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07/09/2009

Attrattività di Vicenza durante le manifestazioni fieristiche internazionali, un’indagine rivela cosa ne pensano gli espositori e i visitatori

Cosa ne pensano gli espositori, gli operatori e i visitatori della Fiera dell’attrattività di Vicenza durante le manifestazioni fieristiche internazionali? Lo rivela un’indagine affidata in convenzione al ricercatore Luca Romano dal sindaco di Vicenza Achille Variati, dall’assessore alla progettazione e innovazione del territorio, Francesca Lazzari, e dal presidente della Fiera Dino Menarin, che questa mattina hanno presentato insieme i risultati nella Sala degli Stucchi di palazzo Trissino.

In particolare l’idea di svolgere la ricerca è nata nell’ambito del percorso del piano strategico sviluppato dall’assessorato alla progettazione e innovazione del territorio del Comune di Vicenza. Durante il focus group di concertazione degli indirizzi, infatti, erano emersi tre problemi: i rapporti tra le fiere orafe internazionali e il distretto produttivo vicentino in sempre più drammatica crisi; i rapporti tra le fiere internazionali e la città dal punto di vista della fruibilità, della mobilità, dell’accoglienza turistica e dei servizi relativi; lo stato di sviluppo di un quartiere fieristico definibile davvero tale sotto il profilo urbanistico-funzionale.

Sono stati in tutto 756 gli intervistati (di cui il 20% stranieri) che dal 16 al 20 maggio 2009, in occasione di VicenzaOro Charm, hanno risposto alle 19 domande del questionario, elaborato per fornire un’indicazione utile per cominciare a impostare, almeno parzialmente, risposte e soluzioni. Da quanto tempo, infatti, si sente l’adagio che Vicenza è indifferente alle sue fiere, che non fa nulla per valorizzare questi eventi di respiro internazionale e per ottimizzarne la ricaduta di gradimento degli ospiti ed economica sul suo indotto? Che dire del differente contesto di Basilea, la rivale più diretta, che mette persino le bandiere sul tram quando è in corso la fiera?

Il presupposto da cui è partita la ricerca è stata la consapevolezza che l’attrattività internazionale della Fiera non è un bene che si limita solo ad essa, ma si trasferisce a tutto l’indotto di attività e di servizi che ne beneficiano e può trovare nella città di Vicenza un valore aggiunto. Ciò è supportato da due considerazioni: la città stessa può integrare la Fiera come fattore di attrazione e oggi le fiere internazionali si stanno polarizzando in grandi centri metropolitani e quindi devono attrezzare per gli ospiti un contesto che rimanga competitivo dal punto di vista dell’efficienza e della gradevolezza complessiva.

“A fronte di un fatturato di una fiera orafa attorno ai 35 milioni – ha evidenziato il sindaco Variati – si calcola che può svilupparsi un indotto per la città a livello di shopping, alberghi, ristoranti e così via, di 350-400 milioni di euro. Vicenza invece per troppi anni si è quasi dimenticata o disinteressata di un fenomeno di queste dimensioni che, invece, porta con sé enormi potenzialità di crescita per tutti. Auspico quindi che, sulla base di questa ricerca, già dal prossimo anno si possano offrire occasioni ed eventi di qualità per scoprire e vivere Vicenza a quelle 25-30 mila persone che arriveranno per ciascuno dei più grandi appuntamenti fieristici in calendario”.

“Le fiere non sono più mere vendite di spazi – gli ha fatto eco il presidente della Fiera di Vicenza, Dino Menarin -, ma capacità complessiva di offrire ambienti ospitali a 360 gradi: viene in fiera volentieri infatti chi ha occasioni per crescere sotto svariati punti di vista”.

Se si considera la Fiera in quanto tale, in effetti, ciò che l’indagine fa risaltare è che l’attrazione dell’appuntamento fieristico è oggi completamente derivante dalla sua potenzialità commerciale, che la stessa ricettività alberghiera, ad esempio, è considerata un vincolo parzialmente ostile e che la ristrettezza del tempo a disposizione non consente all’espositore/visitatore di fruire della città. Le fiere business to business dunque si stanno trasformando e anche Vicenza Oro dovrà arricchirsi di contenuti “esperienziali” che sono complementari, ma sempre più importanti per il business stesso.

Emerge quindi che il “sistema vicentino” può lavorare su tre aspetti: l’organizzazione interna, la qualità dei servizi di ristorazione, gli eventi di supporto al business commerciale. Chi viene in Fiera investirebbe volentieri il tempo, oltre che per gli aspetti commerciali, anche per eventi intrinsecamente formativi e utili all’aumento di capitale relazionale. Questo spiega il forte flusso di preferenze per gli eventi legati alla creatività (29%) e i workshop sulle tematiche inerenti le mostre orafe (23%), che sono stati i più gettonati tra gli eventi.

L’indagine ha chiarito in modo inequivocabile che vi sono azioni che per il loro gradimento rafforzano il posizionamento competitivo dell’attrazione della fiera orafa vicentina, anche se non fanno strettamente parte dell’evento, come, ad esempio, manifestazioni enogastronomiche, mostre storico-artistiche sull’arte orafa, mostre ed eventi sul design. Va tuttavia sottolineato che gli intervistati preferirebbero auspicano una localizzazione in spazi e fasce orarie compatibili con l’attività espositiva. Questo dipende dalla scarsità di tempo, dalla difficoltà degli spostamenti e dalla comodità della relazione con la clientela. Dall’indagine risulta che il 66% degli espositori/operatori della fiera viene in centro di Vicenza, e di questi metà lo fa più di una volta con la motivazione preponderante della ristorazione, con un buon 20% di shopping. Si può, quindi, “lavorare” sul 33% che non ci viene mai e per far tornare più spesso il terzo che ci viene una volta sola. Infatti, chi viene più volte coniuga l’esigenza della cena con quella dello shopping e del tempo libero.

Tra le categorie di italiani i turisti più motivati sono i piemontesi, mentre fra gli stranieri più attenti alle visite si collocano gli indiani, i francesi, gli spagnoli e i turchi; a seguire i tedeschi.

Per chi viene in Fiera è abbastanza fisiologico considerare Vicenza città dell’oro o città del Palladio, esprimere un forte attaccamento simbolico-affettivo per piazza dei Signori, la Basilica e corso Palladio. Queste indicazioni sono chiarissime per le modalità attraverso cui organizzare gli eventi preferiti in termini extrabusiness, come le mostre sull’arte orafa o gli eventi sul design. Questi possono essere collocati in centro città, nei luoghi simbolo a condizione che si studi al meglio l’integrazione con il programma fieristico e il core business dell’evento. Potrebbe allora aiutare l’ipotesi del metrotram per collegare la Fiera alla città che è risultata molto gradita (il 60% è favorevole).

Dal punto di vista infrastrutturale infine, la raggiungibilità della Fiera dagli aeroporti è sostanzialmente apprezzata e che il problema dei parcheggi resta critico.

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