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04/06/2009

Parco di Villa Guiccioli, secco no della caserma Ederle alla richiesta del Comune di evitare le esercitazioni dei militari in orario di chiusura al pubblico

Mancano i cartelli di divieto in lingua inglese e così i militari delle Ederle si sentono autorizzati a svolgere le loro esercitazioni nel parco di Villa Guiccioli. In sintesi è il contenuto della lettera che pochi giorni fa ha ricevuto l’assessore al patrimonio Antonio Marco Dalla Pozza dal comandante italiano della Caserma Ederle colonnello Edoardo Maggian, in seguito alla richiesta del Comune di evitare l’utilizzo del parco del museo del Risorgimento italiano e della Resistenza.

È infatti dallo scorso ottobre che il Settore Musei del Comune segnala al sindaco Achille Variati e all’assessore Dalla Pozza il ripetersi di intrusioni di soldati della Caserma Ederle nei sentieri dell’area verde di Villa Guiccioli in orario di chiusura al pubblico e in particolare nelle prime ore del mattino. Tali incursioni dei militari in tenuta da esercitazione non solo spaventano gli addetti alle pulizie del museo e i cittadini che si trovano a passare per viale X Giugno, ma causano anche l’attivazione degli allarmi perimetrali e, di conseguenza, frequenti interventi da parte dell’istituto di vigilanza incaricato. A ciò va aggiunto il deterioramento del manto erboso del parco – oggetto di costante e costosa manutenzione - dovuto al calpestio dei militari che transitano anche in mountain bike.

Alla luce di queste segnalazioni e dell’intensificarsi degli episodi, l’assessore Dalla Pozza ha quindi ritenuto di inviare una missiva al comandante italiano della base, colonnello Maggian, per invitarlo a evitare l’utilizzo del parco per le esercitazioni.

“Convinto di trovare un pronto accoglimento della nostra richiesta da parte del comando militare statunitense – confessa l’assessore -, ho invece ricevuto una risposta negativa e, direi, fuori luogo. Il comandante Maggian scrive infatti che è evidente che per uno straniero che non conosce la lingua, aree prive di cartelli in inglese si debbano ritenere aperte al pubblico senza particolari limitazioni. Aggiunge inoltre che la lingua inglese sia ormai da considerare una lingua franca, universalmente adottata, come se la colpa fosse nostra: quando è evidente che una presenza straniera che data da oltre 50 anni dovrebbe aver avuto tutto il tempo di adattarsi agli usi, ai costumi e alle regole della città ospitante. Invece quindi di mostrare disponibilità a trovare una soluzione, il comandante pretenderebbe che cambiassimo la cartellonistica. Vorrei allora chiedere al comandante Maggian – esemplifica Dalla Pozza - cosa accadrebbe se un italiano volesse fare un pic-nic in un pregevole parco statunitense, come ad esempio il Giardino delle rose al civico 1600 di Pennsylvania Avenue a Washington: pensa che potrebbe cavarsela adducendo la scusa che i cartelli non sono scritti anche in italiano?”.

ATTENZIONE: La notizia si riferisce alla data di pubblicazione indicata in alto. Le informazioni contenute possono pertanto subire variazioni nel tempo, non registrate in questa pagina, ma in comunicazioni successive.

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