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26/05/2008

Le vedute di Neri Pozza in mostra a Palazzo Chiericati

Seconda tappa delle iniziative con le quali la città vuole ricordare Neri Pozza nel ventesimo anniversario della scomparsa è una mostra sulle vedute di Vicenza, che raccoglie una selezione di incisioni e disegni dell’artista, intellettuale ed editore vicentino morto nel novembre 1988. La mostra “Le vedute di Vicenza” è stata aperta a Palazzo Chiericati, dove si conserva anche la raccolta d'arte contemporanea donata da Neri Pozza assieme alla moglie Lea Quaretti, espone una parte delle grafiche con cui l’artista dal 1948 al 1987 ha delineato la sua “città per la vita”, accanto a disegni della collezione del fratello Rino Pozza e rari collages come papiers collés.
La mostra fa seguito all’esposizione dedicata ai Teatrini, allestita lo scorso aprile a Casa Cogollo, che ha presentato dell’artista una decina di sculture di scene di vita quotidiana pensate come piccole raffigurazioni teatrali.
Le Vedute, una quarantina, costituiscono il secondo omaggio voluto dall’Amministrazione comunale per ricordare l’importante figura dell’artista vicentino proprio attraverso le immagini della città: Vicenza è infatti protagonista, con le sue strade, i suoi palazzi, i suoi cortili, le sue case, dell’esposizione ospitata non a caso nella sede prestigiosa dei Musei Civici, la Pinacoteca di Palazzo Chiericati.
La serie delle “Vedute di Vicenza” nascono nel 1951: per Neri Pozza, un ritorno all’arte dell’incisione  dopo l’intenso periodo della scultura. Con l’incisione si era già misurato a partire dalla seconda metà degli anni ’30, frequentando il laboratorio degli orefici alla Scuola d’Arte e Mestieri con il maestro Zanotto. La prima incisione è datata 1935, quando su una lastrina di zinco riproduce per prova una veduta dei colli Berici. Dopo una pausa durata fino al 1948, l’artista si riavvicina all’incisione  con il desiderio di ritrarre Vicenza vestendo i panni di una sorta di “architetto della memoria”, per lasciare una memoria ai posteri. Protagonista delle vedute è dunque la città, scrutata con l’occhio acuto, lucido e appassionato del residente: di chi ama e conosce la sua città, ma vuole anche capirla e investigarla. ”Vicenza – scriveva Neri Pozza – è città aristocratica, cresciuta fra le colline e gli alberi, dove le case e i palazzi stanno in contrappunto con le piazze e i cortili. Vicenza, la città amatissima di Goethe, sta nel cielo dell’architettura”.
La serie completa delle Vedute conta un centinaio di ritratti della città, colta da angolazioni diverse. Le prime Vedute, tra la fine degli anni quaranta e gli anni cinquanta, sono quelle della città vista dal rovescio dell’Araceli, verso il ponte delle Barche e dell’Astichello o verso parco Querini: panorami costruiti con linearità e semplicità di segni. Sul finire degli anni cinquanta la visuale si sposta dall’alto della collina di Monte Berico verso la carena della Basilica: panorami costruiti con linearità e semplicità di segni.
Nel decennio dal 1960 al 1970 le vedute di Vicenza si appiattiscono su un orizzonte ampio, dalla cattedrale alla cupola di Santo Stefano: è il periodo cosiddetto delle “rovine”, dove l’artista fa riferimento alle distruzioni degli ultimi anni della guerra nel 1944 – 1945  ma anche a quelle morali.
L’ultima fase delle incisioni si apre ad una volontà “ricostruttiva”: riappaiono ben visibili forme e volumi, le strade e gli edifici diventano di nuovo riconoscibili. Siamo negli anni Ottanta. Il senso di alto impegno civile di Neri Pozza si rivela anche con la presa di posizione verso una città diventata più rispettosa dei monumenti ma non così attenta alla qualità della vita.
Accanto alle incisioni, la mostra propone alcuni disegni, meno noti ma non meno belli, che riproducono ampie distese di paesaggio veneto.
Su un totale di circa 40 opere esposte, il maggior numero proviene dalle raccolte museali, oggetto del lascito dell’artista, con integrazioni significative ed importanti di materiali generosamente prestati da Angelo Colla, Giorgio Ceraso ed Enrico Niccolini. Le foto documentarie sono state concesse dall’Archvio della Neri Pozza Editrice.
L’essenziale, elegante allestimento è dovuto a Giovanni Turria – incisore egli stesso, docente di Grafica presso l’Università di Urbino e continuatore della tradizione grafica vicentina – con la supervisione di Mauro Zocchetta, mentre il testo degli apparati di comunicazione si deve alla preziosa collaborazione di Stefania Portinari. Funge da catalogo della mostra il volume edito dalla Angelo Colla Editore.

La mostra rimane aperta al pubblico fino al 27 luglio, con orari: dal martedì alla domenica dalle 9 alle 17; chiuso il lunedì. Per informazioni, si può telefonare agli uffici del Museo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13: 0444 321348 e 325071.

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