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22/09/2005

Sette contro Tebe inaugua gli spettacoli Classici all'Olimpico

Giovedì 22, alle 21, debutta al Teatro Olimpico la tragedia di Eschilo Sette contro Tebe, primo allestimento teatrale del 58° Ciclo di Spettacoli Classici, diretto da Luca De Fusco e promosso dal Comune di Vicenza e dal Teatro Stabile del Veneto, con il sostegno della Fondazione Cariverona. Coprodotto con la Fondazione Istituto Nazionale del Dramma Antico e firmato dal regista Jean-Pierre Vincent, il lavoro ha tra i protagonisti Massimo Popolizio nel ruolo principale di Eteocle, Carlo Valli (messaggero), Daniele Salvo (araldo), Rossana Giordano (Antigone), Lucia Cammalleri (Ismene) e Annalisa Insardà (corifea). Dopo la prima rappresentazione del 22 sono previste repliche sino a domenica 25. Le prevendite dei biglietti sono attivate al botteghino dell'Olimpico, aperto dalle 9 alle 16.45 dal martedì alla domenica, e al call center (tel. 199 112 112). I prezzi sono di 22,50 euro (gradinata intero) e 19 euro (gradinata ridotto), cui va aggiunto il diritto di prevendita di 1 euro. Per questo spettacolo non sono disponibili posti in platea. Se non esauriti in prevendita, i tagliandi sono acquistabili al botteghino del teatro la sera degli spettacoli, dalle 20.30. Informazioni ai numeri 041-2402011 e 0444-222101.
Precedentemente proposta all'Olimpico solo due volte, nel 1937 per la regia di Guido Salvini e nel 1992 con l'allestimento firmato da Luigi Squarzina, Sette contro Tebe fu rappresentata per la prima volta ad Atene nel 467. Questo episodio era il terzo di una trilogia formata da altri due drammi intitolati Laio ed Edipo dei quali restano pochi e scarsi frammenti.
La vicenda, che narra le sciagure della casa di Laio e Edipo, racconta della battaglia tra sette guerrieri achei capeggiati da Polinice, fratello di Eteocle, contro la città di Tebe, per rivendicare con le armi la sovranità della terra. Secondo la maledizione di Edipo i figli nati dall'incesto con Giocasta avrebbero dovuto combattere tra loro in una contesa mortale per ottenere l'eredità. Eteocle, esortato a non combattere per sfuggire all'inevitabile fratricidio, decide di affrontare comunque il fratello cosciente dei suoi doveri di capo. Il conflitto termina con la vittoria dei tebani che riescono a salvare la città e con la morte dei due fratelli che periscono l'uno per mano dell'altro. I nuovi signori di Tebe vietano la sepoltura al traditore Polinice e sarà Antigone, la sorella degli uccisi, assieme alla più debole sorella Ismene, a onorare il cadavere del fratello. La tragicità dell'evento è esaltata dal testo di Eschilo, la cui traduzione per la messa in scena dello spettacolo è stata affidata a Monica Centanni: "Di quella lingua si è cercato di riprodurre soprattutto il ritmo e le irregolarità della superficie espressiva", afferma la traduttrice "non apparendo plausibile la restituzione in profondità e in bellezza dei suoi morfemi e dei suoi stilemi. Nel lessico si è tentato di alludere all'elaborata complessità dei composti e delle figure, evitando di ricostruire parole e immagini formalmente o retoricamente incompatibili con le strutture della lingua italiana".

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