esempio, organizzato una volta alla settimana per infondere anche autostima –ricorda l’assessore Giuliari -. Abbiamo inoltre una rete di collegamento per il vestiario evitando che venga sprecato aggiungendo anche ulteriori servizi: lavanderia, corsi di lingua, scuola di italiano. Tra le strutture a disposizione oltre all’albergo cittadino c’è un appartamento per effettuare vita autonoma e altri appartamenti a Settecà con il supporto del vo,notariato per aiutare la persona ad avere progetti di vita.”

 

 

 

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