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14/09/2010

Biblioteca Bertoliana, parte il progetto “Volti vincenti” per creare una banca dati on line dei ritratti dei vicentini illustri

I ritratti di uomini politici, intellettuali, scienziati, religiosi, viaggiatori, che hanno fatto la storia di Vicenza, raccolti in una banca dati on line. E’ l’obiettivo della nuova iniziativa targata Biblioteca Bertoliana che intende così soddisfare le numerose richieste da parte di studiosi e di cittadini interessati alla storia della città e che intende dimostrare che anche a Vicenza esiste ed è forte il binomio “ritratto-potere”: perché chi conquista un posto nella storia acquisisce il diritto di essere ricordato attraverso la sua effige e il ritratto diviene pertanto il principale veicolo di manifestazione del potere guadagnato.

La creazione di una galleria di ritratti dei vicentini illustri – che è stata presentata questa mattina a palazzo Trissino dall’assessore alla cultura Francesca Lazzari, dal presidente della Biblioteca Bertoliana, Giuseppe Pupillo, e dal vicepresidente della Fondazione Cariverona, Ambrogio Dalla Rovere - passerà dunque attraverso il recupero, la scansione digitale e la catalogazione dell’iconografia contenuta negli archivi della Bertoliana: finora infatti il recupero di molte informazioni non era agevole, in quanto la catalogazione fatta nel tempo si riferisce alle opere nel loro complesso e non ai singoli contenuti.

“L’iniziativa è molto importante e interessante per la vita culturale della città e della Bertoliana stessa – ha dichiarato Lazzari -. Sarà un lavoro significativo anche per il mantenimento della memoria su supporti tecnologici avanzati in modo da non perderla. Il risultato di questa iniziativa sarà una storia di Vicenza per immagini, una storia per ritratti”.

Confezionato dalla Bertoliana per un costo complessivo di 58.500 euro, il progetto “Volti vincenti” ha trovato il sostegno della Fondazione Cariverona, che finanzia infatti il progetto con 30 mila euro. Tre le fonti su cui si procederà: le immagini della raccolta Marasca, che raccoglie i ritratti vicentini che don Pietro Marasca mise insieme durante tutta la sua vita e che a fine Ottocento donò alla biblioteca vicentina; i ritratti sciolti conservati nella raccolta dei disegni della biblioteca; e la raccolta di ritratti e foto utilizzati dal memorialista Giovanni Da Schio per impreziosire i 18 volumi manoscritti della sua monumentale opera “Persone memorabili di Vicenza” (secolo XIX).

“Il grande problema delle biblioteche storiche – ha spiegato Pupillo – è stato in questi anni quello di passare da una funzione prevalentemente conservativa, e quindi anche di accesso limitato a pochi studiosi, alla valorizzazione del patrimonio acquisito, in modo da aprire l’accesso dei documenti agli studiosi di tutto il mondo. Negli anni anche la Bertoliana ha proceduto su questa strada, ma sono stati interventi assai impegnativi e costosi, possibili grazie al sostegno generoso della Fondazione Cariverona”.

“La Fondazione ha sempre investito molto sulla cultura – ha infatti dichiarato Dalla Rovere -. In questi ultimi anni per la Bertoliana di Vicenza abbiamo stanziato più di 300 mila euro, anche se il contributo più importante è datato giugno 2003, quando per la ristrutturazione di palazzo Cordellina, sede direzionale della biblioteca, la Fondazione stanziò 5,5 milioni. Il restauro, del resto, riguardava un monumento non soltanto architettonico, ma anche della cultura vicentina”.  

Se dunque l’iniziativa “Volti vincenti” consentirà da un lato di delineare la storia di chi rappresentava il “potere” vicentino, dall’altro permetterà di creare una galleria di immagini di illustri vicentini sulla falsa riga di quanto Paolo Giovio nel Cinquecento insegna a fare nei suoi “Elogia”, profili biografici che corredano il ritratto relativo a ciascun personaggio della sua collezione. La sistematizzazione della memoria proposta dal letterato, dall’epoca arcaica a quella contemporanea, si pone come modello per un’ampia catalogazione dei personaggi che hanno fatto la storia della civiltà.  

L’abbondante trattatistica relativa al ritratto che si diffonde dalla fine del XVI secolo, del resto, dimostra il crescente interesse di pubblico verso il genere. Basti pensare che nel corso del Cinquecento si moltiplicano le commissioni di gallerie di ritratti di uomini illustri e virtuosi, distintisi nelle lettere, nelle armi o nella vita religiosa. E la ritrattistica arriva addirittura ad essere regolamentata attraverso i dictat proposti nei trattati d’arte.

Il ruolo del ritratto rispetto al potere rimane dunque invariato nei secoli: i due termini sono vincolati da stretti e sottili legami di diritti e doveri che ne determinano l’uguale sorte, comune fortuna o sventura, ricordo eterno o definitiva “damnatio memoriae”.

 

 

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